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I giudici ci costringono a risarcire i clandestini

di Brunella Bollolidomenica 15 febbraio 2026
I giudici ci costringono a risarcire i clandestini

4' di lettura

Non è la cifra in sé: 700 euro, in fondo briciole per lo Stato pagatore. Ma è la sostanza. E cioè il fatto che a dover sborsare per un soggetto che nel nostro Paese non avrebbe dovuto rimanere sono gli italiani tutti, compresi quelli in regola con le tasse, ligi con le scadenze e oberati dalla burocrazia. Settecento euro è la somma che il giudice del tribunale di Roma, Corrado Bile, ha stabilito come risarcimento per un migrante algerino che ha trascorso un mese «illegittimamente» nel Cpr di Gjader, in Albania, mentre avrebbe dovuto essere in un centro di Brindisi. Primo caso di rimborso ai danni del Viminale e prima vittoria per l’opposizione al governo Meloni che da mesi tuona contro i centri per migranti realizzati grazie alla collaborazione con il Paese di Edi Rama.

A Riccardo Magi e compagni infatti non sembra vero; il capogruppo dem in Senato, Francesco Boccia, festeggia come se la multa inflitta al nostro ministero fosse di 700mila euro e non soltanto di 700, l’opposizione prende la palla al balzo per attaccare i Cpr oltre confine come «paradigma di politiche sull’immigrazione inefficaci e costose», mentre non c’è una sola parola sul rischio che questa decisione possa costituire un precedente e innescare una sorta di effetto domino anche per altri richiedenti asilo destinati comunque a strutture di reclusione ad hoc. Al contrario: per il centrosinistra, la condanna del Viminale ad opera del tribunale di Roma rappresenta una cartuccia in più da giocare nello scontro tra politica e magistratura, tutto fa brodo mentre infiamma la campagna per il voto.

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La sentenza che riguarda il 50enne algerino è di cinque giorni fa, 10 febbraio 2026, e reca la firma del giudice Bile, vecchia conoscenza dell’esecutivo Meloni nel senso che è una toga salita agli onori delle cronache anche di recente, sia per questioni legate ai diritti dei migranti e ai trasferimenti in Albania, sia per la vicenda Report-Garante della Privacy sul caso Sangiuliano-Boccia: Bile ha in pratica tolto la multa alla trasmissione di Sigfrido Ranucci, che invece il Garante aveva sanzionato.

Ancora prima, il 28 giugno 2024, la toga vicina a Magistratura democratica ha emesso la storica sentenza dell’Asso 29, la nave mercantile che nel 2018 riportò a Tripoli 150 naufraghi soccorsi non in acque territoriali, bensì nella zona Sar libica. «Che la Libia non sia un luogo sicuro costituisce, allo stato, acquisizione pacifica nella giurisprudenza di legittimità», aveva scritto messo nero su bianco Bile, sottolineando che consegnare persone in pericolo a un Paese che non ne rispetta i diritti è comunque illegittimo. E così era scattata la condanna nei confronti di presidenza del Consiglio, ministeri della Difesa e dei Trasporti, capitano della Asso 29 e la società armatrice, tutti chiamati a risarcire cinque dei naufraghi. Sarà pure un «battitore libero», il giudice Bile, come lo definiscono alcuni colleghi, però i suoi articoli sono pubblicati sulla rivista Questione Giustizia (area culturale vicina a Md) e con la giudice Silvia Albano, presidente della corrente più rossa delle toghe, pare ci sia una certa affinità di vedute, almeno per quanto riguarda il tema migranti: entrambi hanno bocciato i trattenimenti nel centro di Gjader.

Proprio com’è avvenuto in quest’ultimo caso. Il 50enne algerino, che era trattenuto nel Cpr di Gradisca d’Isonzo, sarebbe dovuto approdare in Puglia. Invece il 10 aprile scorso viene portato in Albania e glielo dicono solo 48 ore dopo il suo arrivo. Non si sa perché. Sposato con una donna italiana e padre di due figli minorenni, il nordafricano ha un bravo avvocato italiano, Gennaro Santoro, il quale fa ricorso e nell’istanza lamenta la presenza di fascette ai polsi del suo assistito per tutta la durata del viaggio, condizioni inumane nel centro albanese (nuovo e praticamente vuoto), assenza di comunicazione con la famiglia che non sapeva a quale destino andasse incontro il migrante, e insomma il 9 maggio, dopo un mese di permanenza nel Cpr, l’algerino, che nel frattempo aveva fatto domanda di asilo, viene liberato. Da qui anche la richiesta di risarcimento del danno non patrimoniale subito, che ora è stato accordato. Per la prima volta dal tribunale di Roma, giudice Bile.

Dal ministero dell’Interno nessun commento. La premier Giorgia Meloni è impegnata all’estero (c’entra anche il Piano Mattei e la sua missione in Africa per aiutare lo sviluppo dei Paesi africani), per cui Palazzo Chigi non ha ancora affrontato l’ultimo colpo di scena che riguarda i centri in Albania. Ma il caso del risarcimento di 700 euro all’algerino ha aperto un altro fronte, anche dal punto di vista della sicurezza interna.

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