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L'azzardo del premier

Spending review, il governo taglia carabinieri e polizia

Spending review, il governo taglia carabinieri e polizia

Nella lista che qualche giorno fa Alessandro Marangoni, vicecapo vicario della Polizia, ha mostrato ai sindacati di settore, c’è anche il presidio della Polfer (Polizia ferroviaria) di Terontola-Cortona. Lo stesso dove prestava servizio Emanuele Petri, il sovraintendente assassinato il 2 marzo 2003, sul treno Roma-Firenze, dalle nuova Brigate Rosse. E ci sono anche, secondo l’elenco messo a punto dai tecnici del Viminale e sottoscritto da Angelino Alfano, ministro dell’Interno, ottanta presidi della Polizia postale, specialità che resterebbe in attività solo nei capoluoghi di regione. Al passo d’addio, secondo la bozza dei tagli, pure i Reparti di intervento della polizia stradale, i Rips: istituiti nel 2008 per volere di Antonio Manganelli, sarebbero soppressi. Come il distaccamento della polizia stradale di Arcore. Tanto basta per far denunciare a Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato (Forza Italia) e storico paladino delle Forze dell’ordine, che con la spending review «il governo di Matteo Renzi mette le mani sulla sicurezza. Chiediamo chiarezza in Parlamento».

«Sicurezza a rischio» - Alfano, dalle colonne di Libero, ha spiegato che il capitolo della revisione della spesa che riguarda il Viminale comporterà una semplice «razionalizzazione» che «non significherà mai tagli indiscriminati e abbassamento del livello di sicurezza delle nostre città». Fatto sta che il piano redatto da Carlo Cottarelli, commissario per la spending review, prevede di risparmiare dai tagli al comparto 600 milioni di euro entro il prossimo triennio. Solo che qualche giorno fa, ai rappresentanti di Polizia e Carabinieri convocati al dipartimento di pubblica sicurezza, Marangoni ha illustrato un piano che prevede la chiusura di 267 presidi di Polizia e di circa 300 strutture dei Carabinieri. Insufficienti a garantire un risparmio come quello promesso da Cottarelli a Renzi. Da qui il sospetto che la forbice del commissario sia destinata ad agire su altre voci del bilancio - già tutt’altro che florido - della Pubblica sicurezza.

A lanciare l’allarme, nei giorni scorsi, è stato il Sindacato autonomo di polizia (Sap), per bocca del suo presidente nazionale, Gianni Tonelli. «Temiamo che i 600 milioni di euro siano figli anche di future mancate assunzioni». In questo caso, secondo indiscrezioni, l’esecutivo starebbe pensando di prolungare il blocco del turn over fino al 2018. Che genererebbe, per la sola Polizia di Stato, un sotto organico di circa 50mila unità. Si tratterebbe, ha lanciato l’allarme Tonelli, di una vera e propria «destrutturazione del sistema sicurezza». Preoccupazioni che il Sap, e gli altri sindacati, ribadiranno ad Alfano il 25 marzo nel prossimo incontro che avranno con il ministro al Viminale. «A lui chiederemo conto», ha promesso Tonelli. Finora i sindacati di polizia, in attesa che la lista dei tagli trovi la sua versione definitiva, si sono limitati a forme di mobilitazione soft: ad esempio coinvolgendo, nelle varie città italiane, cittadini, associazioni, sindaci ed esponenti politici locali e nazionali. Molte le interrogazioni parlamentari presentate. Ma se le risposte di Alfano non saranno giudicate soddisfacenti, il livello della protesta è destinato ad alzarsi. «Non escludiamo altre iniziative forti», è quanto trapela dai rappresentanti degli uomini in divisa.

«Governo riferisca» - Intanto in Parlamento il clima si scalda. «Chiederò un’immediata convocazione della commissione Affari costituzionali del Senato», annuncia Gasparri, «per fare piena luce sui gravi tagli alle Forze di polizia in corso e sulle allarmanti ipotesi avanzate da tal Cottarelli». Per il vicepresidente del Senato gli «accorpamenti» allo studio del governo vanno «respinti al mittente» e rappresentano «una scelta inaccettabile. I ministri competenti si confrontino con urgenza con il Senato». Le ipotesi dei tagli, che sul versante dei Carabinieri potrebbero riguardare oltre seimila presidi dell’Arma (tra cui 4.632 stazioni), non sono passate inosservate neanche a viale Romania, comando generale della Forza armata. Perplessità che hanno spinto Gasparri, da sempre sensibile agli umori della Benemerita, a chiedere pubblicamente a «Renzi e al ministro dell’Interno se pensano di chiudere l’Arma dei carabinieri». Nei giorni scorsi il comandante generale, Leonardo Gallitelli, aveva piantato i paletti a tutela delle stazioni dei Carabinieri, «un presidio che non appartiene all’Arma, ma agli italiani». Ad Alfano, tra dieci giorni, i sindacati di polizia (Sap in testa) consegneranno una spending review alternativa. Due le proposte chiave: l’istituzione di un numero unico di emergenza, premessa per l’unificazione delle centrali operative, e la creazione di una centrale unica per gli acquisti delle Forze di polizia.

di Tommaso Montesano

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Commenti all'articolo

  • frabelli

    26 Marzo 2014 - 14:02

    Poi chi controllerà il territorio?

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  • rodolfo.bava33

    18 Marzo 2014 - 16:04

    Quale il risultato? La criminalità aumenterà! I delinquenti raddopieranno! Ed i ventilati risparmi verranno spesi in altri settori. Identica cosa per quanto riguarda l'eliminazione delle province. Eccezionali gli economisti ed i titolari dei vari Ministeri.

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  • federicotrapani

    18 Marzo 2014 - 12:12

    bandire concorsi equivale a spendere moltissimi soldi...eppure si continua a bandire senza motivo,motivo?:ci sono ad esempio 512 idonei non vincitori della polizia di stato dell'ultimo concorso che partirebbe anche domani a costo zero (non hanno bisogno di ripetere gli accertamenti psico-fisici,perchè in possesso di idoneità ancora valida).a oggi ancora non hanno avuto risposte cncrete!

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  • felix78ud

    18 Marzo 2014 - 11:11

    Nella mia regione chiudono il commissariato di Tolmezzo così nella provincia di Udine, che va Lignano Sabbiadoro sino ai confini di Austria e Slovenia a Tarvisio, rimarrà solo la Questura di Udine...complimenti, oltre a non lavorare, non conoscono nemmeno la geografia.

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