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Calcioscommesse, 50 nomi a rischio: lo scandalo può esplodere

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Leonardo Iannacci
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Un temporale estivo che si sta trasformando in uno tsunami. Nello scandalo del calcioscommesse 1980 il grande accusatore era un commerciante di frutta e verdura, tal Massimo Cruciani, che mandò in galera fior di campioni e fece scoppiare il primo grande scandalo legato alle scommesse clandestine. Oggi pendiamo tutti dalle labbra di un ex paparazzo tatuato responsabile di aver fatto scoppiare quello che abbiamo già ribattezzato LudoGate 2023. Dopo la prima, clamorosa rivelazione legata al nome del ludopatico Nicolò Fagioli che ha già confessato e sarà punito per scommesse su siti illegali, erano usciti i nomi di Sandro Tonali e Nicolò Zaniolo costretti giovedì sera ad abbandonare il ritiro azzurro di Coverciano.

Ma che l’inchiesta relativa alle scommesse effettuate su siti illegali fosse soltanto ai primi passi era evidente. Corona sta seminando nuovi, incredibili sospetti, e lo fa a modo suo: rivelando sul sito Dilligernews prima un quarto nome, quello del terzino polacco della Roma Nicola Zalewsky e poi, in una storia su Instagram sganciando un’altra bomba, stavolta atomica: «Ho almeno 50 nomi di calciatori implicati in questa vicenda». Aggiungendo con il suo consueto stile, tra lo scherzoso e l’arrogante al giornalista del Corriere della Sera con cui parlava: «Secondo te non ho davvero altri 50 nomi tra serie A, B e C? E allora non li vengo a dire al Corriere della Sera... A meno che non dici a Cairo se mi fa un bonifico di 300mila euro, in quel caso ti faccio immediatamente tutti gli altri nomi».

UNA GOLA PROFONDA
Vero? Falso? L’ennesima boutade? Dire che l’affare si ingrossa è però evidente perché, dalla sua, Corona avrebbe fonti sicure da una gola profonda, secondo taluni da una talpa che a Roma gli sta via via passando la lista degli implicati. Cerchiamo di analizzare per gradi gli eventi. Il nome del quarto uomo, ovvero di Zalewski, è emerso un po’ a sorpresa. «Anche la mamma di Zaniolo aveva un ruolo da protagonista nel giro di scommesse del figlio», ha detto Corona. Il ragazzo italo-polacco, nato a Tivoli 21 anni fa, si è detto estraneo ai fatti e i suoi legali stanno esaminando gli estremi per sporgere querela contro l’ex paparazzo. Anche perché iI suo nome non risulterebbe negli atti dell’inchiesta della procura di Torino. Una cosa è però certa: ogni giorno si sta scatenando sul pianeta pallone uno tsunami sempre più violento che ricorda non solo i fatti del 1980, quando finirono nei guai assi del pallone quali Paolo Rossi, Giordano, Manfredonia e Albertosi, ma anche quelli che coinvolsero, prima degli Europei del 2012, Leonardo Bonucci e Domenico Criscito. Il motivo era sempre legato a un giro di scommesse clandestine ma i due azzurri, all'epoca indagati, vennero successivamente prosciolti.

Undici anni dopo, la scena è la stessa, anzi ben più grave. Tonali e Zaniolo hanno raggiunto i ritiri delle rispettive squadre di club, il Newcastle e l’Aston Villa ed è emerso che, durante il colloquio avuto giovedì sera a Coverciano con le forze dell’ordine, Zaniolo ha avuto momenti di scoramento giurando di non aver mai scommesso su partite di calcio, tantomeno della propria squadra. «Giocavamo solo a partite di poker e a Blackjack», ha ripetuto più volte. Il giorno dopo, da Coverciano, sono arrivate attestazioni di affetto da parte degli altri azzurri, a cominciare da Donnarumma: «Staremo sempre vicini a Sandro e Nicolò, non abbiamo avuto modo di parlare con loro quando hanno lasciato il ritiro ma siamo immensamente dispiaciuti». Luciano Spalletti ha parlato da papà non risparmiando considerazioni sul concetto di giustizia: «Abbiamo passato una notte difficile ma non potevamo portare due ragazzi scioccati a giocare la partita. Giusto riflettere sul rischio che hanno i giovani di cadere in queste insidie». Concludendo con una frase sibillina: «La giustizia deve fare il suo percorso, chi sbaglia, paghi».

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