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Il triangolo no

I monologhi sulla vagina della Wolf
tra scienza, consigli da zia e banalità

La femminista dedica un gigantesco tomo alla storia dell'organo genitale

La copertina del libro

La copertina del libro

Titolo originale: Vagina, a new biography. Biografia autorizzata? Non si sa e comunque sia in Italia il libro è uscito così: Vagina, una storia culturale (Mondadori, pp. 400, euro 19,5). Proprio così, un saggio di 400 pagine suonate sull’organo femminile. E solo perché tratta unicamente di donne occidentali, etero e convenzionali, altrimenti avremmo una trilogia scienti-fica dalle 50 sfumature di grigio Dormicum.

Apprendiamo con sommo sgomento che l’autrice Naomi Wolf, vicina ai 50 anni di sfumature della menopausa, non riesce più a raggiungere lo strepitoso orgasmo in technicolor d’antan, si deve accontentare di vedere il mondo in bianco e nero, come la Dorothy del Mago di Oz, a causa di una lesione del nervo pelvico da trauma alla schiena. Per fortuna esiste la scienza e il problema si risolve brillantemente con l’inserimento nella zona lombo-sacrale di una piastra metallica di 36 centimetri. (Poi dicono che le dimensioni non contano...).

Il supremo voto - Ma, udite udite, che cosa ci confessa dopo essere ricorsa al chirurgo: «Ho promesso che se Dio mi avesse guarito, restituendomi ciò che avevo perduto (l’orgasmo selvaggio, per inciso), avrei scritto un libro sull’argomento». 

Che i terremotati e i disoccupati si siano dimenticati di rivolgersi lassù? Di certo è un castigo divino se ora abbiamo pure un’opera fondamentale sulla vagina per grazia ricevuta. Ma tant’è.

Riconoscente alla scienza salvi-fica, la Wolf dedica i primi capitoli alla raccolta di nozioni «indispensabili» per godere come dio comanda: cervice, utero, tube di Falloppio, perineo e ano, ovaie con ovuli-sorpresa, e senza nemmeno il pelo nell’uovo, forse perché son quasi tutte depilate. A pilotare questi organi i muscoli pelvici e un tale groviglio di terminazioni nervose da fare invidia alla rete autostradale tedesca. E quindi scopriamo (ma tu pensa) che è il cervello a gestire l’attività sessuale, grazie agli ormoni e a un micidiale cocktail di neurotrasmettitori: noradrenalina, ossitocina e dopamina, sostanza chimica, quest’ultima, che la Wolf (femminista non per caso ma per un caso inspiegabile) definisce femminista.

Segue l’excursus vaginale storico da occidente a oriente, ma l’orientamento vien meno dinanzi alla «scienza» tantrica, dove il maestro Lousada, un ex investment banker diventato terapeuta sessuale, rivela: «Attraverso la palpazione e il massaggio orgasmico della yoni (cambia il nome, non cambia l’organo) ho visto il divino attraverso la vagina, mi si è presentata l’immagine della Vergine». 

Si tratterà di un’accelerata evoluzione darwiniana, teoria spesso citata dalla Wolf, che infatti non si scompone minimamente, si scandalizza solo quando in suo onore viene offerta una cena a base di pasta dalla forma vaginale, tante belle vulvette fatte a mano da gustare voluttuosamente alla sua salute. 

E qui, ritenendo infangati gli umori vaginali, le prende un colpo tale da abbandonare la scrittura per sei mesi, pausa nemmeno utile a sviluppare in lei un elementare sense of humour.

Sprovvista sia dello spirito di una Simone Weil sia di una seria preparazione scientifica, l’autrice si aggrappa come una cozza allo scoglio delle cosiddette «nuove scienze». 

Una dilettante ammantata di autorevolezza inesistente, e pure irresistibilmente comica quando riporta con candida enfasi i riscontri alle sue intuizioni illuminate, una su tutte: «La vagina è collegata al cervello». Siii, la terra è rotonda, dai che ci sei.

Il frullato di scienza, evoluzione, religione, tantrismo, morale spicciola e piacere sessuale è il risultato di un saggio-midcult, un assemblaggio maldestro di nozioni altrui, scevro da un pensiero personale originale. Anzi, da un pensiero.

E dalle pseudoscienze la Wolf sconfina in campo erotico elargendo consigli su come capitolare sotto la «pioggia di stelle» (il piacere), con suggerimenti ai maschietti del tipo «ditele che è bella; niente urla ma carezze; individuate il punto sacro» e così via: un’acqua calda che ridurrebbe all’impotenza un erotomane in astinenza da due lustri.

Che cosa leggere - «Donna non si nasce, lo si diventa», diceva la de Beauvoir, e più che il femminismo di terza generazione la Wolf rappresenta un gap nell’evoluzione del gentil sesso, ma si sa: non tutte le Vagine riescono col buco. 

A questo punto, e stavolta seriamente, vi rimando a Innocence, la short story del 1973 di Harold Brodkey: nessuno scrittore o scrittrice ha mai descritto meglio un orgasmo femminile. Oppure La mandorla, di Nedjma (Einaudi), quintessenza araba del piacere carnale, intrigante e sessualmente istruttivo.

Lasciamo pure alla Wolf la soddisfazione di doparsi con dopamine e affini per illudersi di godere, anziché compartire con un California Dream Man un hot dog bollente con Corona a canna. 

Nell’editoria tira più un pelo di Vagina che un carro di scienziati, ma questa non è la collana Adelphi Biblioteca Scientifica, forse non saranno nemmeno vendite orgasmiche, ma un trattato parascientifico comico è qualcosa di profondamente innovativo che meriterebbe persino una collana dedicata: «Farfalline cosmiche».

 

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