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Viminale, la moglie del prefetto e il migrante: "Professionista dello sfruttamento", l'intercettazione chiave

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Arrivano nuove rivelazioni sulla moglie dell'ex capo del Dipartimento per le libertà civili e immigrazione del Viminale, Michele di Bari, indagata in un'inchiesta per caporalato dei carabinieri e della procura di Foggia. L'accusa ipotizzata è a vario titolo di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. L'indagine ha portato all'arresto di cinque persone, due delle quali in carcere. Nel frattempo Di Bari ha rassegnato le proprie dimissioni. L'indagine "Sotto padrone" ha portato anche a una verifica giudiziaria su oltre dieci aziende agricole riconducibili ad alcuni degli indagati. Proprio di una di queste aziende è socio amministratore la moglie di Michele di Bari, Rosalba Livrerio Bisceglia.

 

Sottoposte al vaglio degli inquirenti le condizioni di sfruttamento cui erano sottoposti numerosi braccianti extracomunitari provenienti dall'Africa, impiegati a lavorare nelle campagne della Capitanata, tutti "residenti" nella nota baraccopoli di Borgo Mezzanone, ove insiste un accampamento che ospita circa 2mila persone, che vivono in precarie condizioni igienico-sanitarie e in forte stato di bisogno.I gip del tribunale di Foggia scrive che "impiegava nella sua azienda manodopera costituita da decine di lavoratori di varie etnie per la coltivazione dei campi sottoponendo i predetti lavoratori alle condizioni di sfruttamento desumibili anche dalla condizioni di lavoro (retributive, di igiene, di sicurezza, di salubrità del luogo di lavoro) e approfittando del loro stato di bisogno derivante dalle condizioni di vita precarie". 

 

 

Secondo gli inquirenti la donna trattava direttamente con Bakary Saidy, uno dei due caporali finiti in carcere nell'inchiesta di Foggia. Nell'ordinanza si legge che Saidy portava nei campi i braccianti dopo averli reclutati "in seguito alla richiesta di manodopera avanzata da Livrerio Bisceglia, che comunicava telefonicamente il numero di lavoratori necessari sui campi". Lavoratori "assunti tramite documenti forniti dal Saidy" che per questo "riceveva il compenso da Livrerio Bisceglia". "Porta da Nico tutti i documenti - si sente in una intercettazione agli atti di Rosalba Bisceglie Livrerio -. Devi portare prima perché così io devo fare ingaggi... e poi il giorno dopo iniziate a lavorare". Tramite i suoi legali, Livrerio Bisceglia si difende: "I fatti addebitati alla mia assistita, peraltro molto circoscritti nel tempo e nella consistenza, saranno al più presto chiariti nelle sedi competenti, dove potremo fugare ogni dubbio e, soprattutto, documentare l'assoluta estraneità della mia assistita a qualsivoglia ipotesi di sfruttamento dei lavoratori. D'altra parte, quella dell'azienda è una storia di trasparenza e di legalità con radici antiche. La mia cliente è serena e fiduciosa nell'operato della magistratura", si è così difesa

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