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Leggenda

Giovanni Trapattoni compie 80 anni e se ne infischia: ecco il suo prossimo obiettivo

17 Marzo 2019

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Giovanni Trapattoni

La meraviglia è accorgersi che Giovanni Trapattoni termina l' 80° giro di calendario e lui è ancora lì, in campo, ti appare solo in una maniera diversa. Ma c' è, eccolo, figurati se non poteva esserci. Non allena più, niente panchine, centri sportivi, scrivanie, è giunta dopo anni di resistenza la resa definitiva ai diktat risultati vani per anni della signora Paola, la consorte conosciuta in una dolcissima estate romana, anno 1960: ma da qualche tempo c' è un' altra gara perennemente in corso, si chiamano social network, Instagram, Twitter specialmente. C' è da fare, allora, altro che pensione, poltrona, divano, televisione. Appoggiandosi a un Platini dei nuovi linguaggi praticamente in casa - il nipote - il magnifico Trap si è reinventato in un amen come un padre nobile che tramite il videino girato bene, la foto e l'hashtag giusti e le parole del saggio che di calcio e - soprattutto - vita sa tutto, ancora comunica alla sua ineguagliabile maniera, coinvolge, unisce.

LUI E ROBY BAGGIO
Come sempre ha fatto nel suo lunghissimo cammino dentro e ai bordi del terreno di gioco. In oltre 120 anni di storia ufficiale del calcio nella nostra lunga penisola, c' è forse solo un altro personaggio che ha goduto di un sostegno, di un amore trasversale come il Trap, ed è Roberto Baggio. Due che se chiudi gli occhi vedi con addosso la maglia della Nazionale - o la divisa, nel caso del Gioan. Eppure i colori che contano li ha vestiti pressoché tutti, e mica di passaggio, da comprimario. Da giocatore, è stato una bandiera del Milan, con cui ha vinto per due volte in Europa e nel Mondo. La sua culla, la sua casa madre per cui ha avuto anche pochi giorni fa pensieri dolcissimi: state certi che non esserci tornato una volta finito il giro del mondo, magari per essere la guida del settore giovanile da cui partì lui, è uno dei pochissimi crucci del Trap. Poi la Juve: sei scudetti, e sa tanto che non ci arriva manco Allegri con questa Signora schiacciasassi, più potente anche di quella bonipertiana. E ancora l' Inter, portata a vincere un grande campionato nel 1989, interpretata dal Trap al 100%, assecondata nel suo perenne destino di folle quanto grandiosa instabilità: è stato il Giovanni, e nessun altro, a definirla già allora "un tritacarne", e chissà se a Marotta queste parole sono venute in mente, in questi giorni.

TUTTI DALLA SUA PARTE
Un curriculum simile sarebbe bastato e avanzato per produrre fiumi in piena dell' odio da campanile tipico della non-cultura sportiva italiota: e invece Trapattoni, con poche eccezioni (tipo i fiorentini quando sbarcò da loro: poche partite, incredibile testa della classifica, e tutti adoranti), ha sempre avuto tutti dalla sua. In Nazionale, poi, non ne parliamo, a dispetto di risultati deludenti e di due beffe (lo schifo di Moreno in Corea e il biscottone svedese/danese a Euro 2004), che ha sempre interpretato o meglio digerito considerandole un pagamento del debito che, a suo parere, aveva con la fortuna, il fato amico.

IL GATTO E STRUNZ
È che tantissimi italiani, per fortuna, sapevano e sanno ancora distinguere il buono dal cattivo, il vero dal falso: hanno amato e amano Trap perché è più fante che santo (le gonnelle le notava anche lui), più «orcozio» che acqua santa della zia (suora), più parola detta in faccia che messaggio inviato tramite stampa: Strunz ne sa qualcosa, e ne sa qualcosa anche l' uomo di Cusano Milanino, che mise in quella leggendaria conferenza stampa la ciliegina definitiva sulla sconfinata torta di sfondoni, gaffe, avvitamenti dialettici non sempre dettati dal caso, dalla foga.

Pensati, insomma, e quindi geniali: «non dire gatto» è entrata nel linguaggio comune, per dire, ma il punto è che certe immagini colorite e derise erano contemporaneamente chiarissime dal punto di vista del significato: se giocando così «non esci dal baratro, ma dal barattolo», vuol dire che non andava bene, così come quando spiegava ai detrattori del suo calcio troppo prudente che «Icaro volava, ma Icaro era un pirla».

E un' altra sua citazione è perfetta per fotografare questo fantastici, inimitabili 80: «Non conta quello che ho ottenuto fino a ieri, conta quello che potrò fare domani». Venerdì si è fatto fotografare con una bottiglia di vetro e l' ha postata sui suoi account social: il suo saluto e il suo appoggio ai ragazzi, a suoi potenziali nipoti, che andavano in strada a manifestare per l' ambiente. Buon compleanno, mille di questi giorni, Mister di tutti noi.

di Andrea Saronni

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