Roma, 15 nov. (Adnkronos) - "Era il maggio del 2010 quando un boom di adesioni vip si registrò per il manifesto-appello del Psi per la liberazione del regista iraniano Jafar Panahi, che all'epoca stava attuando, oramai da alcuni giorni, lo sciopero della fame nel carcere in cui era stato rinchiuso in Iran sin dal marzo dello stesso anno per protestare contro la propria condizione di prigioniero politico. All'appello aderirono, tra gli altri, Luca Sofri, Michele Placido, Marco Travaglio, Maurizio Scaparro e Vincenzo Mollica, Carlo Verdone". Lo ha dichiarato Marco Di Lello, presidente dei deputati socialisti e membro della commissione cultura della Camera dei Deputati. "A tre anni di distanza, Panahi non è più in carcere ma subisce una condanna a 6 anni di arresti domiciliari e, forse l'emento peggiore, a non girare film, a non scrivere sceneggiature, a non viaggiare al di fuori del suo Paese e a non concedere interviste per 20 anni!", continua Di Lello. "Non si abbia la memoria corta, non si derubrichi una violazione di diritti solo perchè non vi è più il rischio per l'incolumità fisica. I divieti cui è sottoposto Panahi rappresentano una violenza estrema con cui misurare la perfidia di un regime che non ha ancora allentato la propria morsa sulle libertà anche minime di espressione. Auspico un appello forte dal mondo del cinema riunito in questi giorni a Roma, da indirizzare al regime iraniano, richiedendo l'annullamento della pena per il regista Panahi", conclude Di Lello.




