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Fabio Capello, la bastonata a Inter e Juve: "Prima polemizzano, poi..."

di Roberto Tortoragiovedì 19 febbraio 2026
Fabio Capello, la bastonata a Inter e Juve: "Prima polemizzano, poi..."

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La due giorni europea si è tinta di un blu notte profondo, tetro, per le squadre italiane. Tre partite, tre sconfitte, dieci gol subìti e appena 3 fatti. Ko pesanti per l’Atalanta a Dortmund, ancor di più per la Juventus a Istanbul e, infine, per l’Inter a Bodo, lassù in Scandinavia, all’estremo nord. Quest’ultimo risultato, 3-1 in favore dei norvegesi, ha scatenato la critica televisiva post-partita di un grande ex-allenatore come Fabio Capello.

Dagli studi di SKY Sport, Capello ha elogiato il gioco del Bodo: “Sembrava giocasse a calcetto. Pensiamo alle tre italiane in Champions e andiamo vedere quanti gol hanno subito in queste due partite…”. Così Capello ha aperto il fuoco, per poi proseguire alitandoci sopra: “Sono sincero, mi aspettavo di più dai nerazzurri… L’Inter ha sofferto tanto, ha avuto poche occasioni da gol perché gli avversari recuperavano palla ed erano velocissimi in ripartenza con un ritmo superiore ai nerazzurri. Non abbiamo mai visto una giocata, un’apertura o un fraseggio da parte di Lautaro e compagni”. Senza sconti l’arringa di Capello per una prestazione negativa, da cui l’Inter dovrà ripartire con i denti stretti per il ritorno a San Siro. Difficile, ma non impossibile.

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Poi, la mannaia verbale è caduta anche sulla Juventus: “Le due squadre protagoniste del caos mediatico di questi giorni, ovvero Inter e Juventus, hanno subito insieme otto gol nell’andata dei playoff. Io ho visto che entrambe le squadre non avevano la cattiveria che serve in una partita di Champions, erano in campo e basta”. Nessuna indulgenza, dunque, per chi ha investito tutto in polemica e rabbia da sabato sera in poi ed è arrivato mentalmente scarico all’appuntamento più importante, cioè quello europeo. Capello non era stato tenero con Chivu nemmeno dopo Inter-Juve, quando aveva giustificato il rosso a Bastoni dando la colpa a Kalulu, reo di non aver tenuto le mani a posto: “Non è stato coerente con quanto aveva detto alla vigilia e alla fine ha dato l’impressione di giustificare ciò che è successo. Più delle sue parole, però, contano le sue azioni“. Insomma, quando la squadra non va gli allenatori devono temere Don Fabio, più aspro di qualsiasi presidente.

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