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Islam e occidente

Da Carlo Panella "Il libro nero del califfato"

Da Carlo Panella "Il libro nero del califfato"

Non rendersi conto che qualcuno ti fa la guerra per imporre la sua «civiltà» è un errore. Errore ancora più grande è non capire perché ti vuole annientare. L’Europa ha commesso questi errori nel 1939 e oggi li ripete. Allora, fino all’ultimo, fino al 1945, quando aprì i cancelli sull’orrore di Auschwitz, si rifiutò di prendere atto che l’essenza del nazismo non era solo la conquista dello «spazio vitale», ma la Shoah, l’annientamento nei lager degli Untermenschen, dei «sotto uomini» ebrei. Eliminata quella «zavorra» dell’umanità, la razza ariana avrebbe, finalmente, potuto edificare il mondo perfetto. L’Utopia hitleriana.

Oggi, l’Occidente commette lo stesso errore di fronte al «Califfo», al suo fedele John lo sgozzatore e ai fratelli Kouachi, loro alleati nel sangue. Non vuole prendere atto che John lo sgozzatore, con il suo inquietante e perfetto accento inglese, non è solo il boia degli ostaggi americani, inglesi e giapponesi. John lo sgozzatore è anche salito su un autobus, nel 2002, e ha maciullato con la dinamite 19 bambini ebrei che andavano a scuola nel quartiere Gilo di Gerusalemme. Sempre John lo sgozzatore, col machete, ha ucciso barbaramente, in Nigeria l’8 gennaio 2015, i 2000 abitanti di Baga, anche i musulmani. Ancora, John lo sgozzatore, il 30 gennaio scorso, è entrato nella moschea sciita di Shikarpur in Pakistan, si è messo in mezzo ai fedeli e quando tutti si sono inchinati a pregare si è fatto esplodere, massacrandone una cinquantina. L’Occidente rifiuta di comprendere che queste migliaia di «John» sono uomini di fede che applicano i precetti di un Islam scismatico. E non vuole farlo perché prenderne coscienza comporterebbe implicazioni terribili, che obbligherebbero a entrare nei misteri della fede - roba superata - e soprattutto a ripensare, qui e oggi, a Caino, alla pulsione di morte, alla religione della morte. Brutte, scomode scorie dell’animo umano. Per nulla politicamente corrette. Ma reali. Universali.

L’Occidente non capisce la minaccia jihadista e islamista, come non seppe comprendere quella hitleriana, perché non sa - non vuole - comprendere quanto sia carica di ideali, intrisa di fede. Ideali e fede orridi, sanguinari, atroci, ma tesi alla realizzazione dell’Utopia in terra. Alla costruzione della «città di Dio». Perché l’Apocalisse è alle porte, domani. Perché bisogna presentarsi al Giudizio Finale, subito. Un abisso separa la nostra totale dimenticanza, la stupita ironia, il nostro scherno nei confronti dell’Apocalisse, dalla loro certezza che è immanente e imminente. Questo baratro spiega perché non li capiamo, perché non afferriamo quello che per loro è ovvio: «Schiaccio il detonatore, mi uccido e uccido gli infedeli perché domani, proprio domani, tutti insieme, siamo chiamati al Giudizio Ultimo». John lo sgozzatore, alto, elegante e slanciato nella sua tuta nera che «stacca» perfettamente sullo schermo dalla tuta arancione della vittima sacrificale, decapita i suoi ostaggi, come Eichmann riempiva i suoi convogli verso Auschwitz. Perché è convinto che così fa un passo verso la conquista dell’Uomo Nuovo e - naturalmente - perché gli ordini, siano del Califfo o del Führer, non si discutono. L’Occidente pensa di potere uccidere John con i droni e di risolvere in tal modo la vicenda \[...\].

Ma sbaglia, perché John lo sgozzatore è il simbolo di un male dell’anima che penetra in profondità persino nelle nostre metropoli. John lo sgozzatore ci viene a trovare nelle nostre case da un nuovo lager costruito dentro la Rete, ci parla, ci minaccia ogni sera, ci mostra come l’uomo sgozza l’uomo, nero su arancione, guidato da una regia perfetta. Ci fa ripiombare in un rito antico, ancestrale, che fu nostro, dell’uomo, mille e mille anni fa: il sacrificio umano. John cala il suo coltello dentro la liturgia, i precetti, le citazioni dell’Islam, unica grande religione che ancora oggi sgozza centinaia di migliaia di montoni nella sua «Festa del sacrificio» \[...\]. Un Islam blasfemo, ci dicono gli ulema, ma ormai decine di migliaia di musulmani lo praticano. Centinaia di migliaia, forse milioni, lo ammirano. La forza di John, davanti alla umma, sta tutta nella convinzione utopica che vada ripercorso, qui, oggi, ogni gesto di un Profeta, che, unico, non fu solo destinatario della Rivelazione, ma fu anche condottiero e politico. Fondatore degli archetipi musulmani anche della guerra e della politica. E archetipo affascinante per i jihadisti è \[...\] la strage di ebrei della Medina, ordinata da Maometto nel 627, dopo che aveva vinto la «battaglia del Fossato», contro gli «idolatri» della Mecca. Gli ebrei della tribù medinense dei banu Quraizah, infatti, non avevano partecipato al conflitto, ma Maometto li accusò comunque di aver congiurato con gli avversari. Si recò in armi nel loro quartiere, perché Gabriele gli disse: «Dio ti ordina di non deporre le armi prima di avere ragione dei banu Quraizah». Gli ebrei chiusero le porte delle loro fortezze. «Scimmie e maiali» li aggredì il Profeta «avete forse osservato la volontà di Dio?» Gli ebrei non si difesero, si arresero e si consegnarono alla misericordia del Profeta, chiedendo di essere esiliati, come già era stato per due altre tribù ebree. Non fu così: Maometto ordinò di sgozzare tutti i 600 maschi ebrei prigionieri.

Oggi John, che sogna il ritorno alle leggi della Medina del 627, utopistica «società perfetta», ripete quel rito dello sgozzamento dell’infedele. Ovviamente, invece, chi vive l’Islam come rivelazione e fede, «legge» quell’episodio per quello che è: un fatto storico e crudele di guerra in tempi crudeli, ovunque, in Arabia come in Europa. Non certo un modello da imitare e riproporre. John lo sgozzatore spazza via con i suoi gesti duemila anni di cristianesimo, di umanesimo, di illuminismo. Frantuma l’età della ragione. E lo fa nel nome di Allah. Ci crede. E convince. E fa proseliti. Persino tante ragazze corrono dall’Europa per darsi a lui sessualmente e sgozzare l’infedele, il «sotto uomo», il prigioniero. Per provare quel rito di ebbrezza dionisiaca e di morte. Nel nome dell’Islam. Del loro Islam. Come Eichmann, come tutti i nazisti, John lo sgozzatore è un piccolo uomo. È banale. Era un rapper inglese. Forse un dentista. Ancora una volta si impone la forza straordinaria della banalità del male, gorgo opaco di vite meschine e assassine, che coinvolge tutto un popolo. E fino a quando non afferreremo il mistero della sua fede, il suo secolare spessore, la liturgia dei suoi gesti, fino a quando non capiremo come questo scisma sia nato dentro il corpo dell’Islam, semplicemente, perderemo.

di Carlo Panella

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Commenti all'articolo

  • allianz

    26 Luglio 2015 - 22:10

    Questo e solo uno dei tanti coglioni che crede nel Wahabba dove ci sono le 72 vergini.Non si è mai chiesto CON TUTTI QUELLI CHE CREPANO e che se le vanno a trombare,queste troie rimangono sempre vergini?Fesserie scritte su un libro che incita solo alla violenza.Peccato che se lo leggano tutti i giorni.Da 2000 anni.

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  • Janses68

    23 Aprile 2015 - 17:05

    Questo e' solo uno stronzo che merita di morire male, tra enormi sofferenze per il cervello bacato che tiene. Scoprire che nn c'e' Hallah ma Dio che non lo sgozzera' ma lo accogliera' ugualmente , e lui soffrira' per l'eternita' per le sue idee sbagliate di tutta una vita. La punizone peggiore ....ha ha ha. Vivere coscienti di aver vissuto in una mega mensogna come un coglione.

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