Roma, 9 gen. (askanews) - Rahaf Mohammed Al Qunun è salva; la giovanissima saudita che si era barricata in un hotel all'aeroporto di Bangkok, rifiutando di tornare dalla famiglia, ha ottenuto lo status di rifugiato dall'Alto Commissariato Onu. La ragazza, presa in carico dall'UNhcr, aveva spiegato di subire maltrattamenti fisici e psicologici in famiglia per motivi banali, per esempio di essere stata sequestrata sei mesi perché si era tagliata i capelli; ma aveva deciso di fuggire per evitare un matrimonio forzato. Arrivata dal Kuwait, dove la famiglia risiede, all'aeroporto tailandese è stata fermata da funzionari sauditi e kuwaitiani, e si è vista confiscare i documenti. Le autorità tailandesi l'hanno fermata ma hanno rinunciato ad espellerla dopo la reazione virale dei social media: dall'hotel Rahaf ha aperto un nuovo account twitter e il suo videoappello le ha conquistato 45mila follower in una giornata. Avrebbero dovuto confiscarle il telefono, invece del passaporto, si è rammaricato più tardi l'incaricato d'affari dell'ambasciata saudita a Bangkok, catturato dai microfoni. Così Rahaf, denunciata in Arabia anche per essere partita senza il consenso del suo tutore maschio, è rapidamente diventata un simbolo della lotta contro l'oppressione femminile nel Regno. Il padre di Rahaf è arrivato a Bangkok, ma la ragazza ha rifiutato di vederlo, ha spiegato il capo della polizia dell'immigrazione tailandese Surachate Hapkarn. La giovane saudita aveva chiesto di andare in Australia. Ci sarebbero vari paesi disponibili e proprio l'Australia ha lasciato intendere che la soluzione potrebbe essere vicina. Lo ha detto Marise Payne, ministro degli Esteri di Canberra. Greg Hunt, ministro dell'Agricoltura australiano, spiega: se ha lo status di rifugiato, daremo serissima considerazione alla concessione di un visto umanitario. Il ministro rivendica anche il ruolo svolto dall'Australia: il primo passo dice è stato convincere l'UNHCR ad assistere urgentemente la signora, e ci siamo riusciti.



