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Immigrazione, "possono essere 75mila": una catastrofe per l'Italia. Fuga di massa dalla Tunisia, le stime sul fiume umano

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La crisi in Tunisia rischia di far arrivare sulle coste italiane un numero di migranti non trascurabile. Il Paese nordafricano, infatti, è da due giorni è sull'orlo del baratro, con un Parlamento e un governo esautorati dal Presidente della Repubblica. Per le strade ci sono i militari e la sera bisogna rispettare il coprifuoco. La comunità internazionale, intanto, cerca di invocare la stabilità. Il problema, infatti, è che se la situazione in Turchia dovesse degenerare, ci ritroveremmo con un fiume di persone in fuga verso la Sicilia, come scrive La Stampa.

 

 

 

Al Viminale, intanto, si guarda con attenzione a quello che sta succedendo. Secondo alcune stime, riportare dal quotidiano torinese, potrebbero essere 15mila i tunisini pronti a lasciare il loro Paese. Ma nulla esclude, in realtà, che possano essere anche cinque volte tanto, come accadde nel 2011. In ogni caso, le partenze dalla Tunisia sono già in crescita da mesi. Adesso si rischia il boom. A traballare sono anche le discussioni tra il governo italiano e quello tunisino. Basti pensare che l'appuntamento previsto oggi tra Luciana Lamorgese e il premier Hichem Mechichi è saltato. Un incontro nel quale la ministra dell'Interno credeva tantissimo.

L'esecutivo italiano e quello tunisino si erano comunque già incontrati lo scorso maggio. Al termine di quella visita, i toni erano più che positivi: "Sono state gettate le basi di un accordo complessivo di partenariato strategico tra l'Unione europea e la Tunisia". Adesso il timore è che vengano cancellate tutte le promesse di un maggior impegno della Guardia costiera tunisina nel frenare le partenze illegali. Pare, però, che proprio questa disponibilità a fermare i flussi di migranti illegali, che Mechichi aveva concesso in cambio di un sostanzioso aiuto economico dell'Ue, abbia accentuato le spaccature all'interno del Paese. C'è infatti una parte della società, a cui dà molto ascolto il Capo dello Stato, Kais Saied, che ritiene inaccettabile ogni limite all'emigrazione.

 

 

 

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