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Il calcio tra ipocrisia e improvvisazione

Il caos azzurro riassunto così: abbiamo provato a fare una cosa secondo logica ma non è proprio nel nostro Dna
di Fabrizio Biasinmartedì 28 luglio 2026
Il calcio tra ipocrisia e improvvisazione

3' di lettura

Chiuderemo questo rapido commentino con una domanda che ha tutti i contorni del quesito retorico (ci farete sapere), per il resto ci limitiamo a sottoporvi un sunto di quel che è accaduto a pochi giorni dall’insediamento ufficiale del triumvirato Malagò-Maldini-Leonardo. E lo facciamo per dar credito a una tesi in cui crediamo fermamente: l’Italia è un Paese fondato sul casotto, l’ipocrisia e la totale improvvisazione. Pronti? Via.

Nemmeno 7 giorni fa il neo presidente comunica di aver scelto un direttore tecnico che a sua volta individua un consigliere. A dt e consigliere è richiesto di scegliere un Ct ideale per far ripartire il calcio italiano. C’è un’idea, una visione, una logica, persino della coerenza: che bellezza. Il dt fa intendere che punta al massimo, a Guardiola e «abbiamo pensato anche ad Ancelotti». Meraviglia, per una volta siamo cazzutissimi, elegantissimi, non sbagliamo un congiuntivo e siamo anche giustamente arroganti.

Solo che in un amen viene giù tutto: Guardiola dice «grazie, sono a posto così» (cit.), l’alternativa viene individuata in Pirlo che piace solo a Maldini, Leonardo e ai parenti stretti. Malagò vorrebbe altro (Mancini) ma ormai ha dato l’ok a Maldini e mica può rimangiarsi la parola, Maldini inizia a innervosirsi, Leonardo non si capisce cosa ci stia a fare, la politica (calcistica e non) fa quello che le riesce meglio, si intromette, fa intendere di volere chiunque, anche un cugino di Mazzarri, purché non sia Pirlo.

Nel frattempo salta fuori che Pirlo ha conflitti di interesse col figlio, intrallazzi con gli zar e «sì, ha vinto il Mondiale, ma l’assist a Grosso in semifinale lo faceva anche mia zia». La macchina del delirio italico è infine partita come da tradizione: all’estero dicono «ma che minchia stanno combinando quelli lì?», Pirlo dice «ok, mi sa che non mi vogliono più», i nomi sui possibili nuovi pretendenti al trono si sprecano e toccano vette inesplorate, le auto-candidature pure, persino quella di Gianni Rivera («Ho esperienza»), Malagò passa da un microfono all’altro e dice «presto saprete», il Bar Sport spinge per Baldini («Baldini! Ci vuole Baldini!»), altri spingono per Leonardo («Ma non può farlo Leonardo? Almeno fa qualcosa») e, in definitiva, ci ritroviamo nel più classico dei pasticci all’italiana che storicamente hanno accompagnato anche i nostri non-pochi successi.

Perché la verità è tristemente questa: abbiamo provato a fare una cosa secondo logica ma non è proprio nel nostro dna, non ci appartiene, e appena il sistema ha capito che c’era una tendenza al buonsenso ha reagito, ha trovato appigli per buttarla in vacca nel tempo necessario per gustare un buon caffè.

In chiusura, la domanda: se per motivi del tutto illogici e paradossali Guardiola avesse accettato l’incarico di Ct («ma sì, dai, vengo a schiantarmi con voi») e a un bel punto avessimo scoperto che anche il buon Pep, birichino, c’aveva i suoi intrallazzi con zar e russi vari, come avrebbero reagito il Palazzo del calcio, la politica, l’opinione pubblica in generale? Vi diciamo la nostra senza avere la pretesa di conoscere la verità: non sarebbe accaduta una straordinaria, meravigliosa, beatissima mazza e «forza Pep portaci ai Mondiali! Po po po po po po po po po pooooooooooo!».