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Miglioramento performance e innovazione tra le sfide 2016 per le imprese

Miglioramento performance e innovazione tra le sfide 2016 per le imprese

Roma, 30 mar. (Labitalia) - Miglioramento delle performance aziendali e innovazione dei processi interni sono ai primi posti tra le sfide business 2016. E' quanto emerge della decima edizione della Cio survey italiana promossa da Capgemini Italia, Hewlett Packard Enterprise e Tim e realizzata da NetConsulting cube. Il miglioramento delle performance aziendali, ovvero l'incremento del fatturato e miglioramento della marginalità, è la priorità più sentita dal panel intervistato e riguarda più del 70% dei Cio delle aziende intervistate. Al secondo posto l’innovazione di prodotto-servizio per il 58% dei Cio, seguita dall’innovazione dei processi interni che è una priorità per il 57% delle aziende.

Il focus sul cliente si traduce nella necessità di migliorarne la conoscenza (48% dei Cio), attraverso strumenti di Data analytics, e in una revisione delle strategie di vendita con obiettivo una gestione omnichannel del cliente (43%), priorità che presuppone un processo di integrazione tra canali fisici e canali virtuali. Le priorità più sentite dalle aziende sono anche quelle in cui più forte sarà il ruolo dell’Ict.

Le imprese puntano molto anche sulla 'digital disruption' che è un fenomeno con diverse declinazioni: tecnologiche, organizzative, relazionali, e con diversi impatti sul business. Un impatto dirompente per chi pensa che crei nuovi modelli di business (oltre metà del panel) e porterà a sostituire l’attuale offerta con nuovi prodotti e servizi; aiuterà a fare meglio, in maniera più efficiente, quello che si fa già (31% dei Cio); darà accesso a nuovi mercati, offrirà opportunità di ampliamento del business attuale (14%); per il restante 3% dei Cio non influenzerà il business.

Per la metà del panel è un fenomeno già in corso, per il 25% l’impatto sarà evidente entro il 2018, per i restanti è un fenomeno di più lungo periodo. Una possibile inerzia verso questo fenomeno compromette la capacità di competere (per più del 90% dei Cio) in un mercato sempre più complesso: rischio di mancata espansione del business, difficoltà a raggiungere nuovi segmenti di clientela/nuovi mercati, rischio di perdere quote di mercato e di portare avanti una gestione operativa inefficiente.

Nella metà del panel è il Cio che guida la digital strategy, seguito dal Cmo (22,6%), in alcuni casi vengono costituiti comitati misti (13,2%) che la definiscano e ne seguano l’implementazione. Vi è consapevolezza sulla necessità di intervenire e di farlo con urgenza, con un piano organico e una vision: il 43% delle aziende ha definito un masterplan di digital transformation, il 27% lo farà nel corso del 2016. Chi non prevede un digital masterplan (27% delle aziende) sta comunque indirizzando una serie di evoluzioni basate sui trend tecnologici del momento.

Le tecnologie sono strumentali alla realizzazione di un percorso di digital transformation: su di esse si basano una serie di cantieri digitali che presuppongono cambiamenti a più ampio raggio (organizzativi, culturali, business).

Con riferimento alle tecnologie su cui le aziende più stanno facendo leva, sul mobile si concentrano investimenti significativi: l’88% dei cio prevede investimenti medio-elevati in quest’area. Il mobile presenta un elevato potenziale in termini di digitalizzazione ab origine di alcuni processi, di innovazione dei servizi al cliente, di automatizzazione dei processi sia di front-office che di back-office.

Il cloud computing, partito timidamente da diversi anni, oggi attira investimenti medio-elevati da parte del 76% dei Cio. Diventa una scelta necessaria se si digitalizzano alcuni processi/interazioni, viene scelto per la possibilità di liberarsi della complessità dell’It, per esigenze di maggiore flessibilità, per velocizzare i tempi di messa in produzione di nuove applicazioni o nuovi servizi It.

Nel caso dei big data, investimenti medio-elevati sono previsti dal 70% delle aziende del panel, su spinta delle maggiori potenzialità che strumenti di business analytics, appliance, ricerca semantica ecc. offrono per la gestione di elevati volumi di dati e informazioni, con l’obiettivo di innovare il servizio al cliente, velocizzare i processi e la disponibilità di reportistica in real time, assicurare una maggiore tempestività nei processi decisionali e negli interventi sul cliente. Il social continua ad attirare attenzione e anche investimenti soprattutto in ottica esterna, attraverso strumenti volti a incrementare il livello di monitoraggio e di fidelizzazione del cliente.

“In uno scenario -afferma Giancarlo Capitani, presidente di NetConsulting cube- di trasformazione digitale come quello a cui stiamo assistendo, il Cio non ha più soltanto il compito di rendere i processi aziendali sempre più efficienti a costi decrescenti; ha quello di contribuire alla generazione di revenues e profitti attraverso l’introduzione di innovazioni tecnologiche funzionali al business. Questo accade se il Cio ha una vision digitale e riesce a trasferirla al suo interno, a partire dal top management, se riesce a fare It in maniera diversa, a collaborare all’interno di team interfunzionali che mettano a fattor comune competenze ed esperienze diverse per co-innovare. In altri termini, un Cio che abbia la capacità di reinventarsi”.

"I risultati che emergono dalla Cio survey -dichiara Raffaella Poggio, direttore marketing & communications di Capgemini Italia- sono chiari. La digital transformation non solo è una priorità, ma è ormai un percorso inevitabile che permetterà alle organizzazioni di definire nuovi modelli di business per competere sul mercato".

"Chi ha già avviato -ricorda- una vera digital transformation ha di fatto raddoppiato la possibilità di crescita, redditività e customer satisfaction rispetto a chi è rimasto ancorato ai modelli organizzativi tradizionali. Grazie a una piena mentalità digitale, sarà possibile ridefinire le competenze delle persone, ridisegnare i processi e l'organizzazione e questo farà la differenza tra essere protagonisti o spettatori della rivoluzione digitale".

“Oggi la digital transformation -sostiene Claudio Bassoli, vicepresident Enterprise Group, Hewlett Packard Enterprise- è un asset strategico imprescindibile per perseguire il successo aziendale e mantenere capacità competitiva in un mercato sempre più dinamico, che richiede competenze e soluzioni tecnologiche innovative ma anche maggiore agilità e flessibilità. Hpe è costantemente al fianco delle organizzazioni pubbliche e private per accompagnarle nel passaggio al digitale, attraverso un approccio bimodale e integrato".

"Infrastrutture ibride, sicurezza, big data e mobilità -racconta- sono i 4 pilastri su cui si fonda la strategia di Hpe, per cui l’Iot si rivela una grande opportunità: la grande mole di dati prodotti dagli asset digitali, attraverso il supporto dei nostri potenti strumenti di analytics, ci permette di produrre informazioni di valore che favoriscono la crescita e l’innovazione delle aziende”.

“Un messaggio emerge -spiega Enrico Trovati, responsabile marketing Ict Solutions & Service Platforms di Tim- con particolare evidenza da questa edizione della Cio survey: la digital disruption nelle aziende italiane non è solo un salto tecnologico ma una trasformazione diffusa nei processi e in tutta l’organizzazione. Un percorso che non può limitarsi alla semplice adozione di strumenti più moderni, puntando piuttosto a un loro sviluppo integrato".

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