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Silvia Salis, "al tavolo si siede lei": terremoto a sinistra, chi la lancia

sabato 12 settembre 2026
Silvia Salis, "al tavolo si siede lei": terremoto a sinistra, chi la lancia

2' di lettura

Adesso è ufficiale: sarà Silvia Salis il nome con il quale Matteo Renzi proverà a sedersi al tavolo del campo largo. Il leader di Italia Viva indossa il vestito dell'umile e annuncia tre passi indietro: non intende correre alle primarie del centrosinistra e non chiederà un posto sicuro in Parlamento. Ma, soprattutto, non chiede una sedia per sé al tavolo di programma del centrosinistra: meglio un sindaco, come la Salis, appunto. O in subordine, da Genova a Napoli: Gaetano Manfredi.

Mosse che serviranno a rendere più facile la costruzione di un'alleanza di centrosinistra. O meglio, a rendere l'ingresso di IV più digeribile agli alleati del campo largo che ne farebbero volentieri a meno: M5s e Avs. Il triplo annuncio è arrivato alla festa nazionale dell'Unità di Reggio Emilia, in un confronto con Dario Franceschini, alla prima uscita pubblica dopo l'intervista in cui ha rivelato di avere il Parkinson.

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Applausi per Franceschini. Ma anche per Renzi, molti. E reciproche, inedite, manifestazioni di affetto, visto che anni addietro Renzi ebbe modo di definire Franceschini "il vicedisastro" e Franceschini di paragonare Renzi allo scorpione della favola di Esopo. Salamelecchi fin dall'inizio e poi uno scambio di messaggi per provare ad andare a cena insieme subito dopo l'incontro: "Questo applauso è per Dario e sappiamo perché", ha detto Renzi salendo sul palco.

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"Questo applauso è per Renzi che torna dopo 10 anni", ha detto Franceschini, riferendosi al fatto che l'ultima volta che Renzi ha partecipato alla festa nazionale dell'Unità è stato nel 2018. Poi la sostanza. "C'è chi dice: non voglio vedere Renzi nella foto con Schlein, Conte e Avs - ha detto Renzi -. Io in quella foto non ci devo essere, non ci voglio essere. Siamo disponibili a farci rappresentare da qualcuno che non sia Renzi: io individuerei un sindaco o una sindaca" come "Salis e Manfredi".

Attenzione, non per rappresentare solo IV, ma tutta la galassia di centro, da Più Uno di Ernesto Maria Ruffini a Primavera di Vincenzo Spadafora. Sul Progetto Civico di Alessandro Onorato Renzi è più freddo: "Ho visto che c'è entrato Ingroia, io a un partito che ha Ingroia dentro auguro in bocca al lupo ma non è casa mia, è il simbolo del giustizialismo". Intanto Franceschini dettava la roadmap: "Per non fare le primarie bisognerebbe che i leader del centrosinistra si trovassero e decidessero: fai tu od oppure fa quello. Il quello non c'è. E lo fai tu è molto difficile. Per noi sarebbe difficile votare un 5s e per i 5s votare la segretaria Pd. La situazione migliore sono le primarie. Se diventano dilanianti ci meritiamo di perdere". E se non c'è tempo di fare prima il programma, "si trovi un accordo su dieci punti".

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Franceschini tesse, Renzi lancia ami. "Se la sfida fosse fra Conte e Schlein voterei Schlein, che a lei piaccia o no. Se la corsa fosse più larga, Renzi candidato? Non la vedo questa cosa, non mi pare che abbia un senso la mia candidatura". Meglio Salis.