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Nuova legge

Rivoluzione in famiglia
Figli naturali uguali ai legittimi

Stessi diritti anche per i figli nati da incesto o violenza

I figli naturali in Italia sono circa il venti per cento. Adesso sono equiparati a quelli nati all'interno del matrimonio. E cambieranno anche i diritti sull'eredità
Rivoluzione in famiglia
Figli naturali uguali ai legittimi

 

I figli sono tutti uguali. E legittimi o meno, d'ora in poi avranno gli stessi diritti. La Camera ha infatti approvato la legge che equipara i figli legittimi a quelli naturali, ben 100mila nel nostro Paese, il 20 per cento dei bambini. Stessi diritti, insomma, senza distinzioni: sono figli e basta. Il provvedimento, ormai legge, è un testo unificato che ha condensato sei proposte di legge sul tema presentate da centrodestra e  centrosinistra. Con le nuove norme viene riconosciuto a tutti i figli, anche quelli naturali, un unico status giuridico e i bambini nati fuori dal matrimonio potranno avere nonni, zii, fratelli, e più in generale vincoli parentali che prima erano loro negati in assenza di   legittimazione. 

 

Figli legittimi e naturali - Assicurato per tutti i figli, dunque, il vincolo di parentela, come stabilito dall’articolo 1 della legge, nel quale si stabilisce che "la parentela è il vincolo tra le persone che   discendono da uno stesso stipite, sia nel caso in cui la filiazione è  avvenuta all’interno del matrimonio, sia nel caso in cui è avvenuta al di fuori di esso, sia nel caso in cui il figlio è adottivo". Il vincolo di parentela non c'è, invece, nei casi di adozione di persone maggiorenni. Una novità di non poco conto, dato che avrà rilevanza anche ai fini dei meccanismi di ereditarietà. Il figlio nato fuori del matrimonio può essere riconosciuto dalla madre e dal padre "anche se già uniti in matrimonio con altra persona all’epoca del concepimento" e il riconoscimento "può avvenire tanto congiuntamente quanto separatamente", stabiliscono le nuove norme. Questa modifica, in sostanza, riconosce anche ai figli naturali un vincolo di parentela con tutti i parenti (nonni, zii, cugini) e non solo con i genitori. Inoltre, con l’uniformazione del vincolo di parentela, si stabilisce che tutti i figli "hanno lo stesso stato giuridico" e che, in caso di riconoscimento postumo, da parte del padre, il cognome della madre non sarà mai cancellato, ma il figlio potrà affiancargli  quello paterno. 

 

Figli nati da violenza o incesto - Le norme approvate oggi si estendono anche ai figli nati da violenza o incesto, un’apertura che ha un duro contendere nell’aula della Camera. Un fronte guidato dall’Udc ha infatti cercato di affossare questa opzione, ma alla fine è prevalsa la linea già passata a Palazzo Madama, dove non erano   mancati scontri. L'attuale testo dell’art. 251 c.c. vieta che possano essere riconosciuti i figli nati da persone unite da vincolo di parentela in linea retta all’infinito (padre-figlia ecc..), in linea collaterale nel secondo grado (fratello-sorella), e tra affini in linea retta (suocero-nuora). L’eccezione a questa regola è che entrambi i genitori, o almeno uno di essi, all’epoca del concepimento, avessero ignorato il vincolo. La nuova disposizione prevede invece che il figlio nato da persone, tra le quali esiste “un vincolo di parentela in linea retta all’infinito o in linea collaterale nel secondo grado, ovvero un   vincolo di affinità in linea retta”, può essere riconosciuto previa  autorizzazione del giudice avuto riguardo all’interesse del figlio e alla necessità di evitare allo stesso qualsiasi pregiudizio. Nella relazione al disegno di legge si parla della possibilità di concedere  un’identità, uno status, a questi figli che subiscono le colpe di chi li ha generati. 

 

Diritti e doveri del figlio - L’articolo 1 introduce infine i "diritti e i doveri del figlio", modificando l’articolo 315 del codice civile. Il figlio "ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni". Il figlio "ha diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti". Il figlio minore (che ha compiuto gli anni dodici, e anche di età inferiore ove capace di discernimento) "ha diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano". Il figlio "deve rispettare i genitori e deve contribuire, in relazione alle proprie capacità, alle proprie sostanze e al proprio reddito, al mantenimento della famiglia finchè convive con essa". Nel caso però in cui sia venuta meno la potestà genitoriale, il figlio può sottrarsi all’obbligo di prestare gli alimenti a quel genitore. Uno dei decreti attuativi che dovranno essere emanati dal governo riguarderà la disciplina delle successioni e delle donazioni, ai fini dell’eredità.

 

 

 

 

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Commenti all'articolo

  • alvit

    28 Novembre 2012 - 13:01

    Ora sarete contenti, siete stati riconosciuti,non vi chiameranno più figli di trota o di NN. Che ku@o !!!Fortunato ostiamobene che di padri nel campo rom ne ha moltissimi.

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