È stata inutile anche la riattivazione della matricola del vecchio Brescia lo scorso 30 giugno, alimentata dalla cessione di Sandro Tonali che avrebbe potuto risollevare le sorti del club con circa 6 milioni di diritti di valorizzazione, ieri il tribunale di Brescia ha dichiarato la liquidazione giudiziale del Brescia Calcio fondato nel 1911 e nel quale hanno militato campioni come Roberto Baggio, Andrea Pirlo e Pep Guardiola. I debiti del club ammontavano a circa venti milioni di euro. Il tracollo è stato il punto di arrivo di una crisi economica e gestionale avviata nel 2025.
La mancata copertura delle scadenze federali e fiscali ha portato prima all’esclusione dal calcio professionistico e poi all’apertura della procedura di liquidazione giudiziale, culminata ieri con la dichiarazione di fallimento. A far discutere negli ultimi anni è stata anche la gestione delle risorse economiche. Nelle scorse settimane il presidente Cellino aveva tentato un ultimo disperato tentativo, manifestando l’intenzione di iscrivere almeno una formazione giovanile ai campionati federali per mantenere in vita la matricola sportiva.
Un progetto che, però, non ha trovato i presupposti necessari per concretizzarsi. Massimo Cellino ha poi commentato la sentenza: «Spero sia ancora reversibile questa decisione perché c’è un grosso errore di interpretazione ed un danno che va evitato per interesse dei creditori», ha spiegato il dirigente. «È solo un atto di punizione. Non pensavo che l’acredine fosse più forte della ragione». La città resta comunque rappresentata a livello calcistico dall’Union Brescia, fondato il 17 luglio 2025 da un gruppo di imprenditori e che gioca nel campionato di serie C, mentre il futuro del marchio storico e della matricola del Brescia Calcio resterà legato agli sviluppi della procedura fallimentare.




