«Vietare un abito e imporre un abito sono due forme diverse di controllo sul corpo di una donna». Per Claudia Pecoraro, assessora campana alle Pari Opportunità (M5S), chi obbliga una ragazzina a sparire sotto un velo è sullo stesso piano di chi pretende di vederla in faccia.
Il 24 settembre il governo ha approvato il decreto scuola: in classe non si entra con il volto coperto. Per la grillina quel divieto è una limitazione della libertà. Dimentica almeno tre questioni, tutt’altro che trascurabili.
1) La scuola è frequentata da minorenni che non sono libere di scegliere o di ribellarsi a un padre che impone loro di coprirsi interamente. 2) Lo Stato ha il dovere di garantire che le maestre possano guardare negli occhi le studentesse e che queste non siano imprigionate in abiti che ne annientano l’identità. 3) Uno Stato che chiede di scoprire il volto non esercita un potere sul corpo della donna, ma fa il suo dovere di tutela dei cittadini: patriarcale sarebbe uno Stato che lasciasse delle bambine in balìa degli obblighi oscurantisti imposti da padri e fratelli. Le femministe un tempo bruciavano i reggiseni, oggi difendono il burqa.




