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Jannik Sinner, lo sfogo di Paolo Bertolucci: "Cosa vorrei dirgli"

di Lorenzo Pastugliasabato 7 febbraio 2026
Jannik Sinner, lo sfogo di Paolo Bertolucci: "Cosa vorrei dirgli"

2' di lettura

Paolo Bertolucci non prova a nasconderlo, anzi lo rivendica. Quando c’è di mezzo Jannik Sinner, l’emozione prende il sopravvento anche per chi ha vissuto il tennis ai massimi livelli per tutta una vita. Ex campione azzurro, vincitore della Coppa Davis nel 1976 e capitano della Nazionale tra il 1997 e il 2000, oggi Bertolucci racconta il tennis da commentatore con uno sguardo privilegiato sul presente e sul futuro del movimento italiano.

“Quando commento le partite di Jannik Sinner, lo faccio con le farfalle nello stomaco”, ammette senza giri di parole durante la trasmissione Fantini Club. Un coinvolgimento che nasce anche dal momento storico che sta vivendo il tennis azzurro: “Abbiamo davanti almeno otto o dieci anni in cui potremo stare ai vertici mondiali — dice — Sinner e Musetti non hanno nemmeno 25 anni, dietro ci sono Cobolli, Darderi e altri. E poi verrà fuori qualcun altro”. Bertolucci invita però alla misura: “Non dobbiamo viziarci troppo. Non significa che a ogni Slam ci sarà per forza un italiano in finale o vincitore. La concorrenza è spietata, ma noi ci siamo, come hanno dimostrato la Davis e la Billie Jean King Cup”.

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Il discorso torna inevitabilmente su Sinner, quattro titoli dello Slam negli ultimi due anni. “Ho iniziato a commentare nel periodo di Nadal, Djokovic e Federer — aggiunge — Mi divertivo tantissimo, il livello era incredibile, ma era tutto più asettico: commentavi fenomeni, però stranieri”. Con Jannik è diverso: “Faccio fatica a stare seduto, mi alzo, è come se fossi in panchina. Devo trattenermi, a volte vorrei dirgli delle cose”.

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Un coinvolgimento che espone anche alle critiche: “C’è chi ti dice che non devi fare il tifoso, chi che dovresti essere più freddo o più caldo. La verità è che devi essere te stesso. Non puoi piacere a tutti. E se in quel momento mi viene da urlare, urlo”. Un’emozione autentica, specchio di un tennis italiano che non ha più paura di sognare.