Roma, 22 ott. (askanews) -Dopo essere stato presentato a Cannes nella sezione Un Certain Regard, Rakan Mayasi, regista indipendente palestinese nato in Germania, ha portato alla Festa di Roma (nel Concorso Progressive Cinema e Miglior Opera Prima), il suo esordio nel lungometraggio: "Ieri notte non ho dormito" (Yesterday the Eye Didn't Sleep), nelle sale italiane a marzo 2027 (distribuito da Trent Film).
Ambientato nella valle della Bekaa, al confine tra Libano e Siria, racconta la difficile convivenza tra tribù beduine tra tradizioni e codici da rispettare. Quando una ragazza scompare, il cugino durante le ricerche, investe un uomo della tribù rivale e per evitare la vendetta, le sue sorelle vengono sacrificate e promesse in matrimonio alla famiglia avversaria.
Un film che partendo da un dramma familiare mostra una rigida società patriarcale con le donne usate come merce di scambio.
"Mia nonna è stata data in sposa a 14 anni, ero molto legato a lei e ogni volta che mi raccontava la sua storia molto venivo profondamente toccato. Ho pensato che la cosa migliore da fare fosse realizzare un film in omaggio a mia nonna", ha detto il regista. "Ma dovevo trovare un modo per raccontare non solo la sua storia, trovare un'interpretazione. Lei è morta tre mesi prima che iniziassi a girare, portare quel peso e l'emozione sul set è stato piuttosto faticoso" ha aggiunto.
Il conflitto tribale è una metafora per molto altro, ha spiegato Mayasi: "Non è solo una storia di una vendetta tribale o di una faida tribale o di sangue. È una metafora del mondo: per me è anche un film molto politico, perché è stato girato al confine tra Libano e Siria. Mentre giravamo c'erano aerei israeliani che stavano attaccando su Libano e Siria durante il cessate il fuoco. Quindi è politico in senso sistematico ed è politico anche nel modo in cui è stato girato".
"Io appartengo ai palestinesi della diaspora - ha spiegato ancora - spero un giorno di vedere il mio Paese ma vivo tra Bruxelles e Beirut. La situazione è pessima, anche a Beirut. Senti sempre i droni israeliani nel cielo e non sai mai quanto la guerra continuerà o se ci sarà un'esplosione. Quindi non è facile prendere una troupe cinematografica, rischiare e girare un film anche lì in queste condizioni. È un cinema diverso".
"Ma è molto importante far sentire la nostra voce - ha detto riferendosi alla partecipazione alla Festa - soprattutto perché sono un regista palestinese e stiamo attraversando un processo di cancellazione, quindi per me è molto, molto importante che questo film venga visto".



