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Odissea senza fine per Sea Eye, testimonianza di migranti a bordo

sabato 13 aprile 2019
2' di lettura

Roma, 9 apr. (askanews) - Continua l'odissea per i 64 migranti a bordo della nave "Alan Kurdi" della ong tedesca Sea Eye che si trova al largo di Malta senza un porto dove poter sbarcare i 50 uomini, 12 donne - tra cui una incinta - e due bambini. "Stiamo finendo le scorte di cibo e acqua potabile e si sta avvicinando una nuova perturbazione. Abbiamo bisogno di un rifugio sicuro", è l'appello che arriva dalla nave. Dopo una settimana dal salvataggio, la situazione resta di stallo. Prima il rifiuto dell'Italia di concedere un porto, poi il diniego della Valletta di non consentire l'attracco. Quello che hanno vissuto in Libia lo racconta Benjamin, un nigeriano di 30 anni. "Sono arrivato in Libia nel 2015. E' stato un inferno, è il peggior paese che io abbia mai visto da quando sono nato. E un paese corrotto, non civilizzato, utilizzano i neri come schiavi, vendono gli esseri umani. Io sono stato venduto due volte; mi hanno venduto per 500 Dinar. Da quando sono arrivato nel 2015 non sono mai stato libero". Lui e gli altri a bordo della Alan Kurdi dalla Libia sono riusciti a fuggire. Anche Evans arriva dalla Nigeria "Ho lasciato la Nigeria per i tanti problemi che ci sono nel mio Paese. Ho perso i miei genitori, entrambi i miei genitori sono morti. Ci sono problemi ovunque, nessun aiuto. Ho deciso di andare via, di muovermi altrove, e di andare in Libia. Ma quando sono arrivata in Libia ho visto che c'erano problemi anche li. Vendono le ragazze, le commerciano, ti dicono di fare delle cose che sono fuori di testa. Ti dicono di dormire con uomini e se ti rifiuti, ti picchiano. Ti percuotono, usano coltelli. Io ho detto che non volevo fare quello che mi chiedevano, mi hanno ferito con un coltello. Ho visto morire tanta gente che si rifiutava di fare ciò che chiedevano. E ho deciso di andare via dalla Libia. Ejike dice: "Ci trattano come schiavi. Non siamo esseri umani. Ti minacciano con pistole, ti picchiano, ti deportano. Non ho avuto alcuna possibilità se non scappare dalla Libia. E grazie alla Sea Eye siamo vivi. Senza il loro aiuto dsaremmo morti in mezzo al Mare.