A Maranello, laddove è nato e si è alimentato il mito Ferrari, in queste ore c’è un silenzio che fa rumore. L’unica cosa che funziona, e benissimo, è il reparto produzione dove i modelli, non ultimo il suv Purosangue, vanno a ruba. Ma nella Squadra Corse è crisi: la classifica mondiale piloti dominata da Kimi Antonelli - abiurato a suo tempo dai dirigenti Ferrari - è andata, quella dei costruttori è in mano ai rivali terribili della Mercedes e volano gli stracci nel team. La scena si ripete dal 2007, anno dell’ultimo titolo piloti vinto da Raikkonen. Alle promesse fanno seguito delusioni e polemiche, licenziamenti e flop in pista. Dopo quattro gran premi senza podi in questo 2026, filtrano indiscrezioni che confermano un’atmosfera inquietante.
Trema Fred Vasseur, il team manager chiamato dal presidente John Elkann al posto di Binotto - il quale aveva sostituito Arrivabene, che aveva preso il posto di Mattiacci. Tutti colpevoli, secondo Elkann. Dopo anni di nuove, cocenti sconfitte Vasseur si trova così a dover giustificare un monoposto, la SF-26, che avrebbe dovuto vincere il mondiale ma è ormai la quarta forza del campionato dietro Mercedes, McLaren e Red Bull: niente di più probabile che il francese venga licenziato a fine anno con Chris Horner, ora senza lavoro, stimato assai a Maranello. Horner è uno dei due migliori team manager della Formula 1 (l’altro è Toto Wolff): fu cacciato dalla Red Bull solo per quella storiaccia con una dipendente della squadra. Ma sarebbe il top.
Come un allenatore nel calcio, Vasseur è in bilico più che mai e se Horner non accetterà di prendere in mano la bacchetta d’orchestra per l’ennesima rivoluzione - il furbo Chris potrebbe non accettare - potrebbe essere finalmente la volta di Antonello Coletta, regista dell’operazione Ferrari 499P campione del mondo Wec e plurivincitrice a Le Mans.
PROBLEMI
Ma il problema non è solo Vasseur: fra Leclerc ed Hamilton, sorrisi di circostanza a parte dinanzi ai fotografi, è gelo. Charles, appoggiato da Vasseur, non ha mai accettato la presenza di Sir Lewis e continua ad alternare buone cose a errori da principiante. Hamilton, invece, voluto in Ferrari non da Vasseur ma da Elkann con un ingaggio di 40 milioni annui, continua a pungere il team. Lo scorso anno fu disastroso per Sir Lewis che diede più volte la colpa al team e alla SF-25 lumachina. Nel tempo avrebbe preteso cacciate di tecnici, anche a Madrid ha dato segnali di nervosismo dopo i problemi ai freni che lo hanno costretto al ritiro. Ieri ha smentito diplomaticamente tutto: «Mai chiesto cambiamenti nel team!». Ma Hamilton è ora terzo nel mondiale dietro Antonelli a meno 101 punti. Una realtà inquietante ed Enzo Ferrari si starà rivoltando nella tomba al cospetto di cotanti fallimenti. Tutto pare il salita: il 27 settembre si corre a Baku e non si sa se Leclerc partirà ultimo per la sostituzione della power-unit. A Monza, in una situazione simile, Antonelli ha stravinto scattando da 19°. Difficile, se non impossibile, che accade lo stesso alla SF-26 del monegasco.
Concludendo: a fine stagione qualcosa accadrà a Maranello. Qualcosa di poco piacevole e non è escluso che anche il 41enne Hamilton, il cui accordo per il 2027 è stato annunciato ma non ratificato, se ne vada clamorosamente per lasciare il posto al giovane Oliver Bearman, ora parcheggiato in Haas. Leclerc, che nessun team ha voluto lo scorso anno quando era in scadenza di contratto, è stato invece già confermato sino al 2030 alla pazzesca cifra di 40 milioni di dollari annui, che andranno a scalare sino a 50. Charles resterà, quindi, per la nona stagione. Ma finalmente per vincere, con questa Ferrari che vive di silenzi rumorosi?




