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Il reportage

Viaggio nel Borneo malese: la giungla di Sandokan è stata salvata da un italiano

Viaggio nel Borneo malese: la giungla di Sandokan è stata salvata da un italiano

La foresta di Sandokan è in pericolo! A lanciare l'allarme è niente meno che il WWF: il Borneo, il più grande polmone verde al mondo dopo l'Amazzonia, corre pericolo di vita. Molte specie presenti solo lì rischiano di estinguersi: sono ormai molti gli organ utan, le scimmie nasiche, spesso anche gli elefanti-pigmei uccisi da micidiali veleni. Bisogna intervenire e presto: i più solerti sono studiosi di casa nostra, guidati da Luca Viola, siciliano d'origine, che, in pieno accordo col Governo malese, coordina gli interventi da Kota Kinabalu, moderna capitale del Borneo malese, dove Viola abita con la famiglia, spingendosi da lì spesso nel cuore della giungla.

Mi imbarco per raggiungerlo nell'intrico della natura selvaggia, a Sukau, dove la foresta è talmente fitta, che a tratti copre come una campana protettiva il Kinabatangan, un corso d'acqua che pure ha un alveo di una certa larghezza: l'imbarcazione, una sorta di chiatta adibita a trasporto passeggeri, lascia il porto di Sandokan (il cui nome ha evidentemente ispirato Salgari nella scelta dell'appellativo del proprio eroe) e subito risale il fiume in mezzo a una vegetazione ogni chilometro più fitta: è per questo che dopo neanche mezz'ora, quando però la civiltà è già un lontano ricordo, proseguo su un'imbarcazione più piccola, e mi trovo solo con la guida nell'immensità del mare verde.

Ogni tanto il fiume si restringe, si snoda in piccoli canali laterali, a fondo cieco e terminanti in un groviglio di piante acquatiche. Le acque limacciose di un corso d'acqua solitamente placido fanno intuire violenti rovesci tropicali a monte. Il fiume è un habitat nell'habitat, popolato da specie rare: sulle sue rive nidificano uccelli variopinti, come il martin pescatore, prede prelibate di velenosi serpenti degli alberi, di lunghi rettili ad anelli gialli e neri e di grossi pitoni. Il tutto in un tripudio di cacofonie lancinanti di orang utan, di scimmie con la proboscide e di macachi e babbuini. Un ambiente già vivace ulteriormente animato dai potenti barriti di gruppi di elefanti, che al crepuscolo si avvicinano alle rive per dissetarsi.

È in un simile contesto che gli esperti, guidati dal nostro Indiana Jones, cercano di restituire alla giungla oranghi, elefanti, e le altre specie più di tutte minacciate dalle micidiali trappole dei proprietari di piantagioni, che a loro volta si vedono distrutti i raccolti dai mastodonti in cerca di cibo. «Liberare dalle trappole grandi mammiferi richiede un intervento delicato e rischioso», precisa Luca Viola, che mi accoglie in un lodge spartano a Sukau, in riva al fiume, «dobbiamo sedare l'animale e medicargli la ferita, che altrimenti causerebbe la cancrena». Il racconto di Viola diventa pura adrenalina, quando descrive gli elefanti-pigmei, che, impazziti di dolore e a volte non interamente sedati, menano fendenti con la proboscide contro chiunque.

E oggi questo mondo perduto, con i segreti millenari della sua flora e fauna, è conoscibile ovviamente con adeguata preparazione e con la consapevolezza della delicatezza della natura in cui ci si reca. Viola organizza dal suo sito (www.naturalis-asia.com) affascinanti tour nelle parti più recondite della giungla. «Si tratta unicamente di trekking eco-rispettosi - precisa lo studioso - andiamo alla ricerca del mondo perduto di Sandokan, dove nessuno si è mai spinto; lo facciamo quasi in punta di piedi, ospiti in casa d'altri».

Recentemente è penetrato addirittura nell'enorme area del Maliau Basin, mondo perduto di vegetazione impenetrabile nel cuore del Borneo malese, dove neanche gli esploratori inglesi si erano mai totalmente avventurati: «Siamo andati in una specie di oceano verde fittissimo, da sempre ignoto a occhi umani. Solo un ranger si era avventurato, forse per sbaglio, e non è mai tornato. Anche qui le specie sono a rischio: fattori inquinanti stanno assottigliando la ricchezza animale di questa natura primaria. Sono andato per testimoniarlo e per far partire la sensibilizzazione necessaria a proteggere l'ambiente». Viola ha vinto la propria scommessa; e ora il Maliau Basin inizia a rivelare i propri tesori: foto e filmati di un habitat prima inesplorato iniziano a circolare.

Questo anche perché nella sua impresa il Livingstone italiano è stato accompagnato da due coraggiosi reporter - Antonio Ciaccio e Roberto Barbieri -, che hanno filmato ogni aspetto di una natura forte, testimoniando il tutto sul sito di “message in the bottle” (www.mitb.it), da loro ideato per raccontare realtà arcane ai quattro angoli del mondo.

di Aristide Malnati

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