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Rackete, l'algerino e il pachistano: quanti soldi abbiamo pagato ai clandestini e ai loro amici

di Alessandro Gonzatogiovedì 19 febbraio 2026
Rackete, l'algerino e il pachistano: quanti soldi abbiamo pagato ai clandestini e ai loro amici

4' di lettura

Poco prima delle 19.30, con un video-social, Giorgia Meloni tuona: «Non solo all’epoca Carola Rackete è stata assolta perché secondo alcuni magistrati è consentito forzare un blocco di polizia in nome dell’immigrazione illegale di massa.

Oggi i giudici prendono un’altra decisione che lascia letteralmente senza parole: hanno condannato lo Stato italiano a risarcire con 76mila euro, sempre degli italiani, la Ong proprietaria della nave capitanata dalla Rackete, perché dopo lo speronamento ai danni dei nostri militari l’imbarcazione era stata, giustamente, trattenuta e posta sotto sequestro». E ancora, la premier: «Non più tardi di ieri ho commentato la surreale decisione della magistratura di condannare il ministero degli Interni a risarcire coi soldi degli italiani un immigrato irregolare con 23 condanne e che lo Stato aveva avuto l’ardire di trasferire nel Cpr in Albania per l’espulsione. Una notizia vergognosa, che sembra una sciocchezza rispetto a quello che è accaduto oggi». Due ore dopo il presidente del tribunale di Palermo, Piergiorgio Morosini, le ha risposto: «La sentenza è stata emessa da una magistrata competente. Denigrare i giudici per un provvedimento non condiviso o non gradito, magari senza neppure conoscerne le motivazioni, non ha nulla a che vedere con quel diritto di critica delle decisioni giudiziarie che va riconosciuto ad ogni cittadino». Andiamo avanti.

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DAI BALCANI ALL’ORIENTE

Siamo sempre più mazziati. Dai reati commessi dai richiedenti asilo – la casistica parla chiaro – e dalle sentenze dei tribunali. Prima del risarcimento di 700 euro al clandestino algerino portato in Albania dal governo e riportato qui dai giudici italiani – al pluripregiudicato per furto, droga, violenza sulle donne, varie ed eventuali sarebbe stato impedito di rimanere in contatto coi figli, questa una delle motivazioni – ci sono i 18mila euro che lo Stato, quindi tutti noi, ha scucito per un pachistano entrato illegalmente in Italia nel 2023 dalla Slovenia, dov’è stato respinto. La Slovenia l’ha rimandato in Croazia, che a sua volta l’ha respinto in Bosnia.

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Il motivo della sentenza che ha determinato il risarcimento? Il migrante aveva subìto “trattamenti inumani” ed era stato “violato il diritto d’asilo”. Il Viminale, per motivare il respingimento, aveva evidenziato «la legittimità della pratica della riammissione informale dei cittadini stranieri verso lo Stato da cui hanno fatto ingresso, quando essi siano individuati nell’immeditata prossimità spazio-temporale dell’attraversamento irregolare della frontiera e quando ciò è previsto da una accordo tra gli Stati interessati». Niente: il pachistano è tornato in Italia nel 2021 e gli è stato concesso lo status di rifugiato. Il tribunale di Roma ha sentenziato che «lo Stato italiano non avrebbe dovuto dare corso ai respingimenti informali in mancanza di garanzie sull’effettivo trattamento che gli stranieri avrebbero ricevuto in Slovenia in ordine al rispetto dei loro diritti fondamentali, primi fra tutti il diritto a non subire trattamenti inumani e degradanti e quello di proporre domanda di protezione internazionale». Diciottomila euro al pachistano, quasi lo stipendio netto annuale di un italiano.

C’è poi la Diciotti, il pattugliatore della Guardia Costiera che ad agosto 2018 (governo 5Stelle-Lega) ha raccolto al largo di Lampedusa 177 migranti. L’allora ministro dell’Interno Salvini, in accordo col premier Conte, si era opposto allo sbarco degli stranieri; dopo 4 giorni la nave è approdata a Catania ma il Viminale non ha cambiato rotta, in attesa che anche altri Paesi europei si facessero carico della redistribuzione; al decimo giorno d’attesa è sceso l’ultimo richiedente asilo. Nel frattempo la procura di Agrigento ha aperto l’inchiesta contro Salvini per sequestro di persona; i 5Stelle hanno negato l’autorizzazione a procedere, a differenza di quanto fatto per il caso Open Arms (i 5Stelle avevano iniziato a governare col Pd); e il 6 marzo 2025 la Cassazione ha sancito l’illegittimità del ritardo allo sbarco condannando lo Stato al risarcimento di un eritreo (1.600 euro). Nota a margine: nessuno dei 177 sbarcati è poi rimasto in Italia. Si sono sparpagliati per l’Europa.

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LIBERI TUTTI

Torniamo in Albania: detto dei 700 euro all’algerino va ricordato che i magistrati hanno ordinato di riportare in Italia tutti e 40 i migranti, provenienti da Egitto e Bangladesh, Paesi che i giudici consideravano non sicuri ma che pure il parlamento Ue ha appena ritenuto sicurissimi per i rimpatri degli irregolari. In tema di risarcimenti riportiamo altri casi: nel 2023 la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) ha condannato l’Italia per il “trattenimento illegittimo e le condizioni inumane subite da minori non accompagnati” nell’hotspot di Taranto. I fatti risalgono al 2017 (governo Gentiloni). Nel 2016 sempre la Cedu ha inflitto all’Italia una multa per “la privazione illegittima della libertà personale di cittadini stranieri”. Due anni prima identica decisione, estesa anche alla Grecia, per “espulsioni collettive e indiscriminate di migranti”. È da quegli anni, quelli dell’accoglienza indiscriminata e delle cooperative rosse, che han cominciato a formarsi l’esercito di avvocati specializzati in ricorsi dei richiedenti asilo e conseguenti risarcimenti.

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