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Per fortuna Kimi Antonelli non è (ancora) alla guida della Rossa di Maranello

Un'impresa clamorosa, quella del baby-fenomeno. E per analizzarla è necessario rovesciare il concetto a partire proprio dalle Ferrari
di Paolo Macartilunedì 7 settembre 2026
Per fortuna Kimi Antonelli non è (ancora) alla guida della Rossa di Maranello

2' di lettura

Per analizzare la clamorosa impresa che Kimi Antonelli ha firmato ieri a Monza e sorvolare sui soliti disastri Ferrari che prima promette e poi illude, bisogna rovesciare il concetto e partire proprio dalle Rosse. Capirete poi il perché. Alle ore 15.06 di una domenica torrida, quando il popolo ferrarista sognava un gran premio d’Italia ben diverso, Charles Leclerc ha vanificato malamente la sua disgraziata gara: partito malino dietro Gasly e di Russell, ha spinto fuori pista alla prima variante il compagno Lewis Hamilton. Poi il monegasco ha completato la frittata: alla Parabolica ha perso il retrotreno della SF-26 ed è andato a muro. A sua volta Sir Lewis, inviperito per la manovra scorretta del compagno, ha ringhiato: «Leclerc mi ha cacciato fuori!». Due flash di una domenica che, da disgraziata, si è però trasformata in un’esperienza paradisiaca per il nostro Motorsport.

Kimi Antonelli, partito dalla 19esima piazza a causa del cambio della power-unit sulla sua Mercedes, ha disegnato un’impresa storica, una gara unica ed eccitante che rimarrà negli annali della Formula 1 come quella che vide Ayrton Senna rimontare cinque posizioni in un solo giro, a Donington 1993.

Roba da vero fuoriclasse, da pilota destinato a entrare nel Pantheon di questo sport che annovera cavalieri del rischio epici. Con una rimonta incredibile Antonelli ha minimizzato tutti i rivali totalizzando 26 sorpassi (7 in un solo giro!) sulla pista più veloce e complessa del campionato. Ha fatto marameo al sette volte iridato Hamilton, al quattro volte Verstappen, al campione in carica Norris e, infine, al compagno di squadra Russell, ormai piegato al ruolo di gregario in Mercedes.

La punizione peggiore per la Ferrari, in una Monza vestita sì di rosso e ormai inginocchiata al cospetto di questo Sinner della Formula 1, si è notata sul podio ed è stata una doppia umiliazione per Maranello e per chi ha fatto tutte le scelte in questi ultimi anni: la coppa del vincitore è finita nelle mani di Kimi, mai preso in considerazione dalla Ferrari e, a 13 anni, finito in Mercedes dove è cresciuto. Accanto a lui, per ricevere la coppa che va al team c’era Simone Resta, uno dei tanto tecnici cacciati da Maranello per scelte assurde e, ora, papà della miglior monoposto della F1: la Mercedes. 

La conclusione è: per fortuna il nostro carissimo Kimi non guida una Ferrari. O, almeno, non la guida ancora visto che taluni lo vorrebbero accasato a Maranello in futuro. Sinceramente non glielo auguriamo affatto a questo meraviglioso Peter Pan della F1. Le porte di Maranello, anni fa, gli vennero chiuse in faccia e un futuro in rosso non sembra proprio l’idea migliore per continuare quello che Antonelli sta facendo. Il suo è un meraviglioso sogno che si avvera, fra l’altro è stato il 4° pilota italiano a trionfare a Monza dopo Farina, Ascari e Scarfiotti, inoltre non aveva mai vinto un pilota under 21. Finendo a Maranello, laddove la parola vittoria mondiale sembra essere stata cancellata nel 2008, tale sogno potrebbe improvvisamente spezzarsi.