Per decenni sono sembrati inesauribili, una pioggia continua capace di riscrivere gerarchie, mercati, ridisegnando calendari sportivi. I petrodollari dell’Arabia Saudita hanno alimentato sogni e stagioni sportive in una continua di espansione senza precedenti, trasformando lo sport in una piattaforma globale di investimento e influenza. Basti pensare ai sogni di tanti tifosi di gloriose squadre di calcio, più o meno decadute, che sognavano (sognano?) i soldi degli sceicchi per rilanciarsi. Oggi la realtà è ben diversa. Non perché quei capitali siano improvvisamente scomparsi, ma perché si è compreso quanto fragili siano gli equilibri di quella zona di mondo; ciò che sembrava infinito in realtà non lo è.
E soprattutto quei dollari non vengono più distribuiti allo stesso modo. Il segnale più evidente arriva dal nuovo piano strategico 2026-2030 del Public Investment Fund: la voce “Entertainment, Leisure & Sports”, centrale nel quinquennio precedente, è sparita. Un’assenza che trova conferma anche nei fatti, come ultimo caso nel biliardo, con lo snooker, nello specifico, che lascia Riyadh per trasferirsi in Qatar.
Mancini torna in Nazionale? Un clamoroso no: "Non l'ha ancora capito", chi lo bombarda
Sembra tutto apparecchiato: Roberto Mancini di nuovo ct della Nazionale e Giovanni Malagò presidente della Figc. ...TASSELLI
Non si tratta di un episodio isolato, ma dell’ultimo tassello di una revisione più ampia. Il fondo sovrano saudita ha iniziato a ridisegnare il proprio portafoglio, riducendo l’esposizione in alcuni settori sportivi e privilegiando investimenti con ricadute dirette sull’economia domestica. Il caso più emblematico resta il circuito LIV Golf, nato nel 2022 per sfidare il sistema tradizionale. Un progetto sostenuto con circa 5,3 miliardi di dollari e un flusso vicino ai 100 milioni mensili, ma che fin qui ha prodotto perdite superiori al miliardo. Solo nel 2024 il rosso ha superato i 460 milioni, a fronte di un’audience media negli Stati Uniti ferma a 338mila spettatori e ricavi televisivi globali marginali. Numeri impietosi che raccontano di una decisione inevitabile.
Il riposizionamento riguarda anche il calcio. Il fondo PIF ha ceduto ad una società legata comunque alla famiglia reale saudita, il 70% dell’Al-Hilal, il club più titolato del paese oggi allenato da Simone Inzaghi, in un’operazione che valuta la società circa 373 milioni di dollari. È il primo passo verso una progressiva privatizzazione delle squadre della Saudi Pro League, con l’obiettivo di attrarre capitali esterni e ridurre il coinvolgimento diretto dello Stato. Una logica che si ritrova anche nel tennis, dove l’Arabia Saudita ha già deciso di non rinnovare oltre il 2026 l’accordo per le WTA Finals e di uscire dalle Next Gen ATP Finals già da quest’anno, pur mantenendo una presenza nei grandi tornei attraverso sponsorizzazioni mirate, come nel torneo di Madrid, Miami e Indian Wells. Confermato invece l’impegno per il decimo 1000 del circuito ATP a partire dal 2028; impegno che prevede la costruzione di un nuovo impianto. Alla base di queste scelte c’è una revisione strutturale. La quota di investimenti internazionali del fondo scenderà dal 30% al 20%, con una ricollocazione verso progetti interni. Le tensioni geopolitiche nella regione e la necessità di ottimizzare risorse che non sono più percepite come illimitate hanno imposto un cambio di strategia. Lo sport da leva di espansione globale diventa strumento più selettivo e legato agli obiettivi nazionali.
Boniface al Milan, "bocciato in Arabia": il tam tam sulle sue condizioni di salute
La carriera di Victor Boniface è stata segnata più dagli infortuni che dai gol. Lo ricordano bene in Norve...ASSET
Alcuni asset restano infatti centrali. Il Mondiale di calcio 2034 rappresenta una priorità strategica, sostenuta direttamente dallo Stato e collegata a un ampio piano infrastrutturale. La Formula 1 continua a essere un pilastro, anche grazie al ruolo di Aramco e ai progetti legati a Qiddiya. Ancora più evidente è l’investimento su eSport e sport da combattimento, ambiti che parlano ai giovani sauditi (quasi il 70% della popolazione ha meno di 40 anni).
Il messaggio è che non tutto può rientrare nelle nuove priorità, non tutto può continuare a essere finanziato con la stessa intensità. Resta così una domanda inevitabile. Il modello che ha sostenuto l’espansione saudita nello sport globale era destinato a durare, o rappresentava una fase temporanea? La risposta, oggi, sembra emergere dai numeri e dalle scelte. I capitali non scompaiono, ma cambiano direzione e lo sport, che si era abituato a considerarli una presenza stabile, torna a fare i conti con una realtà più semplice: anche i petrodollari, quelli che per anni hanno alimentato sogni e progetti, alla fine, devono fare i conti con il bilancio.




