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Ecco l'articolo di Dreyfus
che ha fatto condannare Sallusti

 

di Dreyfus

Una adolescente di Torino è stata costretta dai genitori a sottomettersi al potere di un ginecologo che, non sappiamo se con una pillola o con qualche attrezzo, le ha estirpato il figlio e l’ha buttato via. Lei proprio non voleva. Si divincolava. Non sapeva rispondere alle lucide deduzioni di padre e madre sul suo futuro di donna rovinata. Lei non sentiva ragioni perché più forte era la ragione dei cuore infallibile di una madre. Una storia comune. Una bambina, se a tredici anni sono ancora bambine, si era innamorata di un quindicenne. Quando ci si innamora, capita: e così qualcosa è accaduto dentro di lei. Lei che era una bambina capiva di aspettare un bambino. Da che mondo è mondo non si è trovata un’ altra formula: non attendeva un embrione o uno zigote, ma una creatura a cui si preparava a mettere i calzini, a darle il seno.

I genitori hanno pensato: «È immatura, si guasterà tutta la vita con un impiccio tra i piedi».Hanno deciso che il bene della figlia fosse: aborto. In elettronica si dice: reset. Cancellare. Ripartíre da zero. Strappare in fretta quel grumo dal ventre della bimba prima che quell’Intruso frignasse, e magari osasse chiamarli, loro tanto giovani, nonna e nonno. Figuriamoci. Tutta ’sta fatica a portare avanti e indietro la pupa da casa a scuola e ritorno, in macchina con la coda, poi a danza, quindi in piscina. Ora che lei era indipendente, ecco che si sarebbero ritrovati un rompiballe urlante e la figlia con i pannolini per casa. Il buon senso che circola oggi ha suggerito ai genitori: i figli devono essere liberi, vietato vietare. Dunque, divertitevi, amoreggiate. Noi non eccepiamo. Siamo moderni. Quell’altro che deve nascere però non era nei patti, quello è vietato, vietatissimo. Accettiamo che tutti facciano tutto, ma non che turbino la nostra noia.

Un magistrato allora ha ascoltato le parti in causa e ha applicato il diritto – il diritto! – decretando: aborto coattivo. Salomone non uccise il bimbo, dinanzi a due che se lo contendevano; scelse la vita, ma dev’ essere roba superata, da antico testamento. Ora la piccola madre (si resta madri anche se il figlio è morto) è ricoverata pazza in un ospedale.Aveva gridato invano: «Se uccidete mio figlio, mi uccido anch’io». Hanno pensato che in fondo era sì sincera, ma poi avrebbero prevalso in lei i valori forti delle Maldive e della discoteca del sabato sera, cui l’avevano educata per emanciparla dai tabù retrogradi. Che vanno lavati con un bello shampoo di laicità. Se le fosse rimasto attaccato qualche residuo nocivo di sacralità, niente di male, ci vuole pazienza. E una vacanza caraibica l’avrebbe riconciliata dopo i disturbi sentimentali tipici dell’età evolutiva.

Non è stato così. La ragazzina voleva obbedire a qualcosa scritto nell’anima o – se non ci credete – in quel luogo del petto o del cervello da cui sentiamo venir su il nome del figlio. Ma no: non anima, né petto, né cervello. Le dava dei calci proprio nella sua pancia che le dava il vomîto. Una nausea odiosa, ma così rasserenante: più antica dell’effetto serra, qualcosa che sta alla fonte del nostro essere. Si sentiva mamma. Era una mamma. Niente. Kaput.Per ordine di padre, madre, medico e giudice per una volta alleati e concordi. Stato e famiglia uniti nella lotta. Ci sono ferite che esigerebbero una cura che non c’è. Qui ora esagero. Ma prima domani di pentirmi, lo scrivo: se ci fosse la pena di morte, e se mai fosse applicabile in una circostanza, questo sarebbe il caso. Per i genitori, il ginecologo e il giudice. Quattro adulti contro due bambini. Uno assassinato, l’altro (l’altra, in realtà) costretto alla follia. Si dice: nessuno tocchi Caino, ma Caino al confronto avevale sue ragioni di gelosia. Qui ci si erge a far fuori un piccolino e a straziare una ragazzina in nome della legge e del bene. Dopo aver messo in mostra meritoriamente questo scempio, il quotidiano torinese la Stampa che fa? Mette pacificamente in lizza due pareri. Sei per il Milan o l’Inter? Preferisci la carne o il pesce?

Non si riesce a credere che ci possano essere due partiti. Sì, perché in fondo la vera notizia è questa, e cioè che ci sia un’opinione ritenuta rispettabile e che accetti la violenza più empia che esista: il costringere una madre a veder uccidere il figlioletto davanti ai suoi occhi. Non c’è neanche bisogno del cristianesimo. Basta l’Eneide di Vlrgjlio, la saggezza classica. L’orrore è quando i greci assassinano davanti agli occhi di Priamo il figlio. Invece qui già ci sono`due partiti. Quello pro e quello contro. È incredibile. Come se fosse possibile fare un bel dibattito sul genocidio: uno si esprime a favore, il secondo è perplesso. Ma che bella civiltà, piena di dubbi.

Come scriveva Giovanni Testori, più battiti e meno dibattiti. Specie quando il battito di un innocente è stato soffocato con l’alibi della libertà e della felicità di una che non sa che farsene, se il prezzo è l’aborto. Questo racconto tenebroso è specchio dei poteri che ci dominano. Lasciamo perdere i genitori, che riescono ormai a pesare solo come ingranaggi inerti. Ma che la medicina e la magistratura siano complici ci lascia sgomenti. Però a pensarci non è una cosa nuova. Nicola Adelfi propose, sempre sulla Stampa, l’aborto coattivo, in grado di eliminare i fastidiosi problemi dicoscienza, perle donne di Seveso rimaste incinta al tempo della diossina (2 agosto 1976). Abbiamo udito qualcosa di simile aproposito di lager nazisti e di gulag comunisti. Ma che questo sia avvenuto in Italia e che abbia menti pronte a giustificarlo è orribile.

 

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Commenti all'articolo

  • Renatino-DePedis

    24 Ottobre 2012 - 11:11

    personalmente i cattoFascisti come lei mi fanno orrore. ma tutto il suo disgusto cattolico dove era quando silvietto, dopo aversi fatto le foto di rito con la famigliola, partecipava a cenette eleganti con bungabunga?

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  • GiulioCatoni

    01 Ottobre 2012 - 04:04

    E' normale che un quotidiano nazionale possa impunemente comportarsi così? Vi rendete conto di quale arma viene messa nelle mani di persone come questo Dreyfus (che poi si è saputo essere addirittura uno degli attuali cosiddetti "deputati")? Il comportamento di chi ha scritto e approvato l'articolo potrebbe essere paragonabile a quello di chi guida in stato di ubriachezza e poi investe qualcuno causando lesioni gravi o gravissime. Deve essere punito col carcere? Ognuno ha la sua opinione. C'è la legge vigente. Ma qui unificare la difesa di Sallusti con quella della libertà di stampa e di espressione non c'entra proprio niente. Io personalmente sono contrarissimo all'aborto, ma ritengo molto opportuno che esso venga (strettamente) consentito e regolato da una legge per evitare quello che succedeva al tempo degli aborti clandestini e perché non credo che si possano escludere casi-limite (es. stupro) in cui sarebbe inumano sottrarre alla donna incinta la valutazione sul da fare.

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  • GiulioCatoni

    01 Ottobre 2012 - 04:04

    Ma scusate, avete capito che nell'articolo si dice che il giudice (e il padre della ragazza tredicenne incinta) avevano ordinato/deciso l'aborto? Ma ciò è completamente FALSO perché, proprio per il mancato consenso espresso del padre, la madre e la tredicenne (loro sì d'accordo per abortire) hanno dovuto ricorrere al giudice, che ha dovuto così integrare con suo provvedimento la volontà espressa di chi era titolato ad esprimerla (madre e figlioletta incinta). Tutte queste falsità del GIORNALE si concentrano in un attacco alla legge sull'aborto e sul finale si aggiungono quelle parole sulla pena di morte per i pretesi responsabili. Dov'è il dovere di cronaca, e quello di verificare l'attendibilità delle notizie? Qui non c'è stato l'esercizio della LIBERTA' di stampa, ma l'abuso doloso o gravemente colposo di un POTERE di "informazione" che distrugge con improvvisate farneticazioni la reputazione di alcuni cittadini, additandoli al pubblico disprezzo e auspicandone addirittura la morte.

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  • graziella

    30 Settembre 2012 - 17:05

    È sua madre circa 18 , sei i genitori erano abbastanza maturi da decidere con il cuore senza andare a chiedere consiglio ad un giudice, una persona estranea e che ragiona solo con il codice davanti, adesso molto probabilmente tutti sarebbero piú sereni, ci sarebbe una mamma giovanissima ma senza sensi di colpa, un bimbo che sgambetta e sorride ai nonni, un giudice che non avrebbe denunciato nessuno e Sallusti tranquillo e senza l'angoscia del carcere che gli incombe sul futuro. A volte il buonsenso e le ragioni del cuore dovrebbero prevalere sulle leggi e sulle decisioni dettate dalla paura di non riuscire ad affrontare le prove che la vita a volte ci impone . Spero che quella ragazza abbia cancellato quel suo orrendo ricordo : un'aborto imposto dai grandi. Penso inoltre che bisogna avere il coraggio delle proprie azioni e che Farina faceva meglio a farsi avanti, molto,molto tempo prima della sentenza! Solidarietá a Sallusti.

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