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Il caso

Omosessualità, la lettera: "Resto gay dopo il corso di rieducazione"

Omosessualità, la lettera: "Resto gay dopo il corso di rieducazione"

Un giornalista di Repubblica, senza brillare di originalità (la cosa era già stata fatta anni fa dalle Iene), ha pubblicato un servizio sul seminario di Luca Di Tolve, utilizzando le informazioni fornite da un suo «infiltrato» con documenti falsi. Per chi non lo sapesse, Luca Di Tolve è un uomo che dopo anni di vita gay, e dopo aver visto morire tutti i suoi amici di HIV, ha iniziato a interrogarsi sul senso della vita, intraprendendo un percorso esistenziale che, prima attraverso la fede, e poi attraverso la psicoterapia lo ha portato a rileggere la sua storia sotto una nuova luce, fino a scoprire di potere ancora provare attrazione per le donne. Oggi Luca è sposato con una donna straordinaria, ha una bimba bellissima e, fra quelli in Italia ad avere avuto una storia del genere, è l’unico che ha deciso di metterci la faccia per aiutare le persone con tendenze omosessuali a trovare delle risposte, qualora non le convincessero quelle fornite dal mondo gay. Per questo ha fondato un’associazione, il Gruppolot, che organizza dei seminari sull’identità e l’affettività.

Naturalmente l’articolo di Repubblica, a cui è seguita un’intera puntata di AnnoUno, era volto a far sembrare ridicole, quando non dannose, le dinamiche di questi seminari, e dato che mi sono stufato di vedere strumentalizzate esperienze e espressioni delle quali chi scrive non ha gli strumenti per capire la portata, ho deciso di raccontarvi io cos’è davvero il seminario di Luca Di Tolve.

Perché vedete, io al seminario ci sono stato, quattro anni fa. E so che ciò che avviene lì non è nulla di cui si debba aver paura di parlare, anche per una persona come me, che ancora vive pulsioni omosessuali e tuttavia crede fino in fondo nel valore di questa esperienza. È il seminario che mi ha dato il coraggio di raccontare alla mia famiglia la mia storia, riportando alla luce ferite generazionali che di padre in figlio ci stavamo tramandando, interrompendo così una catena di sofferenze che non aveva scopo e che forse non avrebbe nemmeno avuto fine, senza questa esperienza. Posso dire senza ombra di dubbio che Luca Di Tolve sia stato il regalo più grande a me e alla mia famiglia, perché ha permesso al dolore di trovare pace e all’amore che già c’era di venire fuori più potente di prima.

Pensate sia l’unico? Vi sbagliate. È grazie a Luca Di Tolve se una della famiglie più belle che io conosca oggi non è distrutta: una di quelle coppie che ti fanno venire voglia di sposarti davvero e mettere al mondo figli. Senza Luca due ragazzi stupendi oggi non avrebbero un padre vicino, e due delle persone più innamorate che io abbia mai visto dopo vent’anni di matrimonio, si sarebbero perse senza nemmeno riuscire a capire perché. E poi c’è stata la coppia di ex fidanzati omosessuali, uno trascinato dall’altro in nome della gelosia, giovani e già sconfitti dalla vita a vent’anni, fra serate nei locali, amicizie superficiali, e una relazione che con tutte le buone intenzioni non aveva prospettive perché non aveva significato. Se li vedeste oggi non li riconoscereste. Saldi, portatori di gioia, un punto di riferimento per la loro comunità. Uno con una ragazza, l’altro no. Forse non ce l’avrà mai. Il punto è che oggi è sereno, perche sa che non era quello ciò di cui aveva bisogno. L’importante per entrambi era ritrovare l’uomo dentro di sé che avevano perduto e che stavano cercando l’uno nell’altro. Il loro passato, ciò che hanno vissuto, oggi è solo una parte degli uomini che sono diventati. E come loro tanti, tantissimi.

Ora, pur rendendomi conto che certe modalità siano difficili da comprendere per una persona che non ha fede, ditemi, dov’è il male in tutto questo? Il seminario non ha lo scopo «magico» di trasformare una persona da omosessuale a eterosessuale ma di riportare alla luce le ferite della propria affettività e, trattandosi di un’esperienza fatta in ottica di fede, di mettere quelle ferite in mano a Dio, perché sia lui a decidere cosa farne.

L’omosessualità non è una malattia, e conoscendo Luca sono certo che questa parola non è mai uscita dalla sua bocca, come mai uscì in quei cinque giorni passati insieme quattro anni fa. Essa è solo una delle possibili conseguenze di una ferita dell’affettività. Non mi interessa quanto sia politicamente scorretto dire questo. Perché io so che è vero. I manuali di psicologia odierni non fanno fede, poiché negli anni 70 furono modificati su pressione dei movimenti Lgbt, per alzata di mano. Così un giorno l’omosessualità era un disordine dell’affettività, e il giorno dopo era diventata una «condizione innata». È scienza questa? O è politica? A voi giudicare. Non voglio santificare Luca Di Tolve, come tutti ha i suoi limiti e le sue esagerazioni, ma ciò che gli è stato fatto ieri è scorretto e ingiusto. Luca si è comportato da uomo, ha avuto il coraggio di esporsi, di mettere al servizio la propria storia per aiutare altre persone. Quanti oggi sarebbero capaci di fare quello che ha fatto lui?

di Giorgio Ponte

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Commenti all'articolo

  • EduardoC

    08 Giugno 2015 - 14:02

    Ma il fatto che questa persona si faccia pagare per effettuare delle sedute "terapeutiche" senza autorizzazione medico sanitaria su delle persone con traumi psicologici? No perché in un altro contesto si sarebbe parlato di truffa e circonvenzione di incapace...

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