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Il censimento

L'Italia sempre più affollata,
ma da cittadini stranieri

In dieci anni i residenti nel Belpaese sono aumentati del 4,3%, ma sono sempre meno quelli che ci nascono

Nel decennio 2001-2011 la popolazione di cittadinanza italiana è diminuita di oltre 250 mila individui (-0,5%), mentre quella straniera è aumentata di 2.694.256 unità
L'Italia sempre più affollata,
ma da cittadini stranieri

 

Lo Stivale è sempre più affollato: la popolazione residente in Italia è cresciuta in dieci anni del 4,3% arrivando a sfiorare i 60 milioni di cittadini. Per l'esattezza 59.433.744 unità: così come emerge dal 15° Censimento generale curato dall'Istat che fa notare, però che l'incremento deve essere attribuito esclusivamente alla componente straniera. Infatti, nel decennio 2001-2011 la popolazione di cittadinanza italiana è diminuita di oltre 250 mila individui (-0,5%), mentre quella straniera è aumentata di 2.694.256 unità.

Più italiani al Nord - I cittadini stranieri risultano in crescita in tutte le regioni della Penisola, mentre gli italiani diminuiscono nel Mezzogiorno oltre che in Piemonte, Liguria e Friuli-Venezia Giulia. In particolare, i cittadini italiani aumentano nel 43,2% dei comuni (3.493) e diminuiscono nel restante 56,8% (4.599). I comuni in cui si registra il maggior incremento di residenti italiani sono Rognano, Sant'Alessio con Vialone e Roncaro, tutti in provincia di Pavia; quelli che ne perdono di più sono Paludi, in provincia di Cosenza, Quindici, in provincia di Avellino e Rocca dè Giorgi, in provincia di Pavia. Nel periodo intercensuario i maggiori incrementi di popolazione si rilevano nelle regioni del Centro-Nord, specie in Trentino-Alto Adige (+9,5%), Emilia-Romagna (+8,5%), Lazio (+7,6%), Lombardia (+7,4%) e Veneto (+7,3%). Al contrario, nelle regioni del Sud e delle Isole si registrano incrementi lievi (intorno all’1% in Campania, Puglia e Sicilia) e perdite di popolazione (superiori al 2% in Molise, Basilicata e Calabria).

Un Paese di vecchi - E’ sempre più in aumento il numero degli anziani residenti in Italia. Dall’ultimo censimento effettuato dall’Istat risulta che dal 2001 al 2011 la percentuale di popolazione di 65 anni e più è passata dal 18,7% (10.645.874 persone) al 20,8% (12.384.963 persone); era al 15,3% nel 1991 (8.700.185 persone). Anche i "grandi vecchi", ovvero gli ultra 85enni, incrementano il loro peso sul totale della popolazione residente (dal 2,2% del 2001 al 2,8% del 2011). In particolare, si registra un aumento del 78,2% nella classe 95-99 anni e del 138,9% in quella degli ultracentenari. Le persone di 100 anni e più, infatti, erano 6.313 nel 2001 (1.080 maschi e 5.233 femmine), mentre nel 2011 ne sono state censite 15.080, con una percentuale di donne pari all’83,7% (12.620 unità). Ben 15.060 hanno una età compresa tra i 100 e i 109 anni; in 11 hanno raggiunto i 110 anni, in sette i 111 e solo due donne (residenti una in provincia di Milano e una in provincia di Venezia) alla data del 15° Censimento avevano compiuto 112 anni. La Lombardia è la regione in cui risiede il maggior numero di ultracentenari (2.391, pari al 15,9% del totale), seguita dall’Emilia-Romagna (1.533, 10,2%) e dal Veneto (1.305, 8,6%). Anche nel 2001 la Lombardia (940, 14,9%) e l’Emilia-Romagna (602, 9,5%) erano le regioni con più ultracentenari, mentre al terzo posto si collocava il Piemonte (598, 9,4%) anzichè il Veneto (542, 8,6%). Nel corso degli ultimi dieci anni il numero di ultracentenari è raddoppiato in quasi tutte le regioni italiane ed è più che triplicato in Basilicata (da 43 a 137 persone, con un incremento percentuale pari al 218,6%). I residenti di 100 anni e più sono cresciuti del 204,0% nel Lazio, del 197,8% in Umbria. Le città con più ultracentenari al 9 ottobre 2011 sono Roma (681, 4,5%), Milano (494, 3,3%), Genova (267, 1,8%) e Torino (240, 1,6%). Nel Sud, le percentuali più elevate di anziani di 100 anni e più sono state registrate a Napoli (1,0%, 145 unità), Palermo (0,6%, 89) e Messina (0,6%, 88). L’analisi territoriale mostra una geografia dell’invecchiamento abbastanza variabile. Considerando l’età media della popolazione residente, che per l’Italia nel suo complesso è pari a 43 anni, le regioni del Sud presentano valori al di sotto del dato nazionale. In Calabria, Puglia, Trentino-Alto Adige e Sicilia l'età media è di 42 anni, mentre in Campania scende al livello minimo di 40 anni. Quattro sono le regioni che si attestano sul valore medio nazionale (Lazio, Basilicata, Veneto e Lombardia); nel resto della Penisola l’età media varia dai 44 anni di Sardegna, Valle d’Aosta, Abruzzo e Molise, ai 45 anni di Marche, Emilia-Romagna, Umbria, Piemonte e Toscana, fino a toccare il valore massimo in Friuli-Venezia Giulia (46 anni) e Liguria (48 anni). Il comune mediamente più giovane è Orta di Atella, in provincia di Caserta, con una età media di 32 anni, il più vecchio è Zerba, in provincia di Piacenza, dove l’età media è di 65 anni. 

 

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Commenti all'articolo

  • pinco

    04 Maggio 2013 - 23:11

    SU QUESTA TERRA SIAMO TUTTI IMMIGRATI E PRECARI. ANCHE IL VOSTRO BERLUSCONI!!!

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  • venvela

    06 Gennaio 2013 - 09:09

    Aveva ragione la Fallaci, ci stanno colonizzando, non ci sono riusciti con le guerre, perchè i nostri nonni hanno combattuto eroicamente e sono morti per difendere la Patria, ora lasciamo che ci invadano il territorio senza batter ciglio, anzi con l'aiuto dei sinistri capeggiati dai vari Bersani e Vendola, che non sono degni di essere italiani.

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  • maurizio52

    19 Dicembre 2012 - 13:01

    non fatevi sentire dai rossi è proprio su loro che contano,stanno sacrificando noi italiani pur di prendere voti.Italiani stiamo attenti con i rossi noi non esisteremo più!

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  • ubik

    19 Dicembre 2012 - 13:01

    sembrate tutti piero angela... :)

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