Una prestazione molto più intelligente che spettacolare, a testimoniare che questa Italia è connessa alla realtà. In pochi giorni è diventata consapevole dei propri pregi e difetti e della necessità di essere squadra per giocare partite di questo livello. La crescita nel giro di una settimana è notevole e inattesa. Nessuno - tranne Mancini, e questo fa la differenza - ci avrebbe scommesso un solo euro, forse nemmeno gli azzurri.
L’Italia è diventata credibile. Questa è la cosa più importante perché non lo è stata per cinque lunghi anni, rimbalzando da un’idea all’altra e ritrovandosi schierata in campo a sentimento e non a logica.
Poi Olise segna un gol da fenomeno quale è, ma questo non ci deve sfiorare. Anzi, il fatto che serva una giocata fuori dal comune, peraltro su calcio piazzato, è un merito. Nel primo tempo le grandi occasioni sono tre a zero per l’Italia e anche qui, non c’è da preoccuparsi se Kean mastica il tiro e Sebastiano Esposito colpisce l’aria. L’importante è tutto il resto. Un piano gara che rispetta la forza della Francia e i limiti dell’Italia, ben recitato dagli azzurri che difendono con la mente lucida e la gamba reattiva. E ripartono con grande consapevolezza delle poche cose che si possono fare: la palla su Pio Esposito, il rimorchio di Sebastiano, la corsa lunga di Kean.
La Francia domina il campo, attacca nello stretto e difende con cinquanta metri di campo alle spalle senza alcun timore. Peraltro questa Francia di Zidane, ci sia concesso, è già migliore rispetto a quella lasciata da Deschamps: più organica, logica, equilibrata. Più dominante, appunto, come conseguenza delle scelte del nuovo ct. È una squadra che obbliga la rivale a una seduta con lo psicologo ma senza lo psicologo. Mentre Olise sterza, Da Cunha imposta, Cherki inventa e Dembelé impenna il ritmo, ogni azzurro deve confrontarsi con se stesso: sono all’altezza? E questo mentre l’ossigeno cala, la fatica sale, il gol di Olise arriva. Si vede che Mancini sta cercando di ricostruire un grado minimo di autostima. A quel grado ci è già arrivato, la squadra sa cosa fare in campo. E i leader iniziano ad aggiungere qualcosa in più, vedi Bastoni che pressa altissimo e va a segnare il pareggio. È mancata pulizia nel palleggio sulla trequarti difensiva e qualità sulla trequarti offensiva, ma c’è stato quasi tutto il resto. Una settimana fa non c’era niente.




