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Leo Messi, Sallusti: una forzatura che si doveva respingere. E Macron...

Alessandro Sallusti
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Leo Messi, il campione Leo Messi, ha sottomesso il calcio mondiale e trascinato l'Argentina alla vittoria nella Coppa del Mondo. Nulla da eccepire, ci sta tutto. Ma un minuto dopo il fischio finale l'emiro del Qatar ha sottomesso Leo Messi imponendogli, nel momento più solenne di tutti i Mondiali - la consegna della Coppa - di indossare in diretta planetaria il Bisht, una tunica velata simbolo del potere maschile nella loro non a pagina 2 civiltà che si ostina a negare i basilari diritti umani. 

Il campione non ha eccepito, un po' forse perché non ha capito il senso di quella bizzarra vestizione, forse un po' perché in fondo quegli emiri sono i suoi datori di lavoro al Paris Saint Germain, la squadra dove milita strapagato e strariverito. Affari di Messi? No, non direi, sono anche affari nostri che volenti o nolenti abbiamo dovuto sottometterci e inchinarci al simbolo del loro potere.

 

È stato qualche cosa di non molto lontano da quanto immaginato nel 2015 dallo scrittore francese Michel Houellebecq nel libro Sottomissione in cui si immagina il primo governo islamico della Francia e in cui il nuovo primo ministro, con l'appoggio delle sinistre, impone una sorta di Sharia attenuata ben accolta dalle élite che con piacere collaborano con il regime e con il suo autoritarismo rassicurante.

 

Mettere il velo islamico, sia pure nella sua versione laico-maschilista, alla maglia del capitano simbolo dell'Argentina campione del mondo è una forzatura che l'Occidente avrebbe dovuto respingere al mittente senza pensarci neppure un secondo e il fatto che sul palco in quel momento ci fosse anche il presidente Macron che non ha battuto ciglio rende il tutto ancora più stridente. Non dimentichiamoci, per esempio, che in questi giorni il Bisht è il simbolo della forza arrogante con cui il Qatar sta ricattando l'Europa al motto di "niente più gas per voi se esagerate con questa inchiesta sulle tangenti da noi pagate per mettervi a cuccia".

Io non me la prendo con Leo Messi che di mestiere fa il calciatore e vive di gloria e sponsor, ma se in una simile occasione indossiamo i simboli della civiltà islamica più retrograda, poi con che faccia diciamo agli iraniani di smetterla di uccidere le donne solo perché non portano correttamente il velo? Direi con la faccia di tolla, che purtroppo è la nostra, cinicamente e vigliaccamente mostrata l'altra sera.

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