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Alex Schwazer, la rivelazione-choc: "Una terza provetta può scagionarlo"

di Lorenzo Pastugliamartedì 23 giugno 2026
Alex Schwazer, la rivelazione-choc: "Una terza provetta può scagionarlo"

2' di lettura

"La parola è odio, ha raccolto odio per una vita intera". Sandro Donati non gira attorno al punto quando torna a parlare a La Repubblica del caso Schwazer, l’ennesimo capitolo di una vicenda che lo vede coinvolto non solo sul piano tecnico ma anche umano. Il professore, storico simbolo della lotta al doping e oggi vice del direttore tecnico azzurro Antonio La Torre, era a Francoforte il 26 aprile, giorno del controllo finito sotto i riflettori. Con Alex Schwazer ha lavorato nel biennio 2015-2016 e il rapporto non si è mai spezzato: “Stanchezza, amarezza — dice — È una delle delusioni più grandi che si possano immaginare. Non ho ancora molti elementi, cercherò di capire di più nei prossimi giorni dalle carte che arriveranno dal laboratorio di Colonia”.

Donati descrive anche il contesto della gara: "Alex era tranquillo, era un normale controllo di gara ed era facilissimo aspettarselo". Poi entra nel dettaglio di una scelta poco comune: "Avevo cercato di dissuaderlo a partecipare, per una serie di motivi. E ho cercato di tutelarlo preventivamente con questa richiesta di avere un residuo di urina dall'ispettore antidoping”. Un passaggio che lui stesso definisce senza precedenti: "È la prima volta che accade nella storia dell'antidoping. Avrà un valore vicino allo zero, è ovvio che verrebbe messa in discussione la catena di custodia. Ma l'ho fatto perché è l'unica possibilità che ci offre questo sistema antidoping così egoriferito per permettere all'atleta di avere qualcosa in mano”.

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Sul futuro delle verifiche è diretto: "Faremo analizzare il campione alla presenza di un perito. Se verranno trovate tracce di Epo, ci arrenderemo all'evidenza. Se così non dovesse essere, si aprirebbe un capitolo nuovo di una storia che di capitoli ne ha avuti troppi”. Poi il giudizio si allarga: "Così è entrato, e io con lui, in rotta di collisione con un potere che non riesce a debellare il doping perché non vuole e non può". E ancora: "Prendiamo gli Enhanced Games, le Olimpiadi del doping di Las Vegas del maggio scorso. Quanti record sono stati battuti? Nessuno”.

Sulla reazione degli altri marciatori: "Hanno fatto un ragionamento basico. Li compatisco". E una domanda che resta sospesa: "È più grave che un atleta assuma sostanze dopanti oppure che responsabili delle massime istituzioni dell'antidoping trucchino un campione per farlo risultare positivo?”. Infine la chiusura su Schwazer oggi: "Mi è sembrata una persona ormai sconsolata — conclude — Come un innocente finito in qualcosa di molto più grande di lui. Come nel 2016, esattamente come allora".