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Gad Lerner e la "violenza in miniatura": chi difende i maranza piccoli partigiani

di Tommaso Montesanogiovedì 22 ottobre 2026
Gad Lerner e la "violenza in miniatura": chi difende i maranza piccoli partigiani

3' di lettura

Sono «ragazzini», ma anche «resistenti». Come i partigiani del secolo scorso. Eroi, combattenti per i «diritti» e la «Costituzione». Guai a criminalizzare, ad agitare solo la leva della «repressione», ammonisce Elly Schlein, segretaria del Pd.

Non si allenta il “cordone sanitario” della sinistra intorno ai manifestanti di sabato scorso. Per l’Associazione nazionale partigiani - Anpi di Bologna, i giovani di oggi sono come i guerriglieri di ieri. «Come allora si chiedevano libertà, giustizia, pace, oggi si chiedono diritti, riconoscimento della Costituzione, che peraltro da quella resistenza nasce e purtroppo non è ancora stata attuata per interno», dice al Corriere di Bologna la presidente locale dell’Anpi, Anna Cocchi. Per lei anche i giovani che stanno infiammando le piazze nel 2026 «stanno facendo resistenza».

COMUNQUE SCUSATI

Eppure nella corsa alla giustificazione c’è qualcosa che non va, visto che Schlein di fatto invoca la “non imputabilità” per i ragazzi. Parlando della misura del fermo preventivo al forum di Coldiretti sull’agricoltura, la segretaria dem obietta «che non è neanche stata efficace per i maggiorenni come pensiamo lo possa essere per i minorenni?». E comunque, il punto è un altro: proprio perché si tratta di ragazzini, c’è «qualche dubbio rispetto alla proporzionalità» della pena, «stiamo sempre parlando di minorenni». Così il dilemma - tra i progressisti resta: vanno scusati in quanto giovanissimi o in quanto combattenti per una causa nobile?

Gad Lerner, dalle colonne del manifesto, gioca la doppia carta. Primo: «Sotto la Madonnina si è consumata violenza in miniatura». Cos’è un milione di euro di danni rispetto «alla violenza quotidiana teorizzata via social e messa in pratica dai potenti della Terra»? In fondo stiamo parlando, ecco la linea Schlein, di «adolescenti». Under 18, e qui si arriva al giustificazionismo più puro, che «fin dall’infanzia conoscono l’ingiustizia sociale e l’ostracismo culturale, impresso su di loro come un marchio. L’aver vissuto direttamente o nella biografia dei genitori la privazione dei diritti di cittadinanza li fa inoltre sentire parte di una comunità mondiale che trova il suo simbolo nella tragedia dei palestinesi a Gaza». Conclusione: prima di parlare di repressione, sarebbe stato meglio comprenderli: «Questi ragazzini andavano rispettati prima che si rendesse necessario punirli».

Avs ribalta il tavolo. Il problema, dice Marco Grimaldi, vicecapogruppo a Montecitorio, non è chi protesta, ma gli atti del governo, come l’ultimo “decreto sicurezza”: «Trattano le città come se fossero in guerra e i ragazzi come i nemici alle porte.

Il disegno di Meloni è più eversivo di chi scende in piazza. un attacco alla Costituzione, all’equilibrio tra poteri e al diritto di manifestare». Invece di prendersela con i ragazzi, Palazzo Chigi dovrebbe smetterla di «criminalizzare il disagio» e di «calpestare la Costituzione». Dopo essere intervenuto a Montecitorio, Grimaldi stavolta dice la sua sui social.

CHE IMBARAZZO

La sua collega europarlamentare Ilaria Salis, invece, interviene, alla trasmissione L’Aria che tira su La7. Il tema, naturalmente, sono gli scontri dello scorso fine settimana a Milano e quando Laura Ravetto di Futuro Nazionale la incalza - «ce la fa a dire solidarietà alle Forze dell’ordine?» - Salis alza la voce: «E lei ce la fa a condannare la violenza economica cui sono sottoposte sempre più persone?». Non c’è niente da fare: Ravetto ripete la domanda, Salis quella parolina, «solidarietà», non la dice. E quando il discorso vira sull’immagine simbolo degli scontri, ovvero il volto insanguinato del dirigente della Polizia Angelo De Simone, la deputata europea si limita a replicare al conduttore David Parenzo che «lo sapete benissimo che questi non sono i nostri modi, non è il nostro modo di stare in piazza. Le ho già risposto: non sono questi i nostri metodi. Dopodiché io volevo dire delle altre cose che riguardano quello che è successo nelle piazze, è la dimostrazione del fallimento...».