Piange il Milan, piange l'Italia. Perché Franco Baresi è stato il simbolo dei rossoneri ma anche della Nazionale, quelle di Azeglio Vicini e di Arrigo Sacchi. Il "Capitano", molto probabilmente il più grande "libero" degli ultimi 40 anni, il numero 6 per eccellenza (i rossoneri, non a caso, hanno ritirato quel numero) si è arreso a una malattia all'età di 66 anni. Era nato a Travagliato, in provincia di Brescia, l'8 maggio 1960.
Solo pochi mesi fa aveva partecipato all'inaugurazione delle Olimpiadi invernali. Difensore di classe, duro ma leale, con il Milan ha vinto praticamente tutto, laureandosi più volte campione d'Europa e del mondo. Il soprannome "Kaiser Franz" nasceva dal paragone con Franz Beckenbauer, in analogia con le doti calcistiche che lo hanno reso uno dei più forti giocatori della storia e un'iconica bandiera del calcio. Nel Milan ha militato per ben 20 stagioni, diventando il secondo calciatore per presenze in rossonero, superato soltanto da Paolo Maldini con cui ha guidato per oltre 10 anni la difesa considerata una delle più forti di sempre. Anche in azzurro.
E sui social al cordoglio dei milanisti si aggiunge quello di tanti tifosi italiani, che ricordano le imprese di Baresi ai Mondiali di Italia 90 e soprattutto di Usa 94. In quell'edizione, Baresi giocò appena due gare e poco più. Al secondo match del girone contro la Norvegia finisce ko per un grave problema al ginocchio. Si deve operare al menisco e a 34 anni sembra la fine del sogno azzurro.
Invece Franz recupera miracolosamente e in 25 giorni non solo è in piedi, ma parte addirittura dal 1' nella finalissima contro il forte Brasile. Il compito è arginare la coppia di bomber verdeoro formata da Romario e Bebeto, due iradiddio. A Pasadena va in scena il suo capolavoro, secondo molti la miglior prestazione della sua inimitabile carriera. Baresi è ovunque, ferma tutti, annichilisce Romario che a fine primo tempo rientra negli spogliatoio furioso con chi nello staff che Baresi non si sarebbe retto in piedi. Il finale è amaro: Baresi, da Capitano vero, stremato e sofferente dopo 120' di battaglia tira il primo rigore della lotteria, calciando altissimo. L'Italia alla fine uscirà sconfitta ma l'immagine di Franco in lacrime a centrocampo, abbracciato a mister Sacchi, diventerà il simbolo non della delusione ma di un sogno lungo una vita.
Non ho avuto la fortuna di vedere Baresi dal vivo: quando smise avevo 5 anni
— Francesco (@OnofrioFabbiano) July 31, 2026
Ma la finale del Mondiale ‘94 l’ho vista decine di volte. Giocata 25 giorni dopo un intervento al menisco.
Per me è la più grande prestazione difensiva individuale della storia. pic.twitter.com/jdxIC241lV




