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L'indagine

I bambini sono più asini
se c'è uno straniero in classe

Nei primi anni delle elementari la presenza di immigrati rallenta l'apprendimento

I bambini sono più asini
se c'è uno straniero in classe

Nelle prime classi della scuola elementare, la presenza di immigrati rallenta l’apprendimento dei bimbi «nativi», cioè nati in Italia. Non è la tesi di un difensore della razza, ma di Andrea Ichino, economista all’università di Bologna (e fratello del più noto Pietro), frutto di uno studio condotto con Rosario Ballatore e Margherita Fort, che reca il suggestivo titolo «The tower of Babel in the Classrom», la torre di Babele in classe. Dai dati emerge che sostituendo un nativo con un immigrato in seconda elementare, la percentuale di risposte corrette dei nativi, nei testi Invalsi nel periodo 2009-2010, scende del 12% in italiano e del 7% in matematica. In breve: i bambini nati in Italia, nelle prime classi della scuola dell’obbligo apprendono più lentamente la grammatica e a fare i conti se in aula con loro c’è un immigrato. 

Sono dati che un osservatore spassionato troverà ovvi: a scuola regna la retorica dell’eguaglianza assoluta, che impedisce percorsi d’insegnamento differenziati o corsi supplementari per gli immigrati, perciò si capisce che soprattutto l’apprendimento dell’italiano risulti più lento, se la classe intera deve procedere al passo con gli immigrati. Il fatto è che, prima della pubblicazione dello studio babelico di Ichino, azzardarsi a dire che, nelle prime fasi dell’apprendimento scolastico, la presenza degli immigrati nelle classi può essere un freno, voleva dire andare contro la favoletta dell’immigrato come preziosa «risorsa», che tra l’altro è assai sgradevole per il suo malcelato riferimento allo sfruttamento, poiché semmai saranno uomini, prima che risorse appunto da sfruttare. 

Lo stesso Ichino nel presentare il suo studio deve mettere mille mani avanti, facendo notare che gli studenti stranieri mediamente sono meno di 2 per classe, e che solo il 6% delle classi ha più del 30% di bimbi immigrati. Poi però parte all’attacco dei dirigenti scolastici che, ipocritamente, da un lato avallano la politica dell’eguaglianza assoluta, dall’altro la tradiscono formando classi in cui gli immigrati sono collocati con i figli delle famiglie meno istruite e abbienti. Cioè classi in partenza di serie B, il che anche può spiegare i rendimenti più bassi nei test Invalsi. Il problema quindi è che non si riconosce la necessità di «disegnare percorsi differenziati di integrazione graduale», come scrive Ichino, e segretamente tutto si aggiusta all’italiana, buttando le «preziose risorse» insieme ai figli dei poveri e dei meno istruiti, onde evitare sommosse nelle classi dei bimbi dell’aristocrazia. Un capolavoro di malafede. Per non essere in malafede anche noi, sottolineiamo che lo studio rileva che il ritardo viene poi colmato in quinta elementare: dunque l’integrazione c’è, solo che è più lenta e si attesta più verso il basso. Sulla questione è intervenuto il presidente del Veneto Luca Zaia, che propone «classi ponte» per i bimbi immigrati che non sanno l’italiano.

di Giordano Tedoldi

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Commenti all'articolo

  • routier

    26 Settembre 2013 - 12:12

    Le pregresse invasioni saracene e arabe ci hanno impedito di far parte della mitteleuropa. Può piacere o no ma queste sono le ovvie conseguenze. Oggi l'Italia fa parte del sud Europa o del nord Africa? Come si usa dire: ai posteri l'ardua sentenza.

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  • blackroman

    25 Settembre 2013 - 22:10

    Ma sei de coccio ? Direbbero a Roma. Stein = coccio, pietra. Certo che devi aver fatto uno sforzo tremendo nel ricercare le parole di cui non conosci il significato. Tutto bene, ma purtroppo la combinazione delle parole non porta ad alcun significato comprensibile. Ma che cacchio volevi dire ? Ma se il commento l'avessi sottoposto alla stampa in argot malgascio o in sordomuto cinese, secondo te, sarebbe stato pubblicato ?

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  • brontolo1

    25 Settembre 2013 - 20:08

    e poi chiamate terroni altri italiani!le vere zavorre a scuola erano gli asini attaccabrighe che venivano tollerati dai presidi,specialmente alle superiori, perchè facevano massa per non perdere i finanziamenti scolastici procapite!

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  • stefano.greci

    25 Settembre 2013 - 20:08

    Non si sapeva che andava a finire così? quando ero piccolo a scuola c'erano i nostri terroni che non parlavano la nostra lingua ma si facevano capire ( non storcete il naso perchè è dimostrabile ipocriti ) , ora ci sono gli extra che nemmeno si fanno capire, gli insegnanti sono tutti ( o quasi ) del sud ( e li sfido uno per uno a una gara di Italiano e poi vediamo chi vince ) e pertanto si rimane indietro, si rimane indietro come al sud, dove il 90% della popolazione non sa parlare in Italiano corretto. Non è una critica, la loro è una scelta, ma poi non facciamo gli ipocriti dicendo che siamo tutti uguali e poi ci lamentiamo perchè i nostri bimbi non imparano. ( di pietro docet )

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