Il lungo stop di Carlos Alcaraz continua a far discutere e ad alimentare interrogativi. A fotografare la situazione dello spagnolo è Corrado Barazzutti, che definisce il numero tre del mondo un vero e proprio "oggetto misterioso".
L'ex capitano azzurro di Coppa Davis, intervenuto ai microfoni di Fanpage.it, ammette di non riuscire a spiegarsi la natura dell'infortunio al polso che tiene fermo il campione di Murcia ormai da mesi. "È diventato un oggetto misterioso — dice — Gioca a Montecarlo e perde con Sinner. Poi va a Barcellona, vince la prima partita e il giorno dopo si ritira. Da quel momento non gioca più per tre o quattro mesi a causa di un problema al polso". Barazzutti aggiunge: "Almeno per quanto mi riguarda, non avevo mai sentito parlare di questo problema. Non so quale sia esattamente il problema, ma evidentemente dev'essere qualcosa di serio, visto che ancora oggi non si parla concretamente di un suo ritorno".
Se il presente di Alcaraz è pieno di incognite, quello di Jannik Sinner è invece ricco di certezze. Per Barazzutti il trionfo di Wimbledon conferma una superiorità ormai evidente sul resto del circuito. "L'avevo detto già uno o due giorni prima — spiega — secondo me sarebbe stata una finale a senso unico, con Sinner vincitore. Continuo a pensare che, in questo momento, l'unico giocatore realmente sul livello di Sinner sia Alcaraz. Tutti gli altri sono un gradino sotto, c'è un divario netto”.
C'è poi un altro aspetto poi che ha colpito Barazzutti, quello legato alla gestione mentale del numero uno del mondo. "È proprio nei momenti difficili che emerge la differenza. Sinner riesce sempre a trovare il modo di venirne fuori, anche quando non gioca il suo miglior tennis. È una qualità che appartiene ai grandissimi campioni". L'ex capitano azzurro torna infine sulla semifinale con Djokovic, considerata il vero spartiacque del torneo: "È stata una partita di enorme valore — spiega Barazzutti — Djokovic voleva vincere un altro Slam, ma Sinner ha dimostrato di saper gestire perfettamente una situazione piena di punti interrogativi. Sono stati bravissimi lui e tutto il suo team".
Sottolineando soprattutto la capacità dell'altoatesino di imporsi anche senza esprimere il suo miglior tennis. "Pur arrivando, secondo me, in condizioni non ideali per affrontare un torneo come Wimbledon, alla fine Sinner riesce sempre a portare a casa il risultato. È proprio questo l'indicatore dei giocatori nettamente più forti”. Infine, un consiglio in vista della seconda parte della stagione. Per Barazzutti la programmazione dovrà avere un unico obiettivo: "Alla fine di una carriera — conclude — io credo che l'unica cosa che conti davvero per un giocatore, soprattutto per campioni di quel livello, siano gli Slam”.




