Denzel Dumfries (30 anni, giocatore del Real Madrid) sorseggia una bevanda nel ritiro della sua Olanda.
Ciao Denzel, mi faccio subito gli affaracci tuoi: cosa stai bevendo?
«Un chai latte. Conosci il chai latte?»
Sì, certo... No, non lo so...
«Non è un caffè, ma è quasi la stessa cosa... però senza caffè!».
Come sta andando la Nations League? Ti piace?
«Sì, mi piace perché ti obbliga a giocare solo partite difficili... e questo mi piace».
E invece ti piace questa nuova, lunghissima sosta?
«È sempre un onore rappresentare l’Olanda, ma questa sosta non mi piace, genera stanchezza e fa perdere qualità. Ci sono troppe partite concentrate in pochi giorni e poco tempo per recuperare. Era meglio prima».
Bando alle ciance, come va con Mourinho?
«Tutto bene. Mi piace molto, è un grande allenatore. Basta vedere quello che ha fatto in carriera. Conosco ovviamente anche il suo passato all’Inter. Siamo appena all’inizio della stagione e stiamo iniziando a conoscerci, ma i primi segnali sono molto buoni».
Vi capita di parlare del vostro passato in nerazzurro?
«Sì, abbiamo parlato molto dell’Inter. Il periodo vissuto lì è stato molto speciale per entrambi. Amiamo l’Inter, continuiamo a seguirla e ne parliamo».
Come ti trovi nella tua nuova città?
«Mi piace molto, è una città bellissima e sono davvero felice. Ovviamente è difficile trovare un posto migliore di Milano, quindi dovevo stare attento nello scegliere una nuova città e un nuovo club. Sono molto felice».
Sono passati più o meno 3 mesi dal tuo addio all’Inter. Controlli ancora i risultati? Tifi per i tuoi ex compagni? Ti senti ancora, in qualche maniera, interista?
«Sì, ovviamente. Seguo tutto e parlo ancora con i miei ex compagni. È normale: se giochi insieme per 5 anni diventi amico, si creano rapporti anche tra le famiglie e i bambini. Sono in contatto con tanti giocatori e quando l’Inter segna sono molto felice per loro. Questa cosa non passerà mai. Parlo molto con Marcus (Thuram ndr), facciamo ancora gli stessi scherzi e mi racconta tutto. In questi cinque anni siamo diventati una famiglia. Ora li seguo da lontano, ma vedo tutto».
Perché hai scelto di andare al Real?
«Dopo 5 anni all’Inter ho sentito che era il momento giusto per provare qualcosa di nuovo. Il Real per me è il più grande club del mondo ed è un privilegio giocare qui. Non aveva nulla a che fare con l’Inter, perché lì ho vissuto un periodo stupendo. Ma a volte nella vita senti di aver bisogno di nuove sfide e il Real era il club perfetto per me. Giocare nell’Inter è stato un grande onore ma era il passo che volevo fare. Anche i ragazzi erano molto felici per me. Era il momento giusto».
Quando hai saputo del Real?
«Era dopo la fine della stagione, prima del Mondiale. Mi ha chiamato il mio agente dicendomi che era in contatto con il Real. Ero molto felice e orgoglioso».
E come hai reagito?
«L’ho detto subito a Piero (Ausilio ndr). Avevo un ottimo rapporto con lui e con tutti all’Inter e ho voluto che lo sapessero subito».
Come si sono comportati con te Marotta e Ausilio?
«Benissimo entrambi. Per me sono due grandi persone. Durante gli anni ho parlato molto con Piero. Anche quando è arrivato il momento di discutere il rinnovo del contratto siamo sempre stati molto sinceri l’uno con l’altro. Guardavo alla mia età, ai miei obiettivi e alla mia carriera. Abbiamo sempre parlato apertamente. Per me è stato molto importante avere questo tipo di rapporto con il mio ds, abbiamo fatto tutto nel modo giusto, sono stati 5 anni speciali».
I primi tempi all’Inter non è stato tutto facile. Hai ricevuto anche diverse critiche. Come le hai vissute?
«L’inizio non è stato facile, sono stato molto criticato. La maggior parte delle persone non lo sa, ma io sono molto severo con me stesso. Quando arriva una critica dall’esterno, probabilmente io quella stessa critica me la sono già fatta dieci volte. Un allenatore in Olanda mi ha insegnato che, quando arrivano le critiche, devi accettarle, abbracciarle e trasformarle in motivazione. Io sono arrivato dopo la grandissima stagione di Hakimi, l’Inter aveva appena vinto lo scudetto e molte persone non mi conoscevano. Sapevo che all’inizio non sarebbe stato facile. Ma dal primo giorno ho avuto il desiderio di dimostrare che ero un giocatore da Inter. Ed è quello che ho cercato di fare fino alla fine. Per questo sono andato via con il sorriso».
Quando hai capito di aver conquistato i tifosi?
«Il mio primo gol contro la Roma ha cambiato molto le cose. Il rapporto va costruito, l’Inter ha avuto alcuni dei migliori giocatori della storia e quindi i tifosi sono molto esigenti. Hanno visto tantissima qualità in campo. Devi rispettare quello che chiedono. Alla fine ci siamo trovati, insieme abbiamo vinto tanto».
Qual è il ricordo più bello dei tuoi anni all’Inter?
«Direi il primo scudetto. Anche l’ultimo è stato molto speciale, ma il primo è stato incredibile. La seconda stella è qualcosa che rimarrà nella storia per sempre. Poi, certo, anche l’ultimo scudetto è stato una grande sorpresa. Tutti guardavano l’Inter chiedendosi cosa sarebbe successo. Vincere il double con Chivu è stato fantastico. Sono stati anni incredibili, quando arrivavano le partite di Champions gli avversari sapevano che giocare contro di noi sarebbe stato difficile».
Qual è stata la squadra più forte che hai affrontato in Serie A?
«Il Napoli dell’anno dello scudetto con Kvaratskhelia, Zielinski e Spalletti allenatore. Quella squadra era fantastica. Il Napoli giocava in maniera incredibile» Con chi andavi più d’accordo all’Inter? «Non voglio fare arrabbiare nessuno! Sicuramente Marcus, Bisseck, Hakan, Akanji, de Vrij, Onana...».
Hai già affrontato l’Inter in Champions: sei riuscito davvero a considerarla un’avversaria o hai fatto fatica?
«Quando ho visto che avremmo giocato contro l’Inter è stato bellissimo. All’inizio avevo pensato addirittura che avremmo giocato a San Siro. Ho scritto ai ragazzi dicendo: “Conosco tutte le vostre tattiche, non riuscirete a sorprendermi!”. E loro mi hanno risposto scherzando che avrebbero giocato 4-4-2, così non avrei saputo cosa aspettarmi. È stato molto bello, anche se ovviamente un po’ strano. Prima e dopo la partita è stato molto speciale, durante invece... è business e ci si deve affrontare».
C’è qualcosa di italiano che ti sei portato in Spagna?
«Beh... Mio figlio è italiano, è un vero italiano! Ed è un grandissimo tifoso dell’Inter. Tutta la mia famiglia è ancora molto tifosa dell’Inter. Il più grande parla italiano e dice sempre: “Io sono un ragazzo italiano”. L’Italia non uscirà mai dalla vita della mia famiglia e non voglio che succeda. È una cultura bellissima. I miei due figli più piccoli sono nati a Milano. L’Italia sarà sempre un posto speciale per me e per la mia famiglia».
Quando un giorno finirai di giocare a calcio, dove ti piacerebbe vivere: Rotterdam, Milano, Madrid...
«Quando ero più giovane dicevo sempre che sarei tornato a Rotterdam. Ma abbiamo vissuto un periodo bellissimo a Milano e non sono più così sicuro. Anche i miei figli avranno qualcosa da dire sulla scelta. Vedremo...».
È ovviamente molto presto, hai appena iniziato la tua esperienza a Madrid. Ma secondo te esiste la possibilità, un giorno, di tornare all’Inter?
«Eh... bisogna vedere se mi vorranno ancora dopo la mia carriera a Madrid! In ogni caso sarò legato all’Inter per il resto della mia vita. In quale ruolo non lo so, ma certe cose rimarranno per sempre. Ora però voglio fare il meglio possibile al Real e vincere trofei. Poi vedremo cosa succederà».
Ultima cosa: voglio sapere... chi vince lo scudetto?
«Non lo sai? Davvero? L’Inter! È la più forte».
C’è qualche squadra che può darle filo da torcere?
«...Ahhh il mio amico Bobby Malen sta facendo molto bene. Bisogna tenerlo d’occhio perché è davvero fortissimo. Però dico Inter, ho molta fiducia nei ragazzi...».
E lo dice con il sorriso di chi, a Milano, ha lasciato un pezzo di cuore.




