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Diego Maradona, il ricordo di Claudio Gentile: "Il calciatore più grande di tutti. Ma come uomo..."

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Claudio Gentile, quel 29 giugno 1982, giorno di Italia-Argentina al Mondiale di Spagna doveva marcare Diego Armando Maradona. Doveva essere la partita della consacrazione dell'Argentina, fu l'inizio della corsa azzurra al successo mondiale. L'ex difensore della Juve si era fatto crescere i baffi: "Non credevo di dover marcare io Maradona ero convinto che mi sarebbe toccato Mario Kempes, come quattro anni prima al Campionato del Mondo '78. Poi, due sere prima della gara, entrò nella mia stanza Bearzot e mi chiese se me la sentivo di marcare Diego, gli risposi che non ci sarebbero stati problemi", racconta Gentile al Tempo.

 

 

 

"Capii subito che se lo avessi fatto girare sarebbe diventato imprendibile. Io gli stavo attaccato pure quando l'azione era lontanissima da noi, lui mi insultava in argentino". Alla fine, il Pibe de Oro uscì dal campo sconfitto e nervoso. "Anche se la partita era finita, continuavo a non staccarmi da lui, ma a quel punto era solo per stringergli la mano e mettere da parte tutte le pessime cose che succedono in campo tra avversari. Gli chiesi di scambiare le maglie, come avrei fatto successivamente con Zico dopo il Brasile. Ma lui disse no, fu un gesto che mi colpi molto, ci rimasi male. Per me le partite terminavano al fischio dell'arbitro, poi si finiva di essere avversari e si tornava ad essere colleghi. Oggi sono triste perché il calcio ha perso il miglior giocatore della sua storia, sull'uomo, però, sinceramente, mi restano tanti dubbi", conclude l'ex calciatore.

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