(Adnkronos/Cinematografo.it) - Se l'arte imita la vita, allora i rapporti umani secondo il cineasta sembrano tutti burrascosi: "I miei personaggi vivono tutti di conflitti - confessa - perché così funziona nella realtà. Non esistono reazioni normali con la gente: fingiamo di essere amici, ma coviamo invidie e gelosie così mentiamo in continuazione o, come ci insegnano, ci comportiamo in maniera civile ed educata. In ascensore incontriamo il vicino di casa che conosciamo da 20 anni e che non sopportiamo anche perché puzza ma invece di urlargli in faccia: "Odio te e tutto quello che rappresenti" gli diciamo: "Che peccato, oggi piove, speriamo che torni presto il sole". Se così non fosse ci ammazzeremmo a vicenda perché siamo animali che difendono ciò che amano. Ma nei film abbiamo il dovere di dire le cose come stanno". Persino una simile dichiarazione d'intenti, però, a volte fa i conti con la possibilità di lanciare un messaggio di speranza e rifugge il cinismo: "Mi sento una prostituta del cinema - ammette - perché fornico con la mia testa, do via la mia vita per soldi. Eppure nel film La fortuna della vita ho preferito un finale con la morale. La moglie del protagonista dimostra che esistono ancora persone oneste che preferiscono la dignità alla ricchezza. Io non so se avrei rifiutato la valigetta con due milioni che le viene offerta in cambio delle ultime dichiarazioni del marito prima di morire. Per questo avevo riscritto la scena facendo in modo che l'uomo si salvasse e la donna ingannasse tutti scappando con i soldi. Dopo tante incertezze ho scelto di fare la cosa giusta".




