Le femministe hanno ragione: il patriarcato, purtroppo, in Italia esiste e resiste. Però, c’è un grosso però che non si può omettere. Da chi puntualmente scende in piazza ogni 8 marzo – quest’anno lo sciopero transfemminista contro “la militarizzazione di corpi e territori” sarà il giorno dopo, lunedì, in quanto lavorativo – ci aspettiamo onestà intellettuale. «Vogliamo organizzarci contro la violenza che passa sui nostri corpi e sulle nostre vite», si legge nel manifesto di “Non una di meno”, il collettivo rosa-antagonista che ormai da anni ha preso la testa dei cortei. Consiglio spassionato: tocca organizzarsi contro il patriarcato d’importazione.
Numeri del Viminale alla mano, nel 2025 si sono consumate 6.382 violenze sessuali (il 5,8 per cento in meno rispetto al 2024, quando furono 6.775 e si registrò un aumento dell’8,7 per cento rispetto ai 6.230 episodi del 2023): di queste, il 43,5 per cento ha portato la firma di cittadini stranieri. Praticamente la metà degli stupri, dei palpeggiamenti e di qualsivoglia molestia ai danni delle donne, in Italia, è compiuta da immigrati. Preveniamo subito la più classica delle osservazioni: «Eh, ma gli italiani sono responsabili di oltre il 50 per cento delle violenze!». Considerato infatti che gli stranieri nel nostro Paese si aggirano attorno al 9 per cento della popolazione, va da sé che la loro incidenza nei reati sessuali è nettamente più alta rispetto a quella degli italiani.
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"Mi chiedo anche dove siano le femministe di fronte a queste vicende". Giorgia Meloni, ospite del pr...Tradotto in freddi numeri: gli immigrati violentano e molestano quasi otto volte più rispetto agli autoctoni. Attenzione: la piaga è trasversale e comprende anche i nostri connazionali, questo non va minimizzato viste le dimensioni del fenomeno, ma è indubbio che certe subculture abbiano una maggiore propensione nel maltrattare le donne, straniere o italiane che siano. Ed è da questa consapevolezza che dovrebbe partire “Non una di meno”. Giusto per intenderci, le bandiere palestinesi - chissà se quest’anno compariranno pure quelle dell’Iran... - in una manifestazione che celebra la Giornata internazionale della donna stonano e non poco. «Fin dalla scuola dell’infanzia inizia la normalizzazione della guerra e della violenza. La scuola diventa sempre di più un luogo dove viene imposto un disciplinamento, un’educazione alla cultura patriarcale, colonialista e bellicista», arringano le transfemministe. Non sappiamo che istituti abbiano frequentato ma quello che è certo è che in classe vige più la linea gender di quella fascio-patriarcale che tanto sbandierano.
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Un racconto struggente, una testimonianza che non può farci restare indifferenti. A Dritto e rovescio, il talk sh...«La violenza che viene agita sudi noi si serve di tutti gli apparati dello Stato (scuole, tribunali, forze dell’ordine, servizi sociali...), per imporre un nuovo ordine di dominio su corpi e territori: imperialismo, guerra, subordinazione. Alla base c’è il patriarcato che ben ci ha educate alla “pedagogia della crudeltà”», proseguono. Sempre e solo patriarcato: generico, però, senza andare alla radice del problema, ovvero l’immigrazione di massa e la sponda offerta dalla sinistra all’islam, cultura che non difetta certo di misoginia. Ma ecco il passaggio più bello del proclama per la mobilitazione dell’8-9 marzo: «Nelle città e nelle periferie cresce la violenza e la militarizzazione, in un’ottica securitaria e razzista. Vengono identificate “zone rosse”, i luoghi della città dove certe soggettività, specialmente migranti, devono essere espulse, in base ad un securitarismo razzista e classista e alla strumentalizzazione della violenza di genere». Strumentalizzazione: abbiamo letto bene? Purtroppo sì. Se anche i numeri son razzisti, beh, alziamo le mani. In segno di resa, meglio specificarlo...
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Avrebbe bloccato una ragazza di 16 anni vicino alla stazione ferroviaria di Iglesias, molestandolo e tentando di baciarl...Intanto, come spiegato ieri in Senato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, i rimpatri sono aumentati del 26 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025. Gli sbarchi, invece, sono in riduzione del 40 per cento rispetto a due anni fa. Più rimpatri e meno sbarchi uguale meno violenze sessuali in Italia.




