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Le pensioni aumentano di 100 euro al mese: chi incassa

di Ignazio Stagnogiovedì 10 settembre 2026
Le pensioni aumentano di 100 euro al mese: chi incassa

3' di lettura

Le pensioni del 2027 cominciano pian piano a prendere forma. E di fatto a darci una mano nel capire cosa potrebbe accadere nelle tasche di chi ha un trattamento previdenziale è il tasso di inflazione. Già, perché su questo parametro si calcola l’importo del nuovo assegno erogato dall’1 gennaio del prossimo anno.

In questo momento il tasso su base annuale si aggira intorno al 2,9%, con un possibile esborso per lo Stato di circa 10 miliardi. Una quota che potrebbe portare a un cospicuo incremento per chi ad esempio avrà una rivalutazione piena. Prima di addentraci nelle proiezioni degli importi, è necessario mettere in chiaro due cose.

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A NOVEMBRE
La prima riguarda proprio il tasso di inflazione: a metà novembre il dato per il 2026 verrà bollinato dal Mef e dunque potrebbe crescere o diminuire, ed è su questo valore certificato che si baseranno realmente gli importi degli assegni. L’altro punto riguarda il sistema perequativo per fasce: come definire dunque gli aumenti. E qui il sistema non dovrebbe subire mutamenti rispetto allo scorso anno. La rivalutazione dell’importo infatti sarà al 100% per i trattamenti fino a 4 volte il trattamento minimo (611,85 euro); al 90% per quelli tra 4 e 5 volte il minimo; al 75% per quelli superiori a 6 volte il minimo. Messe in chiaro le regole del gioco, adesso cerchiamo di capire a quanto ammontano gli incrementi assegno per assegno.

Partiamo dalla prima fascia, quella con rivalutazione piena. In questo caso tutti gli assegni fino a 2.447,40 euro (ovvero fino a 4 volte il trattamento minimo) avranno un aumento senza penalizzazioni. Ecco dunque qualche esempio: chi percepisce il trattamento minimo, ovvero 611,85 euro, passerebbe a 629, 59 euro, con un aumento di circa 18 euro. Un assegno da 800 euro diventerebbe di 823,20 euro con un incremento di 23,2 euro. A seguire un assegno di 900 euro andrebbe a toccare i 926,10 euro con un surplus di 26,10 euro, mentre uno da 1.000 euro aumenterebbe a 1.029 euro con 29 euro in più e uno da 2.000 euro a 2.058 euro con 58 euro di incremento.

Da qui parte invece l’elenco degli assegni che invece devono fare i conti un sistema penalizzante, ovvero con una rivalutazione calmierata. Un assegno da 2.500 euro, sempre con il tasso di inflazione attuale, salirebbe a 2.572,34 euro con un aumento dunque di 72,34 euro. Chi invece incassa un assegno da 3.000 euro, allora avrebbe un importo da inizio anno di 3.085,39 con 85 euro in più su base mensile. Se si guarda poi alle fasce alte, alle pensioni che ad esempio toccano i 3.500 euro, allora l’aumento tocca addirittura quasi i 100 euro. Infatti l’assegno potrebbe arrivare a 3.596,48 con un “bonus” di 96,48 euro. Ma nel nuovo anno le novità riguardano anche il sistema per l’uscita dal lavoro.

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LE NUOVE SOGLIE
Infatti scatterà un nuovo adeguamento alla speranza di vita che si traduce in un mese in più in servizio. La pensione anticipata contributiva sarà a 64 anni e un mese mentre quella di vecchiaia a 67 e un mese. Per quanto riguarda invece la ordinaria anticipata saranno necessari 42 anni e 11 mesi di contributi versati per gli uomini e 41 e 11 mesi per le donne. Infine, va ricordata, sempre sul fronte delle uscite dal lavoro, la proposta della Lega che permetterebbe a 64 anni di abbandonare il lavoro a tutti coloro assunti prima del 1996 con una riduzione dell’assegno che va dai 182 euro ai 365 euro lordi.

Il tutto con un ricalcolo dell’assegno previdenziale col sistema contributivo e con un “aiuto” derivante dal trattamento di fine rapporto. Una novità che potrebbe cambiare (e non poco) il panorama delle uscite, ma di certo comporterebbe un sacrificio sul rateo. Per capire come finirà la faccenda bisogna attendere la prossima legge di Bilancio ormai alle porte nel consueto rush che parte in autunno e arriva alla fine dell’anno.

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