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Dan Friedkin, ecco chi è il nuovo re di Roma: una speranza per i giallorossi

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Dan Friedkin, il magnate texano che poche ore fa ha firmato un contratto preliminare per l'acquisizione della As Roma, vanta già un primato mica da ridere. Quando l'operazione - il passaggio completo delle azioni sarà perfezionato entro il 17 agosto - andrà a buon fine, sarà il primo uomo d'affari ad aver acquistato la stessa squadra di calcio due volte a pochi mesi di distanza. La prima, per circa 700 milioni di euro a inizio del 2020, quando poi l'esplosione della pandemia fece saltare tutto rimettendo in gioco valori e prezzi; la seconda poche ora fa per 591 milioni di euro. I più ottimisti tra i tifosi della Magica - e non ne mancano - sperano che la differenza, un centinaio di milioni circa, venga investita nel rafforzamento della squadra. I disfattisti - e anche di quest' altra categoria Trigoria è piena - considerano lo sconto un segnale di debolezza e scarsa disponibilità economica. La verità sta nel mezzo.

 

4.2 MILIARDI DI DOLLARI
Friedkin, che è considerato da Forbes il 504° uomo più ricco al mondo con patrimonio personale di 4,2 miliardi di dollari, ha fatto fortuna grazie alle auto (vanta 154 rivenditori Toyota sparsi per gli States), al cinema (tra gli altri ha prodotto "The Mule" di Clint Eastwood) e agli alberghi di lusso ("Auberge Resorts"), ma come quasi tutti gli imprenditori ha risentito e sta risentendo non poco dell'emergenza prima sanitaria e poi economica scatenata dal Coronavirus. Questo non vuol dire che sia "uno straccione" - come già qualcuno nell'etere romano si spinge a definirlo -, ma che prima di chiudere un'operazione comunque onerosa e rischiosa ha rifatto tutti i conti senza mai mollare la presa.

Ecco, se i tifosi della Roma vogliono trovare dei segnali positivi in questa seconda era americana della loro squadra del cuore dovrebbero partire proprio da qui. Da un lato dalla perseveranza di un milionario texano che per mesi si è guardato bene dal rilasciare interviste e dichiarazioni o dal rispondere alle provocazioni che Pallotta gli muoveva. Dall'altro dal fatto che il buon Dan è a tutti gli effetti un imprenditore ed è quindi lontano anni luce dal modo di pensare di un uomo di finanza tout court come il suo predecessore. Cosa vuol dire? Che, almeno sulla carta, il gruppo Friedkin non arriva a Roma con l'obiettivo comprare a poco per poi rivendere a tanto. Come succede con un film di successo o con la gestione di un grande hotel di lusso, chi fa impresa prova piacere nel vedere "il compimento" e il successo delle sue opere. E già questa sarebbe una bella differenza. Perché vorrebbe dire stop al tourbillon di acquisti di giovani di belle speranze da rivendere qualche anno dopo per fare delle laute plusvalenze e far quadrare i bilanci. Perché la storia dimostra che così non si vince e quello che chiede il popolo giallorosso al nuovo presidente è proprio questo: tornare il prima possibile ad alzare qualche trofeo.

I PROGETTI
Pare che Friedkin abbia ben chiara questa situazione, ma solo il tempo ci potrà dire se alle buone intenzioni seguiranno i fatti. Le uniche certezze che si hanno in questo momento riguardano le permanenze di Lorenzo Pellegrini e Nicolò Zaniolo (anche perché arrivare e cedere i due gioielli sarebbe un autogol clamoroso), il proseguimento del progetto tecnico col tecnico Fonseca e di quello societario con l'ad Guido Fienga, mentre a Roma la vera figura di riferimento del magnate americano sarà quella del trentenne figlio Ryan. Per il resto ci sono tanti punti di domanda. La valutazione della Roma è di circa 500 milioni (compresi i circa 300 milioni di debiti) più un aumento di capitale da 85 milioni, ma quale sia la cifra realmente destinata al mercato nessuno lo sa.

Baldini (il discussissimo consulente che da Londra tirava le fila del mercato - e non solo - giallorosso) dovrebbe seguire Pallotta nelle sue nuove avventure (pare sia interessato al Newcastle), mentre a oggi non risultano contatti con Francesco Totti che sarebbe la bandiera da riportare all'ovile per conquistare in tempi da record la standing ovation del popolo giallorosso. Infine c'è l'annosa questione stadio. Friedkin ha acquistato anche le società alle quali fa capo il progetto per la costruzione dell'impianto a Tor di Valle e conta di chiudere in tempi brevi. Il problema è che pure Pallotta la pensava più o meno allo stesso modo.

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