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Croce di ferro, niente papamobile
e paga l'hotel di tasca sua
Lo stile popolare di Papa Francesco

Papa Francesco

di Caterina Maniaci

Una croce di ferro, non d’oro e ricoperta di pietre preziose. Una semplice croce  di ferro - quella che portava da vescovo -  che spicca sulla veste bianca, sulle spalle niente mozzetta rossa, la tipica mantellina papale che pure era stata preparata. Così si è presentato papa Francesco ai fedeli, subito dopo l’annuncio dell’ «habemus papam».  Anche la stola ha fatto la sua comparsa sulle sue spalle solo per il tempo della benedizione. Poi papa Francesco l’ha tolta. Ancora quel suo inchinarsi davanti alla folla dei fedeli chiedendo loro di pregare per lui, si configura come un segnale di umiltà, di totale disponibilità davanti alla Chiesa e comunque come un gesto non consueto per un pontefice appena eletto.

Nei primi atti si legge il senso di quel che verrà. E questi primi gesti di papa Francesco sono emblematici, certo, ma, dopotutto, in linea con il comportamento di una vita intera. Oggi appare eclatante quel suo decidere di andare subito, la mattina alle otto, a pregare la Madonna a Santa Maria Maggiore, su una delle auto della gendarmeria vaticana, senza nessun corteo, il Papa, poi  alla Casa del clero di via della Scrofa dove abitava nei giorni del pre Conclave, per pagare personalmente il conto, e dare così il buon esempio. Così come nella serata della propria elezione, tornando a Santa Marta, dopo la cena festosa con il collegio cardinalizio,  ha detto «no» all’auto di ordinanza dei Pontefici, scegliendo di utilizzare invece il pullmino con il quale tutti i cardinali hanno fatto ritorno nel loro albergo. Tanto che adesso, come ha spiegato padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana,  «gli uomini della sicurezza cercano di capire cosa vuole effettivamente fare e debbono adattare il loro servizio a suo stile», come accade anche al tempo di Giovanni Paolo II. 

«Impolitico»
Insomma, uno stile fatto così, essenziale, sobrio, non pauperistico e ostentato, insomma, «non politico», ma connaturale, risultato di una scelta religiosa assunta in totalità.

 La sua austerità, del resto, è diventata leggendaria.  Divenuto nel 1998 arcivescovo di Buenos Aires, non prese in considerazione il ricco episcopio adiacente alla cattedrale e andò ad abitare in un appartamentino poco distante, assieme a un altro vescovo anziano. La sera provvedeva lui a cucinare. In automobile ci andava poco, girava in autobus con la tonaca da semplice prete. Si dice che si preparasse la cena da solo, con pasti molto frugali, di sera qualche frutto e del tè. Altro episodio simbolico: quando Giovanni Paolo II lo creò cardinale, il 21 febbraio 2001, i fedeli avevano preparato una colletta per accompagnarlo a Roma e festeggiare tutti insieme l’avvenimento. Bergoglio chiese loro di restare in Argentina e di destinare i soldi ad opere di beneficenza. Una delle immagini più commoventi e più forti, che oggi troviamo rilanciate dai media in tutto il mondo, è quella in cui l’allora cardinal Jorge Mario Bergoglio mentre bacia i piedi di un bambino malato di Aids. L'immagine è stata scattata nel 2001. Si capisce che si tratta di un gesto non forzato, naturale: nei malati traspare il vero volto sofferente del Cristo e per un pastore della Chiesa è naturale la vicinanza e l’amore verso quel volto.

Questo atteggiamento non si traduce in una mortificazione continua, in un ascetismo triste. Tutt’altro. Il neopapa ha avuto - e probabilmente coltiverà ancora nel proprio cuore - molte passioni. Tra le altre, oltre quella per il tango, coltivata però prima di diventare sacerdote, c’è sicuramente quella per il calcio. «Non mi sono perso nemmeno una partita del   campionato del 1946», ha detto più volte l’illustre tifoso del San   Lorenzo che da anni possiede la tessera di socio del club. Nel 2008,   da cardinale ha officiato la messa per celebrare il centenario della   squadra. Nella festività di Maria Ausiliatrice, il 24 maggio, il San   Lorenzo ricorda le origini dei colori sociali, il blu e il rosso:   padre Lorenzo Massa, il salesiano che contribuì in maniera   determinante alla creazione del club, si ispirò alla veste rossa e al  mantello azzurro della Vergine per scegliere i colori della squadra.   «Abbiamo chiesto i colori alla Vergine, non li abbiamo presi da altre  parti», ha detto in passato il nuovo Pontefice. «È un orgoglio per la società sapere che il   primo Papa sudamericano è socio del San Lorenzo», scrive il club sul  proprio profilo Twitter. Al messaggio è abbinata una foto suggestiva: ossia quella che attesta l’esistenza della tessera del Papa, socio numero 88235N dal 12 marzo del 2008.

Il sondaggio
Tutto questo, reso concreto in poche ore, ha già ottenuto un risultato:  papa Francesco riscuote la  fiducia del 73% degli italiani. Evidentemente  il papa argentino  con il suo  carattere ha già attirato l’attenzione della maggior parte del popolo  italiano, fedeli e non, suscitando attese, speranze e curiosità. Lo ha verificato  dal sondaggio Ipr Marketing,  Venuto a sorpresa «dalla fine del mondo»  il nuovo Pontefice risulta già ampiamente   conosciuto e apprezzato dagli italiani. A 24 ore dall’annuncio  l’86% cita   correttamente il nome Francesco: un dato che certo non meraviglia, essendo un nome semplice, inedito per un Pontefice e molto legato alla tradizione italiana.

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Commenti all'articolo

  • bettely1313

    15 Marzo 2013 - 11:11

    a tutta la Curia. Una solenne strigliata al momento giusto per la Chiesa travagliata da tanti interessi tutt'altro che evangelici. Gli ultimi cardinali presenti nella curia, provenienti maggiormente dalle città rosse dove hanno operato, mi sa che sono più affascinati dalle conquiste terrene che vivere il vangelo.

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  • futuro libero

    15 Marzo 2013 - 11:11

    napolitano piccolo presidente nessun insegnamento.

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