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Tasi, ecco come salvarsi dalla tassa sulla casa: moduli, aliquote e sanzioni

Tasi, ecco come salvarsi dalla tassa sulla casa: moduli, aliquote e sanzioni

Quindici giorni al caos Tasi. Dopo «tanta» attesa, ci siamo: tra due settimane scatta il pagamento dela nuova tassa sugli immobili. E la confusione - manco a dirlo - regna sovrana. Anche se non per tutti: pochissimi contribuenti, per la verità, hanno già preso le misure con il balzello che ha (in parte) sostituito l’Imu (la vecchia imposta municipale sulle abitazioni che, nonostante gli annunci, non è andata in pensione). Si tratta, in ogni caso, di pochissimi «fortunati» - che non vivono in grandi città - chiamati a pagare a giugno scorso la prima fetta di Tasi. La maggior parte dei proprietari di casa - si calcola circa 16 milioni di persone - il 16 ottobre è invece attesa alla cassa dai comuni, in tutti quelli che non hanno approvato a giugno la delibera sulle aliquote della cosiddetta tassa sui servizi indivisibili. Fra due settimane si paga l’acconto, il saldo finale a metà dicembre.

Rischio contenzioso - L’allarme rosso, dunque, è scattato. Per (almeno) due ragioni: sia perché ormai è chiaro, come dimostrato da numerosi centri studi, che i conto della Tasi sarà assai più salato rispetto all’Imu; sia perché errori di calcolo sono scontati e il rischio di contenzioso cresce sempre di più. Sta di fatto che in questi giorni la stampa specializzata, dal Sole 24 Ore al Corriere Economia, sta cercando il più possibile di fornire indicazioni e suggerimenti per orientare i cittadini nella ennesima giungla fiscale made in Italy. Dalle tipologie di immobili ai vari bollettini utilizzabili ecco alcuni suggerimenti utili.

Il bollettino - Tanto per cominciare, un miraggio: il bollettino precompilato. Sono davvero poche le amministrazioni territoriali che hanno spedito a casa il modulo con gli importi già definiti da pagare. Annunciato come una delle vere novità rispecchio al regime precedente, il modello per i versamenti Tasi già pronto per andare in banca o all’ufficio postale è rimasto una specie di oggetto misterioso. Ragion per cui è utile ricordare alcune questioni importanti. Come per l’Imu, la Tasi va versata singolarmente da ogni comproprietario: un modello F24 ciascuno, non si scappa. Esattamente come per l’Imu, si devono indicare il codice catastale del comune, il numero di immobili per cui si paga il balzello, l’anno di imposta e, ovviamente, l’importo conteggiato per tipologia di immobile (terreni edificabili, abitazioni principale, altri fabbricati). Non è finita: è necessario barrare anche la casella «acconto», mentre lo spazio «rateazione» va lasciato obbligatoriamente in bianco.

Mini-versamenti - Attenzione, niente minipagamenti: non va eseguito il versamento, infatti, se l’importo annuo dell’imposta calcolata è inferiore a 12 euro, anche se è opportuno verificare eventuali limiti differenti deliberati dai singoli enti locali. Quanto alle modalità di pagamento, dal domani sono vietati i modelli F24 cartacei per importi superiori a 1.000 euro: ne consegue che è obbligatorio usare i servizi di home banking offerti dalle banche o da Poste Italiane oppure utilizzare i servizi telematici dell’agenzia delle Entrate. Restano sempre validi, comunque, i bollettini postali con conto corrente dedicato unico (n. 1017381649), ma bisogna utilizzarne uno per ciascuna località in cui si posseggono immobili.

Pagamenti - Altro aspetto importante è quello delle scadenze ravvicinate. Ragion per cui è opportuno programmare spese e accantonamenti: occhio al bilancio familiare e a quello delle imprese, visto che la Tasi si paga anche su negozi, uffici, laboratori, capannoni, box e aree edificabili. Quello che è stato spacciato per un rinvio (dal 16 giugno al 16 ottobre) potrebbe rivelarsi un pericoloso boomerang: di fatto dal versamento della prima rata al saldo passeranno appena due mesi. Saldo che in molti casi si aggiunge all’Imu, rimasta in piedi per le cosiddette seconde case e altri immobili.

Inquilini alla cassa - Chi paga? Anche qui brutte sorprese: pagano la Tasi, anzitutto, tutti i proprietari di immobili situati in Italia e pagano pure i titolari di diritto di usufrutto o chi ha diritti di abitazione e di uso. Ma alla cassa, ecco una novità poco gradita per chi un immobile non ha mai voluto acquistarlo, sono attesi pure gli inquilini. Sui quali scatta l’obbligo di versamento di una quota della Tasi variabile dal 10 al 30 per cento, secondo la delibera degli oltre 8mila comuni italiani. A Milano la quota è del 10 per cento, a Roma del 20 per cento.

Troppe aliquote - E quanto si paga? Qui si entra nel vero terreno minato. Tutto dipende dai sindaci che hanno definito le aliquote. Per l’abitazoine principale possono arrivare al 2,5 per mille o al 3,3 per mille. Per gli altri immobili, invece, gravati anche dall’Imu, l’aliquota è generalmente più bassa. In ogni caso, è previsto che la somma tra l’Imu e la Tasi non possa superare l’1,14%. In parecchi comuni - non tutti - è stata abolita la Tasi sugli immobili diversi dall’abitazione principale.

di Francesco De Dominicis

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Commenti all'articolo

  • fraferra

    01 Ottobre 2014 - 15:03

    TASI: c'è poco da salvarsi, il Comune manda a casa il modulo compilato e noi paghiamo, il mio Comune spero faccia così,,,, I Comuni possiedono i dati catastali ancora dalla vecchia ICI,,,, se mancherà qualcosa completeranno i dati,,,,

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