(Adnkronos) - "Ecco come la salutiamo la depressione! Dateci sotto gente, diamo il via alle danze!" annuncia con incalzante cinismo il presentatore della serata. Ecco come provavano i giovani americani all'inizio dello scorso secolo a emergere delle difficolta' economiche e a penetrare il mondo dello spettacolo; come oggi, non avevano nient'altro che la propria gioventu', il proprio talento, la propria vita da offrire allo sguardo, al voyerismo del pubblico. Cosi', raccolti come animali nella pista da ballo (oggi facilmente uno studio televisivo), i miseri concorrenti cercavano di scalciare via la crisi, di salutare la depressione, provando disperatamente ad essere piu' forti, piu' giovani, piu' inarrestabili di lei. Seguendo le misere vicende di alcune coppie, lo spettacolo nello spettacolo diviene un emblematico ritratto della contemporaneita', uno specchio, solo un poco antichizzato, delle tendenze mediatiche piu' degenerate dell'oggi. In scena si consumera' il dramma di una generazione che non ha piu' nulla da perdere, sfruttata da una societa' dello spettacolo in cui l'amore, la vita e la morte vissute in diretta sono date in pasto allo sguardo avido di un pubblico senza piu' alcuno scrupolo. Un talent/reality show ante litteram, in cui i partecipanti, ieri come oggi, inseguono l'illusorio, effimero sogno della fama, e del denaro facili, rinunciando alla dignita' e all'intimita'. Nella speranza di un futuro dorato, sacrificano sull'altare del successo i sentimenti piu' privati, la genuinita' delle proprie emozioni, lasciando dietro di se' chi non tiene il passo e intralcia la lunga danza verso la notorieta' e i mille dollari in contanti. Con tutti i mezzi e le risorse possibili, leciti o meno.




