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Ennio Doris, fondatore di Mediolanum: "Vi spiego perché con le banche hanno sbagliato tutto"

Maria Pezzi
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Se la politica si impantana, per capire cosa ne sarà di noi e del nostro portafogli, conviene volgere lo sguardo altrove. Magari verso Ennio Doris, il «banchiere che sorride sempre», l' immagine dell' ottimismo, il fondatore di Mediolanum, la prima banca su internet italiana, amico e socio di Berlusconi dagli anni Ottanta. Presidente, ha seguito le consultazioni al Quirinale? «Meglio che alla fine un governo ci sia, ma non mi preoccupa ora la sua assenza. Gli Stati hanno perso molta della propria sovranità, la politica monetaria la detta la Bce, le regole e i controlli li fa l' Europa. Possiamo restare nel limbo anche mesi, come è successo in Germania, Spagna e Belgio, quello che conta è non innervosire i mercati, che per ora non ci penalizzano». D' accordo, ma quanto può durare la pace sui mercati? «Durerà ancora, l' economia è tornata a crescere e abbiamo lo scudo di Draghi. Nessuno ha interesse a mettere sotto attacco l' Italia». Ma la ripresa vantata dal governo Gentiloni è reale? «Il ritmo di crescita è modesto, Pil e occupazione sono ancora al di sotto dei livelli precedenti al fallimento Lehman ma con questa pressione fiscale non poteva andare diversamente». Quindi lei è per la flat tax? «Sono favorevole alla riduzione delle imposte sul lavoro e sul lavoratore. L' economia è semplice, tutto ruota intorno ai tassi e alle tasse, che sono il marito e la moglie. Quando è iniziata la crisi, nel 2008, sia l' America che l' Europa hanno abbassato il costo del denaro per favorirne la circolazione, solo che mentre gli Usa se ne fregarono del loro alto debito pubblico e tagliarono anche le imposte, l' Europa si spaventò per i conti e scelse l' austerità. Fu un boomerang. L' Italia aveva ben assorbito il colpo del fallimento di Lehman, che ci fece crollare il Pil del 5,5% in un anno, e nel 2010 e 2011 era già tornata a crescere. Poi la cura Monti ci ha tarpato le ali e ne paghiamo ancora le conseguenze». Quando nel 2019 finirà il Quantitative Easing di Draghi, che ci compra debito pubblico a interessi bassi, sarà il colpo di grazia? «No, perché il mondo è cambiato e i tassi resteranno bassi. La tecnologia ha ridotto il costo dell' energia e non ci sarà più una crisi petrolifera come quella degli anni Settanta, che fece esplodere l' inflazione, e la globalizzazione, che facilita la delocalizzazione, ha messo in circolo Paesi con un costo del lavoro basso. Ora la battaglia è far salire l' inflazione, non fermarla». L' austerità ce la impose l' Europa, che su di noi non ha cambiato idea: se non troviamo entro l' anno oltre 15 miliardi, in base alle clausole Ue scatterà l' aumento dell' Iva, che è la morte dei consumi. «Il problema è sempre che la Merkel non può chiedere ai tedeschi di pagare i debiti degli italiani. Ma il vento è cambiato, la Ue è alle prese con euroscetticismo sovranismo. Se l' Italia si impegnasse a diminuire le spese correnti, l' Europa le permetterebbe di ridurre le tasse e aumentare il deficit». Quindi condivide la visione economica di M5S e centrodestra, accusati di fare solo propaganda? «Se vuoi far ripartire l' economia devi ridurre la pressione fiscale e accettare che per un paio d' anni il deficit salga. Però devi essere credibile, tagliare davvero la spesa pubblica, non puoi assumere Bondi, Cottarelli e Perotti per fare pulizia e poi lasciarli a casa, altrimenti i mercati ti puniscono». Che consiglio dà al prossimo premier italiano, se mai ci sarà? «Stimoli fiscali a lavoratori e imprese e spending review effettiva. Io ciclicamente nella mia azienda la faccio, e trovo sempre qualcosa da tagliare. E poi non deve fare l' errore di Renzi». Lei non era un tifoso di Renzi? «Sì. Lui ha avuto un successo enorme alle Europee, perché sembrava un uomo nuovo. Ha alimentato molte speranze e l' economia è migliorata, ma troppo lentamente. Di Maio e Salvini devono stare attenti. Se non risolvono rapidamente i problemi degli italiani, la gente li saluterà in fretta». Quindi Salvini fa bene a non voler governare a ogni condizione? «Andare al governo tanto per andarci non vale la pena». E Berlusconi fa bene a non fidarsi del tutto di Salvini? «Io con Silvio ho una lunga storia, di amicizia e fiducia reciproca, iniziata nel 1981 e messa alla prova più volte da fatti molto grandi. Nel 2008 l' ho convinto, come socio di Mediolanum, a sborsare 56,5 milioni suoi per risarcire i nostri investitori che avevano perso con il fallimento di Lehman. Per farlo però io ce ne ho dovuti mettere 63,5. Abbiamo speso il 90% degli utili in un' operazione che riguardava 11.000 clienti, solo l' 1%, un intervento costoso e senza precedenti, ma siccome io sostenevo che avrebbe pagato in termini di reputazione e Silvio si fidava, ha messo i soldi. La collaborazione di Berlusconi con Salvini però è solo all' inizio. L' unico consiglio che posso dare al segretario leghista è: patti chiari, amicizia lunga, tanto si sa che ognuno agisce guardando soprattutto al proprio interesse, quel che conta sono lealtà e coerenza di comportamenti . Per la mia esperienza, Silvio è l' uomo più leale che conosca». Ero convinto che più che i tempi lenti il grande errore di Renzi sia stato sulle banche, non è così? «I guai delle banche, come quelli dei giovani e dei meridionali senza lavoro, non dipendono da Renzi, anche se il Pd ha in parte perso per questi motivi, ma dalla crisi infinita. Se c' è crisi, c' è poca domanda e il lavoratore perde diritti e stipendio, perché non ha potere contrattuale. Così le banche italiane sono andate sotto solo per la lunghezza della difficoltà economica. Quando, prima della crisi, venni a conoscenza che esistevano in Usa i mutui subprime, di fatto non coperti da garanzia, sentii puzza di bruciato e ritirai tutti gli investimenti che avevamo laggiù, circa 7,5 miliardi, per riportare la liquidità in Italia, che aveva un sistema del credito sano e solido: ancora nel 2009 le banche italiane guadagnavano 11 miliardi l' anno e avevano in pancia pochi titoli tossici». E poi cos' è successo? «Il 90% dei finanziamenti alle banche è legato all'economia italiana. Andata in crisi questa, gli istituti sono stati schiantati da una serie di fallimenti e, tra il 2010 e il 2016 hanno perso 70 miliardi. Ovvio che il prezzo più alto l' ha pagato chi era peggio gestito quanto a erogazione del credito, Mps, Etruria, Marche, Chieti e Ferrara». Dimentica le venete. Campanilismo? «Pop. Vicenza e Veneto Banca avevano avuto seri problemi di gestione ma era già stata decisa la loro capitalizzazione, rispettivamente di 1,5 miliardi e di un miliardo. C' erano già le garanzie Poi però, si è scatenato l' inferno. Risultato: per risparmiare 340 milioni, sono stati bruciati 11 miliardi». Passaggio troppo veloce. «Riavvolgo il film. Quando salvarono Etruria e le altre, per non far perdere i risparmiatori privati servivano 4 miliardi e rotti, di cui 347 milioni erano soldi necessari per gli undicimila obbligazionisti privati. Si decise che si trattava di investimenti rischiosi, anche se non era vero, perché quei prodotti erano stati venduti a tassi non elevati e come sicuri, e quindi i risparmiatori potevano essere sacrificati e venne fatto un decreto da 3,7 miliardi. In sintesi, fecero 30 ma non 31, un pensionato si sparò e si scatenò il panico in tutti i risparmiatori, che ritirarono i soldi dalle banche in difficoltà. Prime fra tutte, proprio le venete, che si ritrovarono senza liquidità e quindi poco appetibili e a cui vennero dati 3,2 miliardi per non farle fallire, oltre ai 5 a Intesa come garanzia per prenderle. Un' apocalisse. Se poi aggiunge i 4 miliardi del Fondo Atlante, arriviamo a 11. Senza considerare gli effetti tragici, secondo me ancora più alti, che i crac bancari hanno avuto su economia reale e contrazione dei consumi». Ciononostante, con mille miliardi in banca e duemila in investimenti, gli italiani restano uno dei popoli più liquidi al mondo. «Per le nostre origini contadine, che non ci fanno mai vivere sopra le nostre possibilità. Il mio primo stipendio, 47.000 lire, nel 1960, lo diedi tutto a mia madre. Vivevamo in una casa senza servizi e con un solo locale riscaldato ma lo stesso risparmiavamo. Quando ci siamo permessi il bagno, avevamo già un gruzzolo in banca». Tremila miliardi sono una massa di denaro enorme: come possono essere utilizzati per rilanciare l' economia? «A inizio anni '50, la percentuale di denaro degli italiani investita in azioni era più alta di oggi. La sinistra ha seminato negli anni un clima sfavorevole alle imprese, colpendo gli investimenti azionari prima con la cedolare e poi con la dichiarazione dei redditi. Perciò in Italia la capitalizzazione delle quotate vale il 36% del Pil, quando in Spagna rappresenta il 56 e in Usa il 145%. Credo che l' istituzione dei Pir, i piani individuali di risparmio, che detassano gli investimenti in azioni di piccole e medie aziende, sia la più importante legge economica degli ultimi cinquant' anni: può risolvere il problema di avere un' economia dipendente solo dai prestiti delle banche, che da noi sono il 90% dei finanziamenti alle imprese contro il 30 degli Usa, mettendo in circolo i soldi dei privati». Perché la sinistra è in crisi in tutto il mondo? «Perché ha preso il potere negli anni della crisi e non ha saputo gestire la globalizzazione, che ha tolto forza alla manodopera. Per le stesse ragioni è in crisi la Ue, perché la gente ha capito che ormai è lei a menare le danze e le scarica addosso ogni responsabilità». Ma allora lei non ama la Ue? «Io sono da sempre europeista, però comprendo il successo delle forze sovraniste, che pongono un problema concreto». È anche euroscettico? «Il problema non è l' euro, che in tempi di crescita, fino al 2007, ci ha aiutato a contenere il debito pubblico non facendo esplodere gli interessi. Bensì l' Europa, che con l' austerità ha strozzato i Paesi del Sud, praticando un salasso a chi era già anemico. Gli Usa continuavano a dirci di abbassare le tasse e aumentare la spesa come facevano loro. Invece con la cura Monti, che immagino sia stato obbligato a fare quello che ha fatto, in un anno siamo passati da +1,2 a -2,8 di crescita e lo spread a luglio 2012 era già schizzato poco sotto i livelli a cui il professore l' aveva preso nel novembre 2011. Ma io, quando presentò il suo piano di governo, in autunno, avevo già capito tutto e disinvestito dall' Italia». La moneta unica è a rischio? «L' ha salvata Draghi, quando con il Quantitative Easing ha fermato la speculazione che era tornata ad accanirsi contro l' Italia e che rischiava di fare fallire noi e quindi tutta l' Europa. Appena sentii il suo "whatever it takes", capii che avevamo scavallato e mi precipitai a comprare titoli di Stato. Ora però le faccio io una domanda da un trilione di dollari». Prego, presidente «Chi c' era prima di Draghi, nel 2011, non avrebbe potuto fare altrettanto e fermare la speculazione contro il governo Berlusconi?». Berlusconi ha dichiarato che se governeranno Di Maio e Salvini, via Draghi dalla Bce, chi ci assicura che il film non si ripeta? «Molte cose sono cambiate nel frattempo, c' è stata la Brexit, che ha dimostrato che si può uscire dall' Europa senza fallire. Ero stato l' unico a prevederla, come risposta di un popolo orgoglioso ai timori dell' immigrazione e a una povertà gestita da fuori». In Cina l' export è crollato: i dazi di Trump ci faranno male? «Trump mette i dazi alla Cina ma solo per trovare un accordo, come ha fatto con la Corea. Ha un modo di trattare brusco ma nel merito lo condivido: la Cina non è più un Paese povero, ha 300 milioni di ricchi, è un' economia sviluppata, perché a lei deve essere consentito avere dazi e agli altri no? Poi i dazi li pratica anche l' Europa, le sanzioni a Putin, che altro sono?». Deduco sia contrario? «Le sanzioni sono antistoriche e fanno più male a chi le mette che a chi le subisce. È uno strumento economico usato a fine politico». È preoccupato per la crisi in Siria, Trump e Putin erano accusati di essere sodali, invece? «Trump lavora volentieri con Putin, a meno che questo non gli porti problemi di immagine: ognuno è amico solo di se stesso.. C' è molta confusione in politica estera; viene usata da ogni Paese per farsi i propri interessi, come insegnano le Primavere arabe. La tensione è notevole ma non sono pessimista, non è nella mia natura». di Pietro Senaldi

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