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Google, la Cina critica gli Stati Uniti

"Parole della Clinton dannose per i rapporti tra i nostri due stati"

Google, la Cina critica gli Stati Uniti
La Cina verbalmente attacca gli Stati Uniti. Il ministero degli Esteri cinese ha definito "dannoso" per i rapporti con gli Usa il discorso di Hillary Clinton contro la censura su internet. Un discorso che ha sollevato una controversia con Pechino sulla politica informatica, esplosa dopo che Google, primo motore di ricerca al mondo, ha minacciato di ritirarsi dalla Cina dopo aver lamentato episodi di intrusione di hacker e di censura. Clinton ha criticato le politiche informatiche di Cina e Iran, chiedendo a Pechino di indagare su quanto denunciato da Google a proposito di intrusioni di hacker e censura. I media cinesi hanno respinto l'appello di Washington a liberare Internet dalla censura, ma a dimostrazione che il tema è delicato, gli articoli cinesi che contenevano critiche sono stati poi eliminati dal web.



Ieri Hillary Clinton era scesa in campo per difendere la libertà di espressione su Internet. E lo ha fatto in diretta web, in un discorso trasmesso in tutto il mondo. L’intervento rientra nella vicenda Google-Cina, a sostegno della lotta del gigante di Mountain View contro la censura. Il consigliere del segretario di Stato per l'Innovazione, Alec Ross, anticipando i contenuti del discorso, ha spiegato: «Noi non consideriamo la questione della libertà su Internet solo come una questione di libertà di espressione, ma investe la visione stessa del mondo in cui vogliamo vivere». Secondo Ross dovremmo scegliere se «vivere in un mondo dove esiste un solo Internet o in un mondo dove le informazioni a cui abbiamo accesso, la conoscenza a cui abbiamo accesso dipende dal paese in cui viviamo?».
D’altra parte il consigliere ha precisato: «Stiamo prendendo questa situazione molto seriamente, ma bisogna ricordare che il dipartimento di Stato non è il braccio diplomatico di Google». Le proposte della Clinton saranno dirette anche ad altri Paesi, dal momento che Pechino non è l'unico governo che interferisce sull'accesso online. Circa il 31% della popolazione mondiale vive in paesi dove vige una forma di censura online: «Questa è una cosa che ci preoccupa molto perché esiste una reale convergenza tra questioni economiche, questioni di diritti umani e di sicurezza», ha concluso Ross.

Contro i cyberattacchi
- Nel testo del discorso anticipato dalla stampa, il segretario di Stato, Hillary Clinton, ha  annunciato provvedimenti contro gli autori dei cyberattacchi: «Paesi o individui che fanno cyberattacchi dovrebbero subire conseguenze e la condanna internazionale.
Chi ostacola il libero flusso di informazioni rappresenta una minaccia. In un mondo interconnesso un attacco sulla rete di una nazione può essere un attacco a tutti. Rafforzando questo messaggio possiamo creare norme di comportamento tra stati e incoraggiare il rispetto».

Google-Cina - L'intervento della Clinton arriva dopo che il motore di ricerca nelle scorse settimane ha minacciato di chiudere in Cina, dopo cinque anni dall’accordo sulla censura, denunciando di aver subito «sofisticati e molto mirati» attacchi di pirateria informatica contro gli account di attivisti per i diritti umani. Lo stesso giorno della denuncia di Google, il 12 gennaio scorso, Hillary Clinton chiese a Pechino spiegazioni su quegli attacchi «molto preoccupanti». In seguito i responsabili del motore di ricerca sono stati chiamati al dipartimento di Stato per riferire delle violazioni subite.

Il discorso - Il discorso dal Newseum di Washington, sulla«strategia dell'amministrazione per proteggere la libertà nell'età della Rete del 21esimo secolo», è stato trasmesso online oggi alle 9.30 ora locale (15.30 ora italiana), sul sito del dipartimento di Stato, http://www.state.gov/.
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Chi ostacola il libero flusso di informazioni rappresenta una minaccia


La Clinton ha chiesto alle aziende americane di rifiutare da subito la censura su internet, criticando quindi l'atteggiamento che Google ha tenuto in passato: «Spero che il rifiuto di appoggiare la censura politica diventerà una caratteristica delle imprese americane nel settore delle tecnologie. Vorrei che diventasse una sorta di marchio nazionale. Il settore privato ha la responsabilità di salvaguardare la libertà di espressione e, qualora rilevasse violazioni, dovrebbe riferire alle autorità competenti». Sulla condotta che dovrà avere in futuro la Cina, il segretario di Stato ha affermato: «Ci aspettiamo dalle autorità cinesi che organizzino un'inchiesta minuziosa sulle intrusioni informatiche. Vogliamo inoltre che questa inchiesta e i suoi risultati siano trasparenti». Insieme alla Cina, la Clinton ha citato anche la Tunisia e l’Uzbekistan tra i paesi che recentemente hanno inasprito la censura su internet.
Il segretario di Stato ha annunciato di voler porre «la cybersicurezza nell'agenda internazionale» perché i network di comunicazione siano «liberi, sicuri e affidabili». Un’azione congiunta è poi necessaria per la tutela della proprietà intellettuale e la lotta alla pedopornografia e alla prostituzione.
La Clinton ha ricordato infine il ruolo svolto dalle nuove tecnologie: sebbene computer e cellulari siano i protagonisti positivi nelle proteste per la democrazia in Iran o nei salvataggi di persone sepolte nel terremoto di Haiti, queste tecnologie possono essere anche male utilizzate, per diffondere le ideologie di al Qaeda o per reprimere il dissenso di un popolo. Un tempo c'era il muro di Berlino, oggi vengono eretti «muri virtuali» e «cortine dell'informazione». Secondo Hillary Clinton la libertà di usare Internet è strettamente collegata a diritti umani fondamentali come la libertà di associazione.

La risposta cinese
- Intanto, in vista di provvedimenti statunitensi, la Cina abbassa i toni della polemica su Google e sulla censura. Lo rende noto l'agenzia Nuova Cina, che riporta le dichiarazioni del viceministro degli esteri He Yafei: «L' incidente di Google non deve essere legato alle relazioni tra Cina ed Usa, fondamentalmente stabili, altrimenti si rischia di sopravvalutarlo». He ha aggiunto che «se Google o qualsiasi altra impresa straniera ha dei problemi in Cina, questi devono essere risolti in accordo con la legge cinese e il governo cinese vuole essere di aiuto nel risolvere i loro problemi».

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