Grazie, Jannik. Per tante cose, non una sola. Per aver vinto, ovvio. Anzi, rivinto, ché da ieri rientri nella strettissima cerchia di coloro che hanno concesso il bis a Wimbledon, mica il torneo della parrocchia. E per come ci sei riuscito, ovvero giocando un torneo in crescita lenta e costante, con partite diventate più solide strada facendo e rispedendo al mittente i mugugni dei soliti infedeli che «non è lui», «fa fatica», «si salva solo grazie al servizio», «così non andrà lontano» ma poi lontano ci è andato eccome, anzi lontanissimo. E ha vinto un altro slam, il quinto.
E nel 2026 ha perso solo tre partite di cui una per “cortocircuito fisico”. E ha scavato un solco nel ranking Atp tra lui e il resto del mondo. E nonostante tutto sa che basterà mezza partita giocata un filo sotto il suo livello per moltiplicare le speranze degli invidiosi, speranze che verranno puntualmente smorzate come deliziose e felpatissime palle corte.
E ancora grazie, Jannik. Perché noi un Mondiale mica ce l’abbiamo, ci tocca guardare quello degli altri e masticare amarissimo, ma per merito tuo e solo tuo possiamo consolarci, mostrare la ruota come pavoni, raccontare in spiaggia di quel ragazzo lì, l’italiano con i capelli rossissimi che ha rivinto il torneo di tennis più importante che c’è. Un Mondiale, appunto. E quindi diciamolo insieme! due volte! Siamo campioni del mondo! Campioni del mondo! E tu sei la nostra consolazione, sei la nostra nazionale, sei il più grande sportivo italiano di tutti i tempi. E francamente non c’è molto altro da aggiungere.




