E all’improvviso spunta lo Sci Alpinismo. Prima volta alle Olimpiadi. E ci ipnotizza. Ma davvero. A Bormio nevica di brutto, tipo bufera, e il programma prevede la prova Sprint maschile e femminile. Noialtri ci interroghiamo: «Cosa dovranno fare? Salire verso Bormio 2000 con le pelli di foca e chi prima arriva vince?».
Giammai. Le riprese “larghe” ci illuminano: sembra il campo di gara di una prova di Squid Game. E in effetti è così (omicidi a parte): atlete e atleti partono con gli sci ai piedi, devono aggirare in salita una serie di “rombi”, a un bel punto sono chiamati a mettersi gli sci in spalla per salire una ripidissima scalinata, una volta raggiunta la cima della scalinata sono chiamati a “strappare” letteralmente le pelli di foca e a sciare il più velocemente possibile verso il traguardo (con tanto di saltino in mezzo). Il tutto in circa 3-4 minuti di competizione serratissima. Praticamente Giochi senza frontiere, ma con le medaglie olimpiche in palio e una preparazione fisica bestiale.
La reazione di chi osserva, va detto, porta a uno smarrimento generale: un po’ perché trattasi di novità assoluta a Cinque Cerchi, un po’ perché sembra più una prova da “Gioco Aperitivo” al Villaggio turistico, piuttosto che una disciplina sportiva. Ma è solo un cattivo e barbaro pensiero che se ne va in un attimo, tra prestazioni fisiche comunque notevolissime ed elevato entusiasmo del pubblico (spagnoli su tutti, tra l’altro vincitori di un oro alle Olimpiadi invernali dopo 54 anni grazie a signor Oriol Cardona Coll).
Due soli e personalissimi appunti: 1) Fa specie che il momento in grado di fare maggiore selezione tra i partecipanti sia quello in cui ci si deve mettere gli sci a tracolla. 2) Il messaggio di mia moglie, fin qui spettatrice distratta di qualunque gara/impresa olimpica: «Oh! Ho appena visto questa cosa dello Sci Alpinismo! Divertentissima!». Non è decisamente un punto a favore.




