Perugia (askanews) - Una distesa verde di 9.212 ettari di estensione composta da un milione e 200mila piante di ulivi coltivati tra Spoleto, Campello sul Clitunno, Foligno, Trevi, Spello e Assisi: la "Fascia olivata Assisi-Spoleto" è il primo sito italiano inserito nella lista dei Globally Important Agricultural Heritage Systems (GIAHS) dalla Fao, l'organizzazione dell'Onu per l'agricoltura e l'alimentazione. Bernardino Sperandio, sindaco di Trevi e coordinatore del progetto. "L'idea ci è venuta guardando questo meraviglioso paesaggio di 60 chilometri ininterrotti di uliveti tra Assisi e Spoleto, nella fascia tra 300 e 800 metri sul livello del mare che è un unicum nella nostra realtà paesaggistica italiana e non solo. Vedere queste zone coltivate oggi in parte abbandonate ci ha fatto dare l'allarme". Il programma GIAHS della Fao nasce con lo scopo di selezionare i paesaggi del mondo che si distinguano per la ricchezza della loro biodiversità e un virtuoso rapporto tra comunità umana e ambiente circostante. Si punta a tutelare le tecniche tradizionali di gestione agricola per poi utilizzarle come strumento di sviluppo sostenibile dei territori. In questo modo, la tutela del paesaggio tradizionale diventa un fattore di promozione producendo vantaggi alla popolazione come spiega Mauro Agostini, direttore generale di Sviluppumbria, Agenzia della Regione Umbria per la competitività e la crescita economica. "C'è una duplice ricaduta, una direttamente sul prodotto olio perchè il riconoscimento del paesaggio è componente anche economica, l'altra è indiretta e riguarda la promozione turistica della nostra regione che punta molto sugli aspetti paesaggistici e le bellezze enormi di cui disponiamo". L'inserimento nel programma FAO-GIAHS è stato ottenuto dopo un'attenta valutazione dei tecnici su 5 parametri: biodiversità agricola, un sistema di conoscenze e tradizioni locali, un insieme di valori condivisi, il sostentamento economico della popolazione e le caratteristiche peculiari e uniche del paesaggio in esame. Leonardo Laureti, dottore agronomo e produttore olivicolo. "È bene che tutti i produttori comprendano l'importanza di questo riconoscimento della Fao a livello mondiale e quindi piccole cose fatte da tutti possono fare grandi cose. Molti possono tornare a non abbandonare e anzi coltivare gli oliveti secondo gli insegnamenti agronomici, già questo è un primo passo". "Noi dobbiamo fare in modo che la produzione di olio sia incrementata e sostenuta per questo è necessario che non sia più venduto ad un prezzo irrisorio rispetto alla qualità". L'obiettivo più ambizioso è riuscire ad inserire la fascia di ulivi nella lista dei Patrimoni dell'Umanità dell'Unesco.



