Ilia Malinin, il 21enne pattinatore artistico statunitense soprannominato "Quad God" per aver eseguito il quadruplo Axel e riportato in gara il backflip (salto mortale all'indietro vietato per decenni e riammesso di recente), ha vissuto un dramma sportivo e umano alle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026. Dopo aver entusiasmato nel concorso a squadre – contribuendo all'oro del Team USA con un'esecuzione storica del backflip – era considerato favorito per la medaglia individuale, quasi imbattibile secondo i bookmakers.Venerdì sera, però, la gara individuale si è trasformata in un crollo: due cadute, mancato quadruplo Axel e ottavo posto finale, il peggior risultato in quattro anni.
Non si è trattato solo di errori tecnici, ma di un'implosione emotiva sotto pressioni disumane, paragonabile a quanto vissuto da Simone Biles o altri giovani talenti gettati sotto i riflettori con aspettative da predestinati.I repost su TikTok nelle ore precedenti la gara, rimasti visibili sul suo profilo come una richiesta d'aiuto urlata, rivelano un abisso interiore: un ragazzo fragile, stremato, lontano dalla stella luminosa che il mondo vedeva. Tra i messaggi più toccanti: "Niente fa più male che dare il massimo e comunque non essere abbastanza bravo", "Quando torno a casa, entro nella mia stanza e i miei occhi cominciano a piangere perché nessuno sa quanto duramente ci sto provando".
Milano-Cortina, Malinin e il salto proibito: Novak Djokovic in delirio
Gli Stati Uniti hanno conquistato la medaglia d'oro nel Team Event di pattinaggio artistico alle Olimpiadi Invernali...Il più straziante, rivolto ai genitori Tatiana Malinina e Roman Skorniakov (entrambi ex pattinatori olimpici di alto livello): "Il tuo piccolino è stanco, mamma".Altri post esprimono disperazione profonda: "Quando, non importa cosa fai, non sei mai abbastanza bravo", "La fiducia in te stesso svanisce, ti rendi conto che nonostante una versione migliore di te, sarai sempre un perdente che non riesce a fare niente bene", "Non voglio più vivere così", "Penso di essere arrivato al punto nella vita in cui non mi importa più di cosa mi succede". Un viaggio nell'abisso senza ritorno, che evidenzia il peso insostenibile della fama e della perfezione richiesta, lasciando sgomenti e sottolineando la necessità di protezione per questi giovani atleti. Il "Dio caduto" del ghiaccio ha mostrato la sua umanità fragile.




